“Il Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ritiene doveroso chiarire la propria posizione sul tema degli istituti comprensivi, partendo da un presupposto di onestà intellettuale: in linea teorica, l’idea degli istituti comprensivi può avere elementi positivi. La continuità didattica, la stabilità del percorso educativo, una maggiore coerenza tra i diversi cicli scolastici e un punto di riferimento unico per le famiglie sono, sulla carta, obiettivi condivisibili e potenzialmente utili.
Il problema, però, è che tra la teoria e la realtà c’è un abisso. Così come questa riforma è stata pensata, strutturata e organizzata sul territorio piacentino, non risponde alle esigenze delle famiglie e non le agevola, ma al contrario rischia di complicare pesantemente la vita quotidiana di alunni e genitori. Parliamo di classi già avviate che si troveranno a dover affrontare cambiamenti improvvisi, di percorsi scolastici spezzati e riorganizzati in corsa, ma anche – molto concretamente – di spostamenti illogici: bambini che abitano a pochi minuti a piedi o in bicicletta da una scuola e che, con la nuova organizzazione, saranno costretti a frequentarne un’altra più lontana. Tutto questo avrà ricadute evidenti anche sulla viabilità, perché è del tutto irrealistico pensare che a Piacenza questi spostamenti avverranno con mezzi alternativi all’auto: nove famiglie su dieci saranno costrette a usare la macchina, con ulteriori disagi per tutti.
A rendere la situazione ancora più grave è però un altro aspetto, che non può essere derubricato a dettaglio politico: l’avvio della riforma nel 2026 non rispetta una delibera del Consiglio comunale. La delibera era chiara nel subordinare l’entrata in vigore dei nuovi istituti comprensivi al completamento dei plessi dell’ex Manifattura Tabacchi e dei Pontieri. Oggi lo stesso assessore Dadati ammette che, se anche per la Manifattura Tabacchi si ipotizza una conclusione dei lavori a marzo 2026 – previsione sulla quale nutriamo più di una perplessità, ma di cui prendiamo atto – il plesso dei Pontieri non sarà pronto. Questo significa che la condizione posta dal Consiglio comunale non è rispettata.
Andare avanti comunque significa disattendere una decisione dell’aula, alterare i presupposti su cui quella scelta si fondava e produrre atti che presentano evidenti profili di illegittimità. Un atto amministrativo non può derogare né anticipare una delibera consiliare senza che il Consiglio venga nuovamente coinvolto. Qui si configura una violazione della gerarchia degli atti, un eccesso di potere e una forzatura istituzionale che non può essere ignorata, tanto da rendere legittima anche una valutazione sull’eventuale coinvolgimento del Prefetto.
Andare avanti comunque significa disattendere una decisione dell’aula, alterare i presupposti su cui quella scelta si fondava e produrre atti che presentano evidenti profili di illegittimità. Un atto amministrativo non può derogare né anticipare una delibera consiliare senza che il Consiglio venga nuovamente coinvolto. Qui si configura una violazione della gerarchia degli atti, un eccesso di potere e una forzatura istituzionale che non può essere ignorata, tanto da rendere legittima anche una valutazione sull’eventuale coinvolgimento del Prefetto.
Nonostante tutto questo, prendiamo atto che l’assessore Dadati, rispondendo all’interrogazione della capogruppo Soresi, ha dichiarato di voler procedere comunque, andando avanti senza alcun ripensamento, a dispetto delle numerose critiche emerse da genitori, famiglie, studenti e insegnanti, e nonostante l’esistenza di una delibera consiliare che di fatto viene aggirata.
È difficile non pensare che questa accelerazione abbia una motivazione esclusivamente politica. L’amministrazione è evidentemente consapevole che una riforma così strutturata non è digerita dal territorio e teme che attuarla a ridosso delle elezioni del 2027 avrebbe un costo elettorale certo. Anticiparla oggi significa sperare che, col passare del tempo, il malcontento venga dimenticato.
È difficile non pensare che questa accelerazione abbia una motivazione esclusivamente politica. L’amministrazione è evidentemente consapevole che una riforma così strutturata non è digerita dal territorio e teme che attuarla a ridosso delle elezioni del 2027 avrebbe un costo elettorale certo. Anticiparla oggi significa sperare che, col passare del tempo, il malcontento venga dimenticato.
Abbiamo infine letto con attenzione anche la posizione del Partito Democratico che, pur dichiarandosi favorevole alla riforma, introduce richieste di cautela e di ripensamento: gradualità, avvio a partire dalle classi prime, possibilità per chi ha già iniziato il ciclo di concluderlo nello stesso plesso, garanzia che fratelli e sorelle possano frequentare lo stesso istituto. Richieste che il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia condivide pienamente e che dimostrano come anche nella maggioranza esistano perplessità evidenti. Colpisce però che neppure queste sollecitazioni, provenienti da un partito che sostiene l’amministrazione, sembrino essere prese in considerazione: l’assessore ha già chiarito che la riforma non partirà solo dalle classi prime e, nei fatti, esistono già casi concreti in cui fratelli e sorelle non saranno collocati nello stesso istituto comprensivo.
Per questo auspichiamo che l’assessore e la Giunta abbiano quantomeno il buon senso di ascoltare i suggerimenti che arrivano non solo dall’opposizione, ma anche dal loro stesso campo politico, e che si fermino a riflettere prima di imporre una riforma che, così com’è, rischia di creare più problemi che soluzioni e di farlo, per di più, in violazione di una decisione del Consiglio comunale”.



