HomeAttualitàDaniele Novara interviene dopo l'esclusione dell'Italia dai Mondiali di Calcio

Daniele Novara interviene dopo l’esclusione dell’Italia dai Mondiali di Calcio

La catastrofe calcistica della nazionale italiana richiede una riflessione sul sistema di formazione sportiva nel calcio in Italia, in particolare su quella delle nuove generazioni. Qualcosa non va, qualcosa non funziona.
A fronte di un vivaio enorme e di uno straordinario appeal dell’attività calcistica tra bambini, bambine, adolescenti e famiglie, i risultati non arrivano. Questo soprattutto se confrontato con altre discipline sportive che, come abbiamo visto alle Olimpiadi invernali, nell’atletica o nel tennis, stanno vivendo un periodo davvero straordinario.
E non si tratta di una questione economica. Nel calcio professionistico i soldi sono moltissimi: anche i calciatori della nazionale, protagonisti di questa brutta figura, sono pagati e trasferiti per cifre elevatissime.
La formazione calcistica dei bambini e dei ragazzi ha bisogno di un profondo restyling. L’urgenza principale è riportare il calcio, durante l’infanzia, cioè fino ai 10 anni, a una dimensione di puro e semplice gioco, in una logica di apprendimento totalmente ludica.
È necessario sospendere al più presto tutti i tornei che coinvolgono bambini di 6, 7, 8, 9 o 10 anni. Si tratta di esperienze non solo inutili, ma spesso anche demotivanti, in cui a volte compaiono presunti allenatori in cerca di gloria che chiedono a bambini prestazioni tali da compromettere il loro desiderio naturale di divertirsi e imparare.
I bambini imparano solo attraverso il gioco. Per questo è fondamentale formare adeguatamente gli allenatori secondo una solida impostazione pedagogica, che preveda:
  1. la consapevolezza dell’età dei bambini e delle caratteristiche specifiche di questa fase evolutiva;
  2. la promozione costante di situazioni di gioco;
  3. l’evitare strategie assurde, come il “gioco dal basso” applicato a bambini, come se fossero una squadra di professionisti
Trattare i bambini e le bambine come se fossero adulti non serve a nulla ed è anzi controproducente, perché li demotiva e allontana dalla passione e dal piacere del gioco. L’apprendimento avviene tramite il piacere di stare insieme e attraverso una sana esperienza, non competitiva, di formazione calcistica.
Chiedo quindi lo stop a ogni forma di competizione calcistica fino ai 10 anni, compresi i tornei. Una necessità senza mezzi termini per salvare il calcio italiano.
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