HomeAttualitàUN CASTELLO ALPINO RISUONA CON DUE ARTISTI PIACENTINI

UN CASTELLO ALPINO RISUONA CON DUE ARTISTI PIACENTINI

Castel Beseno che dalla sua collina domina la Vallagarina è un’ampia fortezza tra le Alpi. Luogo antico, storico, severo, dalle forme dure come si conviene a una costruzione che deve resistere agli assalti del nemico e del tempo.

Da ventun anni però il “Festival “PORTOBESENO” equilibra le cose e il passato ospita il presente: il nulla si fa pensiero, gli spazi vuoti si animano di gente, il silenzio si fa suono. Quest’anno, sotto la direzione del grande musicista e compositore, anche di belle colonne sonore,Tiziano Popoli, la musica che ha “ammorbidito” l’austerità del luogo, è diventata UN SUONO LUNGO UN GIORNO.

Questo il titolo dell’evento, inserito nel corso del Festival, che il 6 settembre dalle ore 10 del mattino alle 22 di sera, ha visto l’esibizione di nove eccellenti artisti artisti tra cui due bravi piacentinI: FRANCESCO PAOLO PALADINO e ANGELO CONTINI.
Tutti i partecipanti sono musicisti di grande personalità e originalità, sempre in cerca di nuove o antichissime sonorità, utilizzando strumenti diversi anche di altre culture primitive o strumenti moderni ed elettronici.

In quel luogo antico, si è aggirata e diffusa musica colta, contemporanea, frutto di accurata sperimentazione.
Musica di valore, strana, insolita, quasi di nicchia, comunque intrigante.

Per dodici ore si è potuto vivere la magia degli opposti complementari. Una sorta di umana e artistica resilienza alla brutalità di questi tempi.
Col perfetto impianto acustico presente si sono alternati i nove musicisti ciascuno dei quali meriterebbe un approfondimento tanto che invito a cercarli su Internet per conoscerne la levatura:

 

EMILIO GALANTE elettronica, flauti

ROBERTO LANERI voce, sax, dijeridoo

WALTER ZANETTI chitarre

ANGELO CONTINI conchiglia, dijeridoo, corno delle Alpi, trombone

FRANCESCO PALADINO voce, laptop

TIZIANO POPOLI synth, samples

GIUSEPPE CAPRIOLI macchine sonore reattive

FRANCESCO GIANNICO laptop, synth, guitar

MAURO PEDRON clarinetti, elettronicwind instruments.

Magnifica l’esibizione dei piacentini.
ANGELO CONTINI ha avuto l’onore di aprire l’evento col suggestivo suono dei suoi strumenti. La voce della grande conchiglia nella quale soffiava non era affatto fuori luogo in un paese di montagna poiché millenni fa lì c’era il mare. Attraverso i suoni che Angelo faceva emettere alla bellissima conchiglia gigante, tornava la voce del Tempo dando un’ emozione sconosciuta.

Altra suggestione Angelo Contini l’ha donata col corno delle Alpi, lungo strumento, faticoso da suonare, ma che Angelo abbassava verso l’erba come a raccogliere la voce della Terra o alzava verso l’alto negli spazi vuoti e bui del castello fortezza come a coglierne i rumori persi da secoli.

 

Si sono succeduti gli altri partecipanti tutti di altissimo livello fino a che si è aggiunto un suono specialissimo: quello della Poesia.
E Poesia con la maiuscola è stata IN ALBIS ode All’alba di Francesco Paladino che accompagnato da una bellissima musica da lui stesso composta ha vissuto, non recitato, i lunghissimi versi di quello che non esito a definire un autentico capolavoro.

Capolavoro perché dimostra in modo inequivocabile chi è poeta. Chi infatti, se non un poeta vero, saprebbe captare, vivere intensamente, meditare, descrivere, comunicare tutti gli impercettibili mutamenti, le emozioni, i significati, che esistono in quell’infinitesimale interstizio fra buio e luce, notte e giorno, sonno e veglia ? Interstizio che per i comuni mortali è un’ovvietà che non merita attenzione. Chi saprebbe dire con la stessa perfezione l’irrompere del giorno, della realtà sul sogno, del banale sulla magia del mistero? Francesco Paladino ha dimostrato quanto interessante possa essere anche un solo istante della vita ed è questo il miracolo della poesia, l’utilità, la necessità della Poesia per il mondo.
Se si percepisse la vita nella sua potente e complessa bellezza con l’intensità con cui sa farlo la Poesia non si ucciderebbe più nessuna vita.

Questo hanno voluto i presenti con la loro sensibilità tanto che a Paladino è stato richiesto di replicare IN ALBIS .

Il ritmo dei versi poetici e della musica anche più “estrema” s’ intrecciava ai suoni naturali dei boschi, dell’erba, del vento dando un benessere psicofisico che diventava resilienza alle asperità della vita e alle brutture del mondo.
Resilienza, non evasione anzi, partecipazione consapevole a livello artistico, ambientale e soprattutto umano, tanto che ciascun artista ha espresso una propria riflessione.

Gaza era presente come una dissonanza ineludibile, indimenticabile.

UN SUONO LUNGO UN GIORNO ha dunque regalato 12 ore di fusione ideale fra umani e Natura, passato e presente, musica e poesia per contrapporre il meglio possibile al peggio di cui
l’essere umano è capace e poi , come a premiare questo SUONO LUNGO UN GIORNO a tarda sera,

oltre le mura del castello fortezza è sorta un’immensa luna gialla come una medaglia d’ oro vinta, come il sigillo di una “consacrazione”.

Bruna Milani

ARTICOLI CONSIGLIATI

1 commento

  1. GRAZIE!
    Ogni singola parola di questa giornalista è come un tocco di colore a dipingere la magia di un quadro unico nel suo genere.
    La magia della musica e dei suoni ad amplificare la magia dei luoghi

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Articoli Recenti

Ultimi Commenti