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L’ARTE FRA STRACCI E “STRACCIONI”

Gran clamore per la distruzione dell’opera “Venere degli stracci” di Michelangelo Pistoletto. L’opera posta in Piazza Municipio a Napoli è una delle tante copie simili dello stesso artista sparse in varie collezioni del mondo. La prima ” Venere degli stracci” risale al 1967 periodo in cui l’arte povera comincia a vivere il suo momento più intenso.
“Povera” perché fa uso di materiali umili, quotidiani, e gioca sui contrasti sia materici che concettuali. Nell’arte povera il significato dell’opera è infatti molto importante e viene prima dell’estetica. Fra opere d’arte povera ci sono cose notevoli, ma spesso anche semplici “trovate”.


Sull’atto di vandalismo che a Napoli ha incendiato la ” Venere degli stracci” si sprecano vari e variegati commenti di critici, giornalisti e gente comune. Si va dal lamentare il mancato insegnamento dell’arte nelle scuole al dire che ad appiccare il fuoco è stato qualcuno psicologicamente disturbato, ma c’è addirittura chi lo ritiene “un gesto artistico che anzi, valorizza l’opera stessa”.

“La Venere degli stracci” di Michelangelo Pistoletto

L’installazione è composta da una statua di Venere, di quelle che si vedono comunemente nei giardini. L’artista ne ha trattato la superficie con mica è resina affinché fosse luminosa e resistente. La statua si mostra nuda e di schiena. Davanti a sé ha un igloo di stracci e vestiti usati.
Non so se trattati in qualche modo perché non si bagnino e non si sporchino. Mah! Sinceramente non so nemmeno quale sia il vero significato che l’artista ha voluto esprimere con quest’opera. Forse una denuncia del consumismo. O della povertà? O significa che una donna bella è bella anche se si veste di stracci ? Oppure che la Bellezza è nuda come la Verità e nessun orpello può né deve oscurarla? Non so.

Dalla visione di ciò che hanno filmato le telecamere di sorveglianza della zona, pare che ad appiccare il fuoco sia stato un clochard , un senza tetto, un poveraccio.
A questo punto la mia interpretazione del gesto vandalico è fin troppo semplice , magari sbagliata, magari stupida, ma possibile. Il povero “straccione” , coi suoi stracci veri, non ha sopportato quella che gli è sembrata una presa in giro: l’esaltazione degli stracci come arte e quei glutei alla faccia sua.
Ha avuto la stessa comprensibile reazione che provocheremmo se, a un minatore, appena risalito stanchissimo dalla miniera, recitassimo con enfasi una bell’ode poetica alle mani callose.

Bruna Milani

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