“Gente speciale, i piacentini” a dirlo è la dottoressa Angela Bellocchio dell’Ospedale Bellaria di Bologna, il primo, nel bolognese, a diventare Covid-19. Una delle eccellenze della Emilia -Romagna che, dal 12 marzo scorso, é stata destinazione per cure mirate, di tanti pazienti colpiti da Coronavirus, da tutta la Regione. E tanti sono stati anche i piacentini ricoverati presso questa struttura, sollievo e risposta tempestiva ai bisogni di una provincia più colpita di altre; è per questo che raggiungiamo la dottoressa Bellocchio telefonicamente, grazie al contatto di Grazia Resta. Le foto postate sui social, quelle dell’elicottero che riporta a casa pazienti guariti, raccontano una storia di capacità professionali e di tanta umanità, che merita di essere raccontata.
CHI E’ LA DOTTORESSA BELLOCCHIO- Direttore facente funzione dell’Unità di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Bellaria di Bologna, la dottoressa Angela Bellocchio ci racconta “ Sono prossima alla pensione e ho accettato questo incarico in attesa della nomina del nuovo Direttore e di certo mai avrei immaginato di incontrare anche il Covid negli ultimi anni della mia attività . Quando è partita l’emergenza, insieme al Responsabile della Terapia intensiva dell’Ospedale Maggiore di Bologna, ho dunque organizzato questa terapia intensiva Covid che ha svolto esclusivamente questo lavoro negli ultimi due mesi.” E precisa, nonostante non voglia dare numeri ufficiali, visto il taglio di testimonianza personale dell’intervista “Abbiamo avuto buoni risultati in termini di guarigioni, anche se qualcuno, purtroppo, non ce l’ha fatta.”
A BOLOGNA ANCHE PAZIENTI PIACENTINI Nella fase acuta dell’emergenza, quando anche l’Ospedale di Piacenza era al collasso, tanti anche i pazienti piacentini accolti in questa struttura. Immediata, lo ricorda anche la dott. Bellocchio, la disponibilità di tutta la sanità regionale a fare rete, per sostenere i colleghi in difficoltà “Sapevamo della situazione dei colleghi piacentini, noi abbiamo aperto subito, sollecitati anche dalla Regione che si è attivata per questo. Fortunatamente a Bologna l’emergenza è stata meno grave” Una riconversione veloce, quella dell’Ospedale Bellaria, che nella fase più drammatica dell’emergenza ha spostato una parte della rianimazione nelle sale operatorie, per aumentare i posti letto.
“E’ stata dura-ricorda la dott.- ma è stata bella come esperienza e siamo felici di averla quasi del tutto portata a termine, con risultati importanti- Tutto l’ospedale Bellaria è diventato Covid e per due mesi ha lavorato esclusivamente in questo modo. Ora per fortuna la situazione sta rientrando gradualmente alla normalità- precisa la dottoressa- stiamo dimettendo diversi pazienti guariti e dopo una nuova ristrutturazione, a questo punto per riportare gli spazi alla normalità, saremo in grado di accogliere di nuovo i tanti pazienti, con altre patologie, che aspettano di riprendere le loro cure.”
La riapertura dei prossimi giorni la spaventa, teme una recrudescenza dei contagi? “Sono preoccupata- ammette- perché ho paura che si sottovaluti l’importanza di comportamenti fondamentali come le distanze, il lavarsi spesso le mani, il mettersi la mascherina e i guanti. Non bisogna assolutamente abbassare la guardia, bisogna usare buon senso e attenersi alle regole, perché la sanità italiana non sarebbe in grado di affrontare ancora i numeri di un’emergenza come quella che abbiamo appena vissuto.”
PIACENZA FANTASTICA
Piacenza fantastica. Lo dice con emozione la dottoressa Bellocchio, e lo dice riferendosi ad almeno due aspetti, con cui ha avuto a che fare in queste settimane drammatiche. I rapporti con i colleghi medici e quelli con le famiglie dei pazienti. “Appena hanno rialzato la testa-racconta riferendosi ai medici piacentini- appena sono riusciti a ridurre i ricoveri in terapia intensiva, anziché prendersi qualche giorno di riposo, ci hanno detto “Vediamo la luce, ridateci i nostri pazienti, siamo pronti ad occuparci di loro, a farli tornare nella loro città. Una forza incredibile”
Tutti sappiamo quanto dolore abbia causato anche la distanza, il fatto di sapere che i propri cari erano ricoverati in ospedali lontani. Un dolore acuito anche dall’isolamento, dall’impossibilità di vederli, in molti casi, anche solo di parlare con loro, affidandosi completamente a chi ne aveva cura. Ed è a questo proposito che la dott. Bellocchio parla della gente piacentina, di quello che ha colto del nostro tratto, in un frangente così drammatico
“ La straordinarietà di questa gente, quello che mi ha colpito di più dei pazienti e dei loro famigliari, è stata la loro compostezza. Come in tutti i centir Covid anche noi davamo notizie solo al telefono, dicevamo-quando possiamo vi richiamiamo; ebbene i piacentini non hanno mai protestato o assillato o anche solo tentato di entrare in contatto con noi al di fuori degli orari o delle modalità di comunicazioni stabiliti. Sempre molto composti, con dignità; veramente persone speciali”.
LE FOTO DEI PAZIENTI GUARITI CHE TORNANO A CASA
Un elicottero si staglia nel cielo, a bordo ci sono pazienti guariti dal Covid-19, che lasciano l’Ospedale Bellaria di Bologna. Tra loro, in questi giorni, anche diversi piacentini, che tornano a casa. Foto scattate dalle finestre dell’Ospedale, da un medico che in questi due mesi, insieme alla sua squadra, ha portato il peso e la responsabilità di una struttura Covid e che non a caso decide di fissare questo istante. In queste foto, come dicevo all’inizio, c’è una storia che merita di essere raccontata. Una storia di paura, malattia, sconforto, ma anche di coraggio, eccellenza e generosità. E legami umani, inscindibili, per sempre.
Un’immagine che mi ha colpita dritta nel cuore e che, come scritto dalla dott. Bellocchio, autrice degli scatti, su un post di FB “riflette lo stato d’animo del momento: la gioia per le dimissioni di pazienti guariti, che torneranno alla loro vita, alle loro famiglie, ai loro affetti, ma anche un senso di vuoto che provoca il distacco. “Un distacco da persone, poi pazienti-conclude la dottorezza Angela Bellocchio- per i quali abbiamo lottato con tutte le nostre forze”



