DIARIO DI UN INSEGNANTE
Da anni insegno in una scuola media della provincia di Piacenza. La professione parallela di giornalista, mi ha dato e mi da’ modo di osservare con occhi un po’ più obiettivi, meno coinvolti, quello che sta accadendo nella scuola, e soprattutto agli insegnanti. Per questo ho deciso di scrivere quello che vedo e che osservo ogni giorno in un mondo ricco di spunti per riflessioni, credo, non banali.
Una categoria professionale, quella degli insegnanti, non valorizzata, sottovalutata, mal retribuita, e che nel tempo, lo sappiamo bene, ha perso anche quel rispetto e quella dignità che ne facevano una delle figure di riferimento per la società civile.
Paradossalmente, però, continuano a crescere le responsabilità e l’impegno educativo.
Accanto alle competenze specifiche della materia, serve un bagaglio di buon senso e umanità mutuato dalla esperienza che ciascuno di noi svolge quotidianamente in famiglia, con le dovute proporzioni e tenendosi bene alla larga da interferenze che vadano oltre certi limiti!
Parlando di buon senso, proprio in questi giorni, ho visto gli effetti di un gruppo WhatsApp tra gli insegnanti della mia scuola.
Un’iniziativa semplice, oltre le barriere della burocrazia ingessata, tipica del nostro ambiente, e che, in pochi istanti, grazie all’idea di una collega (sicuramente non siamo i primi) ha creato una piattaforma di comunicazione istantanea e condivisa. Che dire. Colleghi che normalmente si incrociano frettolosamente in sala insegnanti o nei corridoi, diventano persone che dialogano tra loro, che imparano a conoscersi meglio scambiandosi informazioni utili che fanno bene al loro lavoro e a quello della scuola.
Ecco, La BuonaScuola io la vedo soprattutto in questa veste, un pò anche dal basso. Piccoli passi, su una strada in salita. La vetta è lontana, ma se ci date fiducia e ci togliete un po’ dei pesi che abbiamo addosso, forse, ci arriviamo.





