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BASTASSE UN CEROTTO!

È ovvio che non basta un cerotto per aggiustare i guasti di Piazza Cavalli né per curare tutti i mali di Piacenza, ma il gesto ironicamente provocatorio del Laboratorio Popolare della Cultura e dell’Arte, che ha incerottato l’ennesima pietra rotta del lastricato, è stato molto efficace nell’evidenziarne i’incuria. I cittadini si erano allertati subito nel 2008 quando l’amministrazione comunale di allora progettò la “riqualificazione” dell’antico selciato di Piazza Cavalli, “riqualificazione” rivelatasi presto squalificazione della nostra Piazza più importante, salotto e biglietto da visita della città.

Invece di utilizzare vecchie pietre presenti (ad es. quelle dei marciapiedi) furono comprate lastre di marmo che, pur provenendo sempre da Montorfano, erano di colore diverso che, poi trattato per rimediare all’inconveniente, peggioro’ la situazione creando l’ orrendo effetto arlecchino che vediamo.

Non solo, ma ci sono diverse pietre rotte perché stupidamente sottoposte a carichi eccessivi, pietre macchiate d’unto perché non si rispetta la bellezza del luogo e ci si mette di tutto, dai giochi gonfiabili alle grigliate, per finire con le pietre sbrecciate perché evidentemente durante la manutenzione non c’è qualcuno davvero attento, scrupoloso e competente che sovrintenda ai lavori.

L’amore vero, non retorico e qualunquista, per Piacenza non si esprime certo solo con un po’ di dialetto e qualche canzone e nemmeno concentrando tutto in centro storico.
Per Piazza Cavalli è urgente fare la mappatura generale di tutte le sue pietre, numerarle una per una, di ciascuna segnando la posizione e stato di fatto, misurando dimensioni e spessore.

Questo per l’aspetto pratico, ma altrettanto importante è quello politico-culturale cioè l’uso della piazza stessa. E’ una piazza antica e come tale va trattata quindi niente che stoni col suo stile, niente baracconate, motori, plastica, oggetti assurdi che distolgano lo sguardo dai Cavalli del Mochi, dalla facciata del Gotico, niente che riempia il suo bello spazio di libertà per l’incontro.

C’è poi un non trascurabile aspetto di democrazia: non devono esserci né cittadini né commercianti di serie B. Gli eventi andrebbero fatti a rotazione nei vari quartieri: anche lì c’é bisogno di vivacizzare la vita e il commercio, anche lì c’è voglia di allegria, di colore, di festa. Non si concentrerebbero così né il rumore né il traffico e tutto sarebbe giustamente condiviso.

Ben vengano eventi, concerti, festival purché non si pensi che facciano dimenticare ciò che non va. Il rischio ad es. di aumentare la cementificazione e il traffico con tre nuovi insediamenti commerciali come se i piacentini aumentassero di numero ogni volta (insediamenti quindi utili solo agli speculatori che rivendono i terreni).

C’è troppa sporcizia, strade rattoppate male, degrado. Degrado aumentato anche laddove la precedente amministrazione voleva toglierlo : all’ex Mercato Ortofrutticolo si sono abbattuti edifici riutilizzabili “per eliminare il degrado” degrado adesso aumentato perché tutto è fermo fra le macerie.

 

Altro piccolo illuminante esempio: alla Farnesiana di fianco alla casetta verde dell’acquedotto, a sua volta fiancheggiata dalla casetta bianca dove c’è la distribuzione gratuita dell’acqua, c’è un piccolo prato incolto da moltissimo tempo. Rimane lì secco e sporco ricettacolo anche di animali. Sembra che sia da anni oggetto di una fideiussione che il Comune dovrebbe escutere per farci un giardinetto, ma non succede niente eppure è una questione non solo di decoro e di verde pubblico in più per i cittadini, ma soprattutto di igiene.

Invece di spendere soldi per l’idea, peraltro copiata, di pochi ridicoli ombrellini o di spendere per iniziative pur piacevoli, ma non essenziali, sarebbe meglio spendere ogni centesimo per pulire, aggiustare, rinverdire Piacenza in modo che a settembre chi verrà per il Festival possa vederla non com’è oggi , ma come potrebbe essere.

Bruna Milani

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