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Dall’aeroclub alla scuola di droni. Consultazione pubblica on line per il futuro di San Damiano. Storia italiana di un’eccellenza inutilizzata

Gremito il salone d’onore del palazzo Comunale di San Giorgio Piacentino per l’incontro pubblico dal titolo “La valorizzazione dell’area dell’aeroporto di San Damiano”. Si parla dell’aeroporto appunto, del suo futuro e in stretti termini, di cosa, dopo la quasi totale dismissione avvenuta il settembre scorso, dovrà diventare. Presenti il sindaco di San Giorgio, Giancarlo Tagliaferri, il presidente della Provincia, Francesco Rolleri, il direttore della task force per la valorizzazione degli immobili del Ministero della Difesa, generale Giancarlo Gambardella, poi Ottavio Ficchi, direttore regionale del Demanio, oltre all’ex sindaco di Piacenza Roberto Reggi, ora direttore generale del Demanio. Assente per motivi di salute il direttore della pianificazione e progetti ENAC, Franco Conte.
La consultazione popolare
Questo incontro, nelle intenzioni dei relatori, si definisce un primo momento di dialogo e di confronto in attesa di avviare da gennaio 2018, una consultazione pubblica online (assolutamente non un referendum, tiene a precisare il sindaco Tagliaferri), per delineare i futuri scenari di valorizzazione dell’area.
L’ipotesi dell’uso duale militare/civile
È quindi Rolleri a introdurre ciò che per tutta la sera sarà il tema di discussione intorno al quale, nel bene o nel male, tutti i vari ragionamenti in qualche modo convergeranno. La disponibilità per un utilizzo duale dell’aeroporto con una parte militare e una “diversa”. In pratica il possibile, ma non probabile (come vedremo più avanti) utilizzo civile della pista con aerei cargo che dovrebbero avvantaggiare il comparto logistico piacentino.
Ficchi tiene a precisare che quando si parla di San Damiano non si parla solo della pista, ma di ben cinque compendi distinti sparpagliati tra i comuni di San Giorgio e Podenzano, di cui due già dismessi e riconsegnati al demanio. I beni ancora militari sono la zona operativa dell’aeroporto, cioè pista e tutte le infrastrutture adiacenti, un deposito carburanti esterno, un deposito munizioni, più la zona logistica di San Polo. Due milioni e mezzo di metri quadri, tre ministeri coinvolti, tra difesa, infrastrutture ed economia e finanze, e una domanda: cosa farne?
L’Aeronautica non se ne va da San Damiano
Apre il generale Gambardella che conquista facilmente il primo applauso alla sonora dichiarazione per cui: “L’Aeronautica è e rimarrà all’aeroporto di San Damiano.” Il distaccamento aeroportuale infatti terminerà il trasferimento della maggior parte del personale militare a luglio per arrivare in tal data alle 140/150 unità. Il generale continua il suo intervento con un excursus sulla funzione della task force che rappresenta e presiede. Il suo scopo è quello di informare riguardo ambiti, limiti e potenzialità dei loro progetti per portarci alla prossima consultazione più consapevoli di ciò che si può e non si può fare. Parla di razionalizzazione di immobili militari che, dismessi per varie ragioni sono utilizzati per altre finalità. Parla anche di uso duale nel quale è possibile coniugare l’uso civile con quello militare. Ma se per caserme, fari e dislocamenti militari vari è più semplice immaginarne un uso civile, tra ospedali, centri culturali e turistici, per un aeroporto è decisamente più complicato. Infatti ciò che viene messo subito in chiaro è che l’uso duale dell’aeroporto ha dei vincoli e delle limitazioni abbastanza stringenti.
Come spiega bene Reggi, non si potrà prevedere ad esempio la costruzione di un muro in mezzo alla pista, perché l’aeroporto deve continuare ad essere tale e le aree militari ben enucleate dagli spazi ad uso civile. Questo in effetti complica un po’ la visione d’insieme, nonché la fantasia di un qualsiasi uso che non sia decisamente esiguo e di contorno rispetto alla parte militare.
Tre mesi di consultazione on line
È infine Reggi a spiegare come si svolgerà la consultazione. Sarà online e durerà 3 mesi dal 15 gennaio 15 aprile 2018, attraverso il sito del Demanio. Saranno consultazioni aperte a tutti e saranno un modo per formalizzare delle manifestazioni di interesse, idee o progetti che in questa fase non saranno assolutamente vincolanti. Si potrà quindi dare libero sfogo alla fantasia. Si sottolinea infatti che qualsiasi attività può essere manifestata senza impegno, senza nessun vincolo e senza che si possa mettere in atto in nessun modo un processo irreversibile. Queste dichiarazioni di intenzioni, esposte nel periodo di validità, porteranno a galla tante possibili attuazioni. Solo dopo la fine delle consultazioni tutte le attività che avranno proposto utilizzi ritenuti accettabili e che soprattutto saranno appoggiate dalle amministrazioni locali, dovranno presentare progetti sostenibili sia per la parte economica che di attuabilità. Si sottolinea poi che le amministrazioni pubbliche e i consigli comunali avranno sempre l’ultima parola e che i compendi saranno dati in concessione, (non venduti) rimanendo di proprietà dello Stato.
E c’é chi propone di tornare alla leva militare
Il dibattito che ne segue ha come protagonista il pubblico presente che non disdegna di far sentire la sua voce per chiarimenti, suggerimenti, ma anche aperte polemiche. Si va dalla proposta quantomeno folcloristica di reintegrare la leva militare per fronteggiare la carenza di occupazione, ad uno scontro abbastanza aperto sul cosiddetto uso duale dell’aeroporto in quanto militare aperto al traffico aereo civile.
Se da una parte viene fatto notare il devastante impatto ambientale che il continuo traffico aereo commerciale potrebbe portare al territorio dei comuni interessati, dall’altra c’è anche chi non vede alternative ad uno scalo del genere ed anche chi invece ne valuta l’assoluta inattuabilità a causa delle vie di accesso insufficienti, delle infrastrutture inesistenti, e in definitiva del territorio piacentino che essendo ancora prevalentemente a vocazione agricola, non attrarrebbe investitori in grado di finanziare il progetto.
Sorpresa: Piacenza non é nel Piano Nazionale degli Aeroporti
A placare gli animi, ma anche a destabilizzarli un po’, interviene il generale Gambardella che chiarisce come questa dell’uso duale, a suo avviso, sia forse la possibilità meno probabile, la più remota e inattuabile. Spiega infatti che a differenza di altri aeroporti militari aperti al traffico civile come Pisa, Treviso o Trapani, Piacenza per ora non è inserita nel Piano Nazionale degli Aeroporti , uno scoglio di fatto insormontabile, che vanificherebbe ogni fantasia a riguardo.
Le ipotesi per l’uso duale
Si spinge insomma perché si evidenzino altri progetti di uso duale. Una buona rappresentanza di sostenitori di aeroclub chiede se sarebbe possibile creare qualcosa di simile ad un museo dell’aviazione ed aprire contestualmente la possibilità di utilizzo della struttura appunto per lezioni ed altre attività di volo amatoriale. La risposta del generale Gambardella è molto chiara. Tutto ciò che prevede un utilizzo civile della pista sarà di difficile attuazione. Altra proposta messa in campo è quella di creare un centro di formazione per il perseguimento del brevetto di guida dei droni, attività che si prospetta avere un grande futuro in ambito agricolo, per la protezione civile e di monitoraggio del territorio. Vedremo. Sicuramente queste consultazioni potranno essere un primo passo, poi, oltre ai progetti che ne usciranno, bisognerà vedere chi materialmente aprirà il portafoglio per investire in un area tanto vincolata. Infatti se per i compendi esterni all’aeroporto è più semplice cercare di immaginare un futuro diverso, si fa innegabilmente fatica a capire cosa si potrebbe fare di un aeroporto di fatto dismesso, con il personale ridotto al lumicino, senza un servizio di traffico aereo funzionante (ad oggi), ma che vuole mantenere comunque la sua dignità aeroportuale. D’altra parte si fatica ad immaginare come una struttura che rimane e rimarrà dell’Aeronautica militare, possa coesistere con qualsiasi diverso utilizzo da qualcosa che vola.
Una storia tutta italiana. Una pista perfetta, inutilizzata
Perché di fatto, oggi è di questo che si tratta. Un aeroporto militare con una pista di fatto inutilizzata, che per un miliardo di ragioni non vede di buon occhio atterraggi civili, che può vantarsi di essere una delle più belle e performanti dell’alta Italia, ma che ora, spogliata delle sue vestigia militari e del suo stormo, rimane solo una lunga striscia di asfalto in mezzo alla campagna.
Danila Corgnati
Danila Corgnati
Danila Corgnati, piacentina, é insegnante di danza e fotografa. E' una delle fondatrici e autrici della pagina FB Sopra la riga
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