Questo verso della poesia “A Silvia ” di Giacomo Leopardi l’ho trascritto sulla cassapanca che contiene tutto il mio occorrente per lavorare a maglia e ricamare compresa la navetta per il pizzo chiacchierino, in francese “frivolité” .

Oggetti che mi hanno accompagnata dall’infanzia facendo pendant coi libri di Jane Austen, sorelle Brönte, Dickens e simili. Oggi che l’alta moda rivaluta questo artigianato artistico, persino studenti universitari della Bicocca desiderano un’ aula per
sferruzzare, ma sarebbe bello anche per ricamare. Lavori a maglia e di cucito possono infatti essere svolti indifferentemente da femmine e maschi.
Piacenza ha avuto una grande tradizione di ricamo tanto che si preparavano qui i corredi delle famiglie reali. È bello lavorare insieme come facevano le donne del Far West che con avanzi di stoffa o lana creavano coperte su cui si potevano persino “leggere” intere storie. Le donne dei pescatori nordici fanno ancora ai ferri, per i loro uomini, maglioni a trecce, coste, punti vari, ognuno dei quali è un simbolo, un portafortuna perché tornino sani e salvi dalla pesca.

Penso di avere avuto tracce di un’ educazione antica eppure c’erano già stati il dopo guerra e il boom economico, poi la contestazione. Persino durante l’occupazione dell’università c’era chi sferruzzava. Poi più nulla o quasi. Sarebbe un vero peccato perdere questa tradizione e con essa i suoi indispensabili, educativi, requisiti: creatività, concentrazione, autocontrollo dei gesti, precisione e tanta pazienza.
Ma quanta soddisfazione quando dopo ore, giorni, talvolta mesi di lavoro ne vediamo il risultato! Intanto hai imparato la lentezza che calma, l’attenzione che non ammette distrazioni ed errori, il ritmo sempre uguale perché il risultato sia uniforme. Alle scuole elementari ci fecero ricamare un tovagliolo con la sua bustina: facilissimo e tanto semplice da intenerire.

Maglia e ricamo possono combattere la noia e l’immobilità. Quando ero a letto ingessata dalla testa ai piedi (tranne occhi, naso e avambracci) ricamai una tovaglietta blu.

C’è anche qualcosa di “maschile ” nel progettare queste “opre femminili”. Pensare un maglione o un pizzo richiede la sua visione finale complessiva, la sua architettura. Se si sbaglia un solo punto tutto viene sbagliato. Molti progetti di questi lavori, soprattutto per quelli a tombolo o per gli arazzi, erano disegnati da uomini. Pensiamo ai meravigliosi arazzi della Galleria Alberoni!

Sono il risultato di milioni di punti e nessun errore.
Sono felice di aver avuto un’ educazione in parte “antica” perché non mi sento avulsa dall’oggi anzi, mi sento più vasta e completa. Ottima quindi la richiesta di Emanuela Sbordi di avere un luogo per “tricoter” tutti insieme, un’attività che ci riequilibra e ci fa bene.

Nell’attesa possiamo sferruzzare a casa e sarà comunque un bel momento soprattutto se con un gatto vicino più morbido di qualunque lana o seta. E se giocando col gomitolo disfa il sudato , prezioso lavoro, pazienza! Vediamo bene che, per quanto tu faccia del tuo meglio, il miglior capolavoro è lui.
Bruna Milani





Magnifico scritto che ti porta indietro nel tempo, come in una fiaba.
Come sempre, Bruna Milani coglie sempre nel segno ,descrivendo con impareggiabile stile ,l’arte del lavoro all’uncinetto.Un excursus elegante di raffinato talento manuale ,che richiama all ‘educazione femminile di tempi andati.