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Identità di genere e orientamenti sessuali. Il questionario proposto alle scuole fa discutere

Fa discutere un questionario in merito all’identità sessuale proposto alle scuole. I post sui social di Luca Zandonella (Lega) e Sara Soresi (Fratelli d’Italia) hanno sollecitato la replica degli assessori comunali Serena Groppelli e Mario Dadati, che nei giorni scorsi avevano inviato ai dirigenti scolastici delle Superiori la richiesta di somministrare il questionario agli studenti delle classi prime e quinte. Un tema delicato, di grande attualità, con fondamenti scientifici e inevitabili valutazioni/confronti etici. Un confronto comunque interessante, che dovrebbe aiutare anche i ragazzi a capire le diverse posizioni e a farsi una propria idea in merito.

LA REPLICA DELL’ASSESSORE DADATI SU FB “Ho letto dichiarazioni che dimostrano una cosa molto semplice: c’è chi preferisce alimentare polemiche invece di affrontare i problemi reali dei nostri adolescenti.
Il consigliere Zandonella, attaccando il questionario sulla salute psicosessuale dei giovani, ignora — o sceglie di ignorare — alcuni fatti elementari:
“Intersex” non è un genere: è un termine biologico, riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale.
Attribuirgli un significato ideologico significa non conoscere l’argomento o volerlo distorcere per convenienza politica.
Il 10% degli studenti piacentini accede agli sportelli di ascolto psicologico.
Un dato enorme, che racconta un disagio crescente.
Far finta che non esista non lo farà sparire.
Le cronache locali e nazionali mostrano ogni settimana difficoltà relazionali, affettive, episodi di bullismo, isolamento, ansia, fragilità emotive.
Sono problemi veri, che riguardano ragazzi veri, nelle nostre scuole.
Il questionario che abbiamo proposto ha metodo, contenuti e obiettivi chiari:
– è anonimo,
– è costruito con criteri scientifici,
– serve a capire come stanno i nostri giovani,
– serve a progettare politiche pubbliche basate sui dati, non sulle impressioni.
Il lavoro nasce da un tavolo autorevole, composto da Comune, AUSL, professionisti, associazioni competenti.
Non da improvvisazioni, non da ideologie.
E poi c’è un punto che non può passare sotto silenzio:
chiedere alle scuole di non distribuire il questionario significa intromettersi nelle loro scelte, che per fortuna sono ancora tutelate dall’autonomia scolastica.
Un paradosso evidente: chi parla di “libertà educativa” è lo stesso che tenta di limitarla quando non gli conviene.
Per questo è grave che un consigliere comunale scelga di non informarsi, o peggio di ignorare consapevolmente ciò che il questionario contiene davvero.
Chi ricopre un ruolo istituzionale ha il dovere di conoscere i fatti prima di parlare.
E ha il dovere di non ostacolare strumenti che servono a proteggere i nostri ragazzi.
L’assessora Groppelli ed io stiamo lavorando per capire, per ascoltare, per raccogliere informazioni reali e costruire politiche coerenti con i bisogni dei giovani piacentini.
Questo è il nostro compito.
Questo è ciò che la comunità ci chiede.
C’è chi preferisce la propaganda.
Noi preferiamo la responsabilità.
E se qualcuno vuole trasformare un lavoro serio in un pretesto elettorale, se ne assuma la responsabilità davanti alla città.
Perché i giovani non possono aspettare e non meritano che i loro problemi vengano usati come arma politica.”
LA REPLICA DELL’ASSESSORE SERENA GROPPELLI 

“Credo sia importante riportare questa discussione su un piano di serietà e responsabilità. Il questionario promosso dal Comune, insieme all’AUSL e al Tavolo Antidiscriminazione, è uno strumento di ascolto, costruito con criteri scientifici, per comprendere meglio il benessere dei nostri ragazzi.

Chiedere in forma anonima anche informazioni sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere non significa promuovere alcuna ideologia, ma semplicemente raccogliere dati utili a individuare eventuali situazioni di disagio, isolamento o discriminazione. Senza dati, le politiche pubbliche rischiano di essere inefficaci.

Possiamo avere sensibilità diverse, ma credo che tutti dovremmo condividere un obiettivo comune: garantire ai giovani ambienti più sicuri, inclusivi e attenti ai loro bisogni reali. È su questo che, come istituzioni, siamo chiamati a lavorare con serietà, evitando semplificazioni e polemiche che non aiutano nessuno”


IL POST DI LUCA ZANDONELLA

“Questa è una delle domande contenute all’interno del questionario che gli assessori del Comune di Piacenza Groppelli e Dadati hanno chiesto di distribuire alle scuole superiori di Piacenza.
Penso che in Italia chiunque può amare chi vuole senza discriminazioni e non ci sia bisogno di andare a influenzare i minorenni all’interno dell’istituti scolastici.
Per questo mi appello ai dirigenti scolastici perché non distribuiscano il questionario. Gli argomenti sono delicati e non possono essere imposti senza neanche una condivisione ed un approccio serio.
Per fortuna alcune scuole si sono già rifiutate.”
IL POST DI SARA SORESI “Leggo in queste ore la notizia del questionario somministrato agli studenti delle scuole di Piacenza, sollevata dal collega Luca Zandonella.
Una notizia che mi lascia perplessa perchè su temi così delicati, che riguardano la crescita dei nostri ragazzi, il confine tra informazione e confusione è molto sottile.
Ma ciò che mi lascia ancora più perplessa è un altro aspetto.
Approfondendo, emerge che il questionario nasce nell’ambito di un tavolo tra Comune di Piacenza e AUSL, legato alle politiche antidiscriminazione.
Fin qui, nulla di anomalo.
Il punto è che questo tavolo affonda le sue radici in un progetto ideato nel 2022 all’interno dell’AUSL dal dottor Davide Bastoni.
E qui sta il nodo politico.
Perché lo stesso Davide Bastoni è presidente di Arcigay Piacenza Lambda, la stessa associazione che in queste ore è intervenuta nel dibattito pubblico a difesa di questo percorso.
Una coincidenza? Forse.
Ma certamente un elemento che rende necessario fare chiarezza.
Quando si entra nelle scuole e si coinvolgono minori su temi così sensibili, è fondamentale che ci sia la massima trasparenza, equilibrio e chiarezza.
Perché la sensazione è che dietro strumenti presentati come neutrali ci sia in realtà una visione ben precisa.
E su questo, credo sia giusto aprire un confronto serio.
Perché educare significa accompagnare, non orientare.”
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