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Chiesa del Carmine, un’occasione perduta

Forse, chiedendo a Peter Pan cosa manca a questa città, risponderebbe “Un pensiero felice”, quello indispensabile per farle spiccare il volo. Penso per l’ennesima volta questo, osservando il viavai di furgoni e gru davanti al portone finalmente spalancato della Chiesa del Carmine in Piazza Casali, il chiostro al suo fianco e l’insensato fabbricato del Mercato Rionale che ne copre la vista, degno compare dell’ex autostazione a poca distanza.

A quanto se ne sa, nella bellissima chiesa che assorbirà 5 milioni di euro per il restauro, troveranno spazio servizi d’informazione, laboratori, temporary shop, mostre, eventi, ristorazione; “Tacchi, Dadi e Datteri”, per dirla alla Cochi e Renato. In pratica, significa che ancora non si sa cosa bene cosa metterci, ma il terrore di ogni Pubblico Amministratore di perdere occasioni di finanziamento, trova pace nel vedere il cantiere avviato. Piuttosto che niente, meglio piuttosto; ci si accontenta, insomma; strada facendo, ci penseremo.

Osservo lo spazio enorme tra Palazzo Farnese e la caserma Nicolai, oggi confuso ammasso di spartitraffico, autobus, parcheggi e posteggiatori abusivi e provo a immaginarla liberata da tutto, ripavimentata elegantemente, con alberi e panchine, il mercato trasferito nel Carmine, le costruzioni inutili abbattute, piante e verde, la caserma riconvertita ad altri usi, compreso quello abitativo. L’angolo forse più bello di questa città.

Già, ogni tanto varrebbe la pena di non accontentarsi e provare a volare un po’ più alto; sfruttare la possibilità di ristrutturare un edificio, con l’ambizione di intervenire sull’insieme, trasformandolo veramente in meglio. Trasferire il Mercato Rionale nel Carmine, avrebbe potuto significare tutto questo. Sia chiaro, la nuova Amministrazione si è trovata la polpetta già confezionata e non ne ha la responsabilità progettuale originaria, ma accettare lo stato di fatto senza un tentativo convinto di rinegoziazione delle condizioni di finanziamento, o liquidare la questione “mercato” adducendo problemi tecnici (che ovviamente esistono, ma che, se vengono risolti in tutto il resto del mondo, mica saremo noi i più pirla a non farcela), non dà l’impressione di avere di fronte qualcuno con lo sguardo lungo, qualcuno che abbia quella che si chiama “visione”. Magari mi sbaglio e il futuro sarà foriero di ambiziose novità, lo spero; ma intanto questa è una bella occasione perduta.

Alberto Fermi

Alberto Fermi
Alberto Fermi
Alberto Fermi, funzionario presso un’Agenzia di Ricerca nazionale pubblica, giornalista pubblicista, in passato Assessore Provinciale e Sindaco, coltiva fin da giovanissimo la passione per la politica al seguito di Nino Andreatta e oggi vive la medesima passione da osservatore, libero da appartenenze. Invecchiare, dice di sé, gli è servito non a diventare più saggio, ma molto più curioso
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