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D0BBIAMO SCUSARCI COL PARADISO

Per volere di Papa Francesco lo scorso 26 maggio c’è stata la festa mondiale dei bambini. Iniziativa giusta e necessaria perché i bambini sono l’ultima preziosa innocenza che ci sia al mondo, l’ultima possibilità di fantasia davvero originale e il più potente slancio verso la vita. Nessuno ha però ricordato che c’era in concomitanza l’ombra cupa e fredda di un crimine, perpetrato, dal 1910 al 1970 in Australia e Nuova Zelanda, proprio sui bambini.

Il 26 maggio infatti nel continente australe è il “National Sorry Day” cioè il giorno del “Mi spiace” che ricorda il furto di decine di migliaia di bambini aborigeni sottratti alle famiglie per ordine di governi “democratici” con lo scopo di annullare la loro cultura. Terribile crinine contro il quale gli Stati “civili” che pretendono di esportare valori e democrazia, hanno colpevolmente taciuto senza intervenire. Questo si era già verificato in Canada e in altri luoghi dove i conquistatori bianchi (militari, civili o religiosi) hanno compiuto etnocidi e, quando non ci sono riusciti completamente, hanno cercato di “resettare” i bambini.

Per questo i governi hanno affidato i bambini a istituti e missioni religiose compiacenti. Chiamano “Stolen Generation” cioè “Generazione Rubata” quella moltitudine di bambini a cui poi non sono state date vere possibilità di integrazione, vivono in periferie degradate, svolgono lavori umili o sono disoccupati e alcolizzati. Molti giovani si suicidano anche perché i funerali si svolgono col rito antico che pare loro un “tornare a casa”. Dopo due secoli dalla colonizzazione britannica gli aborigeni non si sentono a loro agio. E come potrebbero se la loro cultura è l’esatto opposto della nostra?

Nel 1963 gli aborigeni hanno ricevuto il diritto di voto e nel 1967 persino lo status di cittadini australiani. Ipocrita ironia, perché loro abitano lì da oltre 60.000 anni e quindi sono un popolo ben più antico dei Sumeri, dei Babilonesi, degli Assiri ecc .

In prevalenza retta dal matriarcato la civiltà aborigena era basata sulla condivisione e il rispetto di tutto e tutti. Non concepivano la proprietà privata e i colonizzatori ne approfittarono per dichiarare l’immensa Australia “Terra nullius” cioè di nessuno quindi da occupare, depredare e snaturare liberamente come stiamo facendo con lo Spazio e i Pianeti.

Solo nel 2008 è stata riconosciuta la proprietà di un indigeno.
Le scuse ufficiali (anche da parte della regina Elisabetta II) e l’apparente uguaglianza data dal diritto di voto, sono smentite dal NO risultato dal referendum del 2023 nel quale si proponeva di istituire un consiglio consultivo di aborigeni per decidere su temi che li riguardano direttamente. Si è impedito così alla cultura, forse la più interessante del mondo, di salvare di sé stessa quel poco che rimane.Gli aborigeni credono che in un periodo atemporale detto “Tempo del Sogno” il Grande Serpente Arcobaleno creò la Terra, l’Acqua è il Cielo. Da lui discesero gli Antenati Creatori di tutto ciò che esiste: esseri umani, animali, vegetali, minerali, energia, vibrazioni. Tutto è sacro. Questi Antenati Creatori hanno connaturato negli aborigeni leggi per regolare spazi e vita e sapienza per distinguere bene e male, cogliere l’invisibile e avere poteri extrasensoriali come la rabdomanzia e soprattutto la telepatia, doti riferite da esploratori, missionari ed etnologi. Alcuni riferiscono di aver assistito persino a dei miracoli.

Gli aborigeni si muovevano in spazi sconfinati senza bisogno di nulla, senza mappe, seguendo le invisibili Vie dei Canti cioè quelle intuizioni armoniche trasmessa loro dai miti attraverso il Canto. Canto che per loro è religione, storia, geografia, leggi, guida , trasmissione di saperi, contatto con gli antenati, comunicazione, è spiritualità, significato, scopo. È tutto.
Vivevano in armonia con la natura e della natura, si nutrivano con caccia, pesca e raccolta.

Non hanno mai arato un metro quadro di terra né mai hanno coltivato. Esistevano perché erano stati sognati cioè immaginati e desiderati. Si accoppiavano solo se prima avevano sognato un bambino. Importantissimo era il viaggio. Adulti si allontanavano dalla tribù e viaggiavano soli su distese immense, talvolta tornavano. Il viaggio in realtà era un viaggio dentro di sé contando solo sulle proprie capacità percorrendo per intuizione le Vie dei Canti.

Non erano frustrati e insoddisfatti come noi.
Non possedevano nulla, ma erano appagati e sereni, per questo godevano della libertà assoluta di chi non è schiavo di cose, ambizioni, passioni, paure. Non era certo come prevede il post umanesimo un non possedere nulla stabilito dai potenti per manipolarci e guidare la nostra vita.
Li colmava il Canto, magari accompagnato dal Diddjeridu lungo strumento a fiato che si suona col respiro circolare.

Circolare come i Canti che li collegano agli antenati in un continuum di tempo che non ha “tempo”. C’era una felicità vera , un’autentica libertà, una una perfezione di vita per quanto umana finché non arrivarono i bianchi. Esploratori prima olandesi e poi britannici che li fecero anche una colonia penale portandovi i peggiori delinquenti. Poi giunsero i missionari con la pretesa di portare il “vero Dio” dimenticando che <<lo Spirito soffia dove vuole >> come disse Gesù. Avrebbero dovuto limitarsi a dare testimonianza invece pretesero di convertirli ma… in una relazione scritta nel 1883 Mons. Rudesindo Salvado abate della Congregazione Propaganda Fide scrisse che gli aborigeni erano già più cristiani dei cristiani.
E la missionaria Canossiana suor Giovanna Sambusida scrisse che Dio era già lì.

James Cook luogotenente britannico esperto navigatore e cartografo sbarcò nella terra australe nel 1770 e fu spiazzato dalla reazione degli aborigeni che ignorarono le sue perline e gli abiti che aveva dato loro. Che poteva farsene la loro pelle perfettamente in grado di esporsi al caldo, al freddo, all’acqua, al ruvido e al morbido? Loro erano felici così, siamo noi imperfetti che vogliamo beni materiali ed effimeri. La nostra “civiltà” ha portato loro malattie, malvagità, debolezza materiale e morale. Ha profanato e ucciso, Siamo qui a sbatterci per salvare il mondo che abbiamo rovinato. Il Paradiso Australe ci dimostrava che più restavano aderenti alla Natura cioè meno cose (oggetti, invenzioni, idee personali) mettiamo fra noi e l’esistente, meglio è sotto ogni aspetto dal pratico allo spirituale. Il progresso vero è solo quello che migliora il rapporto con tutto il Creato, quello che ci fa ritrovare e potenziare le nostre capacità perdute come la telepatia e l’intuizione, ma non solo.
Anche se non siamo stati personalmente noi a distruggere quella cultura straordinaria è stata pur sempre la nostra arrogante mentalità etnocentrica convinta che la mostra società sia il migliore dei mondi possibili. Non è vero! Amiamo troppe cose materiali, e, come aveva previsto un capo pellerossa, soffocheremo sotto i nostri rifiuti. Vogliamo tutto ma, come disse un altro ” selvaggio” come si può comprare il brillio dell’acqua o il fruscio dell’erba?
Nel Paradiso australe la Bellezza era di tutti per tutti, si viveva con leggerezza angelica; paradisiaci in Paradiso.
Dobbiamo chiedere scusa non solo ai bambini rubati che non abbiamo difeso, ma anche per aver distrutto quel Paradiso terrestre che ci avrebbe insegnato tanto e forse salvati.
Bruna Milani

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8 Commenti

  1. Grandiosa Ricerca e Articolo

    Si riuscirà a capire e rintracciare dati, su pressappoco quante migliaia penso di Bambini siano stati rubati a quelle popolazioni ????
    Se come ha trovato, il crimine avvenne in un periodo lungo 60 anni, ebbene Non saranno pochi …

    E poi i luoghi dove li avranno concentrati e cresciuti, che sicuramente avranno delle loro storie a Sé, poi di fatto come scrivi

    Grazie 🙂

  2. Le analogie con lo sterminio e le ragioni insite nelle Guerre in atto di cui tutti siamo a conoscenza, è super evidente

    Io genere “umano” ripetutamente e priodicamente nella Storia, si rivolta contro il Senso stesso dell’ Umano …

    GRAZIE degli Ottimi Sputi di Riflessione

  3. Grandiosa e Utilissima Ricerca

    Si riuscirà a capire e rintracciare dati , su pressappoco quante migliaia di Bambini siano stati rubati a quelle popolazioni ?? ??

    Se come ha trovato, il crimine avvenne in un periodo lungo 60 anni, ebbene Non saranno pochi …

    E poi i luoghi dove li avranno concentrati e cresciuti, che sicuramente avranno delle loro storie a Sé, poi di fatto come interessantemente riportato dall’articolo !

    Grazie 🙂

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