HomeAttualitàCITTADELLA, LA FOGLIA DI FICO COLORATA NON COPRE LA VERGOGNA

CITTADELLA, LA FOGLIA DI FICO COLORATA NON COPRE LA VERGOGNA

Chi ricorda ancora gli alberi di Piazza Cittadella? Tutti!
Chi ne sente la mancanza? Tutti!
Chi è stato privato di ossigeno, frescura e bellezza? Tutti!
Quanti li rivogliono? Tutti!
Soprattutto i bambini all’uscita della scuola, ma anche gli anziani e chi aveva la fortuna di affacciarsi su quel giardino e semplici cittadini, chiunque insomma.

La storia del progettato parcheggio interrato, da anni osteggiato dai cittadini, è nota: grane burocratiche e legali e alcuni fatti da non dimenticare. Fra questi l’inquietante ostinazione del Comune a mantenere l’affidamento dei lavori a chi già aveva dato problemi seri. Poi la scelta del Comune di affiancare l’impresa nel ricorso contro la sentenza che aveva dato ragione ai cittadini sulla tutela degli alberi.
Un sindaco dovrebbe rappresentare TUTTI i cittadini, non prendere parte contro di loro o, quanto meno in questo caso, doveva restare neutrale. Infine è stato un vero atto di prepotenza l’aver abbattuto gli alberi con una fretta e una furia spiegabili solo come un’arrogante affermazione di potere.

E a proposito di alberi, davvero non si potevano salvare quelli delle ex scuderie? È stata interpellata anche quella ditta che utilizza maestranze acrobatiche per le ristrutturazioni?

Ora i lavori in Cittadella sono sospesi probabilmente per lunghissimo tempo.
Il danno è fatto, ma nessuno si scusa, nessuno ammette di aver sbagliato progetto, luogo, ditta, rapporto coi cittadini.

A circondare l’orrore dell’errore una palizzata sulla quale qualcuno aveva dipinto i diciassette alberi uccisi, simulacri a testimoniare una perdita che continua a far male, la mancanza di qualcosa di prezioso.

Di recente Kultur dom e Trieste 34 teatro hanno lanciato l’idea di dipingere un lato della palizzata.
Si è tentato di nobilitare l’operazione ammantandola di paroloni definendola “opera d’arte collettiva”. Di arte non ha nulla perché si è trattato di colorare moduli ripetitivi a incastro, quindi niente di creativo e originale.

Se tutte le cinquanta persone a cui era rivolto l’invito a partecipare avessero accettato, ciascuno avrebbe potuto esprimersi liberamente? Avremmo visto cinquanta diverse opere d’arte? Una grande opera composta da tante creatività? No certo, perché, ammesso di trovare così tanti artisti, essi non avrebbero potuto esprimersi liberamente, cioè creare, cioè fare arte, perché gli organizzatori o chi per essi avevano stabilito a priori cosa si poteva o non si poteva fare. In pratica si è trattato solo di colorare forme prestabilite che essendo astratte non possono (e non devono, per carità!) suggerire nulla di politico come dipingere allusioni alla protesta o disegnare alberi che avrebbero ricordato il loro massacro avvenuto proprio lì.
E poveri bambini strumentalizzato per “abbellire” la palizzata attorno a una ferita di Piacenza, poveri bambini a cui si è dato il contentino di disegnare qualche fiore finto al posto di alberi veri con fiori veri a loro sottratti!

Diamo per scontata la buona fede dei promotori anche se è ovvio che l’iniziativa abbia avuto il benestare del Comune che sperava così di distrarre dal problema. Uno sparuto numero di adulti e tre o quattro bambini si sono divertiti a colorare. Inconsapevoli forse (i bimbi certamente) di disegnare una foglia di fico sulla vergogna di una bruttissima pagina di storia piacentina. Quelle forme geometriche dai colori pesanti potevano forse andare bene in periferia, ma non hanno tenuto conto del contesto e risultano una forte stonatura vicino a Palazzo Farnese.

Così invece di far dimenticare l’orrore dell’errore, lo sottolinea come quando in una pagina piena di parole si evidenzia col colore la parola sbagliata, l’errore grave.

Bruna Milani

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4 Commenti

  1. Il murales della vergogna …. Hanno coperto le scritte della protesta e gli improperi…era la loro missione .
    Ora che il cantiere rimarrà fino a non si sa ….che colorino anche il lato più scritto con ingiurie …

  2. Grazie a questa giornalista che continua a chiedere ai suoi concittadini di aprire un po’ gli occhi sulla vergogna di quel sopruso, della violenza gratuita dell’amministrazione piacentina contro un bene prezioso per tutti e che ora crede di mascherare il malaffare nascondendolo dietro un dito!!

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