La conferenza stampa che si è tenuta ieri fuori dalla Prefettura di Piacenza, in seguito al vertice col presidente Conte e le varie autorità, sta scatenando diverse critiche sui social, dove la gente si chiede perchè l’assembramento dei giornalisti non sia stato evitato.
Senza la presunzione di voler dare lezioni a nessuno, dal momento che ero presente riporto qua qualche mia impressione.
Le raccomandazioni sul distanziamento sociale per il contenimento del virus vengono (giustamente) ripetute ogni giorno: proprio alla luce di questo, magari un po’ più di attenzione all’organizzazione del confronto con la stampa avrebbe evitato l’accaduto.
Intanto, un meeting virtuale su una piattaforma di streaming, modalità peraltro già collaudata, avrebbe risolto il problema alla radice.
é però sicuramente apprezzabile il fatto che le istituzioni abbiano voluto “metterci la faccia”, rendendosi disponibili ad un confronto diretto e fisico con la stampa.
Una volta optato per questa opzione però, si poteva magari convocare i giornalisti in una fascia oraria più ridotta: molti infatti erano sul posto già dal pomeriggio presto, e il tutto si è concluso oltre le 19, anche a causa di un ritardo del premier che aveva diversi altri appuntamenti in giornata.
Concludo dicendo che avere la postazione dello speaker attrezzata con un microfono avrebbe aiutato il lavoro dei tanti colleghi che lavorano con lo smartphone: l’audio si sarebbe sentito meglio e magari ci si sarebbe accalcati di meno.
Comunque, una volta esaurite queste valutazioni, credo sia più importante focalizzarsi sul contenuto dell’intervento di Conte (che trovate sintetizzato a questo link) e sui nodi che sono stati sciolti solo in parte: nel concreto quali saranno gli aiuti per Piacenza? Quali le risposte per i tanti contagi e morti che abbiamo avuto?
La visita del premier è comunque stata per la nostra città una pagina storica importante, una delle tante, purtroppo, legate a questa drammatica esperienza.



