HomeAttualitàQUEL 15 maggio 1886 EMILY DICKINSON NON MORÌ DAVVERO

QUEL 15 maggio 1886 EMILY DICKINSON NON MORÌ DAVVERO

Chi crede che il 15 maggio di 140 anni fa Emily Dickinson sia morta si sbaglia.

Emily Dickinson non è morta, si è effusa, moltiplicandosi all’infinito.

Aveva cinquantasei anni. Dicono che i capelli le fossero miracolosamente tornati scuri. A volte la vita raduna tutte le sue forze nell’ultimo slancio per uscire da quell’involucro chiamato corpo. Così la Vita ha voluto far gustare alla poetessa l’ultimo sorso di vita umana, quella che lei amava tanto in ogni sua forma da quella più insignificante a quella più sublime.

Amava tanto la Vita che nella sua poesia If I should die dice che se anche morisse potremmo stare tranquilli se tutto continuerà come prima se quell’amore vitale che spinge avanti e sostiene tutto continuerà. La morte non ha catturato né cancellato Emily Dickinson che invece ha continuato a rinascere in ogni suo verso che viene letto e continua ad affascinare con quel suo stile unico che in verità prima di essere uno “stile” è un modo di pensare, di sentire, di essere. Sappiamo che vestiva di bianco, che si era autoreclusa in casa, ma teneva fitti rapporti di corrispondenza.

Forse amò, o avrebbe voluto amare, due volte. In entrambi i casi uomini di grande levatura intellettuale, ma non quanto lei, troppo speciale, troppo intensa, troppo vasta persino per loro. Uno dei due disse che dopo pochi minuti di colloquio con lei si sentì svuotato. Probabilmente nessun uomo avrebbe potuto “reggere” la raffinatissima sensibilità di Emily, la vastità delle sue percezioni, la sua totale partecipazione fisica e spirituale a tutto.

Questa poetessa del Massachusetts, a parte la frequentazione scolastica fino a 18 anni, non uscì quasi mai di casa.  Aveva smesso di recarsi a scuola per non dover professare ufficialmente, cioè con le formule rigide e retoriche di quel tempo, perché per lei la spiritualità e il senso del divino erano certe ma fluide, intessuti in lei e intorno a lei.

Nella sua poesia d’organdis, di levigata tenerezza, c’è il suo pensiero delicato, talmente delicato che lascia trasparire l’Oltre.

I temi della scrittura di Emily sembrano svagati, minimi, persino infantili a volte, eppure ci intrigano, perché vi si intravedono la presenza del Mistero, il senso del Divino, la cattura dell’anima di tutto ciò che esiste.

I suoi versi che sembrano fatti di nulla in realtà contengono tutto, il Tutto.

Volutamente senza contatti con altri, è rimasta unicamente, assolutamente, meravigliosamente se stessa, senza somigliare a nessuno. Anche per questo Emily Dickinson è senza tempo.

La sua fama è postuma, non ha mai cercato notorietà e visibilità, la Poesia era il suo respiro che le bastava a vivere e a giustificare la sua esistenza.

Per scelta fuori dal mondo però non lo dimenticava anzi, lo “leggeva” con assoluta esattezza. Era al mondo, ma non del mondo. Da questa sua postazione parlava a tu per tu agli insetti come a Dio poiché tutto è sacro in Poesia.

L’interesse per Emily Dickinson è in continuo aumento, perché l’apparente semplicità dei suoi versi inafferrabili ci cattura e continua a spingerci più in la, ancora più in là.

Oggi molti le rendono omaggio, ma “Emily e Therèse” é stato il migliore. Glielo aveva dedicato nel1986 la Compagnia Teatrale di Settimo Torinese. L’opera evidenziava i parallelismi fra la vita e i pensieri della poetessa e quella di Santa Teresina di Lisieux.

Bruna Milani

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