La catastrofe calcistica della nazionale italiana richiede una riflessione sul sistema di formazione sportiva nel calcio in Italia, in particolare su quella delle nuove generazioni. Qualcosa non va, qualcosa non funziona.
A fronte di un vivaio enorme e di uno straordinario appeal dell’attività calcistica tra bambini, bambine, adolescenti e famiglie, i risultati non arrivano. Questo soprattutto se confrontato con altre discipline sportive che, come abbiamo visto alle Olimpiadi invernali, nell’atletica o nel tennis, stanno vivendo un periodo davvero straordinario.
E non si tratta di una questione economica. Nel calcio professionistico i soldi sono moltissimi: anche i calciatori della nazionale, protagonisti di questa brutta figura, sono pagati e trasferiti per cifre elevatissime.
La formazione calcistica dei bambini e dei ragazzi ha bisogno di un profondo restyling. L’urgenza principale è riportare il calcio, durante l’infanzia, cioè fino ai 10 anni, a una dimensione di puro e semplice gioco, in una logica di apprendimento totalmente ludica.
È necessario sospendere al più presto tutti i tornei che coinvolgono bambini di 6, 7, 8, 9 o 10 anni. Si tratta di esperienze non solo inutili, ma spesso anche demotivanti, in cui a volte compaiono presunti allenatori in cerca di gloria che chiedono a bambini prestazioni tali da compromettere il loro desiderio naturale di divertirsi e imparare.
I bambini imparano solo attraverso il gioco. Per questo è fondamentale formare adeguatamente gli allenatori secondo una solida impostazione pedagogica, che preveda:
- la consapevolezza dell’età dei bambini e delle caratteristiche specifiche di questa fase evolutiva;
- la promozione costante di situazioni di gioco;
- l’evitare strategie assurde, come il “gioco dal basso” applicato a bambini, come se fossero una squadra di professionisti
Trattare i bambini e le bambine come se fossero adulti non serve a nulla ed è anzi controproducente, perché li demotiva e allontana dalla passione e dal piacere del gioco. L’apprendimento avviene tramite il piacere di stare insieme e attraverso una sana esperienza, non competitiva, di formazione calcistica.
Chiedo quindi lo stop a ogni forma di competizione calcistica fino ai 10 anni, compresi i tornei. Una necessità senza mezzi termini per salvare il calcio italiano.



