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C’È SCUOLA E SCUOLA

Con la pandemia abbiamo avuto scuole aperte, scuole chiuse, lezioni a singhiozzo, didattica a distanza. Adesso che è  estate per i bambini e le bambine ci sono corsi estivi, giochi di gruppo organizzati dalle scuole o dalle parrocchie, ma non ci è  dato sapere quali sono i criteri educativi che ispirano questo tempo di socializzazione e/o recupero.
Il geniale esempio educativo di Maria Montessori che insegnò a considerare i bambini individui completi della cui totalità  (emotiva,  fisica,  intellettuale) bisognava tener conto per puntare alla loro completa realizzazione e autonomia,  è  riproposto in molte scuole del mondo mentre,  per quel che ne so, i criteri della  Montessori non ci sono nelle scuole superiori italiane.

Quando mio figlio andò in prima media notai che non faceva mai dei temi. Stupefatta ne chiesi il motivo alla sua insegnante di lettere la quale mi mostrò il programma ministeriale che prevedeva solo saggi brevi. E l’interiorità?  E la riflessione su se stessi? Non previste se non indirettamente tramite la  letteratura (se l’insegnante aveva tempo, voglia e capacità di trovare collegamenti dal generale al personale e viceversa). Persino agli attuali esami di maturità (maturità?) ai 18/19enni si dà  l’aiuto delle tracce quindi li si tratta ancora da bambini incapaci di esprimere un pensiero autonomo in sequenza logica. Nella “vecchia scuola”, certamente più severa e più  faticosa, c’erano però dei criteri/valori che andrebbero riproposti  seppure aggiornati, primo fra tutti il voto in condotta e il rispetto dell’insegnante e dei compagni. Allora c’era il tema sul risparmio (oggi vige lo spreco), c’era il premio della bontà (oggi si stimano i “furbi”). Allora c’era il tema sul compagno di banco (oggi l’attenzione è più per i lontani che per chi ci sta accanto). Allora quando qualcuno era assente da scuola gli si portavano i compiti a casa e lo si salutava da una stanza all’altra, per non farsi contagiare dalle malattie infettive infantili. Oggi tutti vaccinati, i compiti si mandano via internet. Allora quando qualcuno doveva allontanarsi dalla città, la maestra ci faceva scrivere delle tenerissime, ingenue letterine. Io conservo ancora come un tesoro quelle che ho ricevuto quando le maestre non trasmettevano solo nozioni, ma avevano cura anche dell’interiorità dei bambini. Forse perché ancora si leggeva il libro “Cuore” di De Amicis  (tanto denigrato poi negli anni a seguire perché tacciato di “retorico sentimentalismo”) o era forse perché l’insegnamento di Maria Montessori era più  recente.
Oggi sento discutere di orari, stipendi, valutazioni, attività  varie, ma non di metodi e contenuti. La maestrina dalla penna rossa era un esempio di dolce autorevolezza troppo “antica” per l’oggi  ma l’insegnamento di Maria Montessori  è invece più  che moderno. Ormai le scuole, soprattutto se pubbliche, seguono le direttive ministeriali dei rispettivi Stati, ma c’è chi è  riuscito a salvare comunque almeno qualcosa del metodo Montessori e lo veicola in modo mirabile ai propri scolari. È il caso esemplare della Scuola “Maria Montessori” di Barcellona. cioè della “Scuola dell’infanzia italiana parificata” riconosciuta sia dallo Stato italiano che da quello spagnolo.

Gioco simbolico nell’aula rosa “Scuola dell’infanzia italiana parificata”

Fondata all’inizio del XX secolo per iniziativa privata della “Società Italiana di Beneficenza e Mutuo soccorso” oggi “Casa degli Italiani.. Il 10 ottobre 1930 viene inaugurata dalla dottoressa Maria Montessori in persona . Oggi è  un centro educativo che accoglie bambini/e dai 3 ai 6 anni all’interno di un progetto multilingue, per agevolare l’incontro fra culture diverse, che li accompagna fino al liceo. Nel frattempo i piccoli frequentatori incontrano il mondo con occhi curiosi, manine che imparano a fare da sole,  cuori sensibili e menti spalancate. Affidati a insegnanti straordinari come l’ educatrice Lucia Materassi, la  cui passione per l’infanzia traspare da ogni sua parola, questi bimbi saranno di certo adulti migliori.

Bruna Milani

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