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VILLA VERDI, MA NON SOLO

Chi per primo dei giornali piacentini abbia lanciato l’allarme per salvare Villa Verdi è facile scoprirlo con una semplice ricerca online. Non siamo però a caccia di primogenitura bensì di una soluzione e ben venga chiunque aiuti a trovarla. È veramente una vergogna nazionale, e davanti al mondo intero, che si lasci rovinare nell’incuria quella che è stata la sede della vita familiare, della creatività, degli affetti del nostro più grande compositore.

Colma di oggetti che parlano di lui, col bel parco da lui progettato e goduto, la casa è piena di suggestioni, di rimandi, di emozioni per i visitatori. La Villa di Giuseppe Verdi è come un tempio patrimonio di tutti, non solo dei melomani. Verdi infatti è ben più che un grande artista, è stato sopratutto un grande uomo generoso con uno spiccato senso della giustizia. Aveva un pensiero ampio come il suo genio e la sua generosità ha saputo immaginare la vecchiaia degli artisti meno fortunati di lui per i quali ha fondato a Milano la Casa di Riposo per Musicisti a lui intitolata e alla quale ha ceduto tutti i suoi diritti d’autore.

Ha fondato e regalato a Villanova l’ospedale che porta il suo nome, perché aveva a cuore non solo gli artisti, ma anche i più umili quelli che, in caso di bisogno, avrebbero dovuto percorrere chilometri su scomodissimi carri contadini per raggiungere l’ospedale di Piacenza.

Per far bene le cose e rispettare Verdi come merita occorre tener presente tutti questi tre edifici che sono tre tappe importantissime della sua vita e della sua sensibilità. Per una scelta culturale davvero valida e di alta qualità ci vuole un progetto complessivo anche se, è ovvio, con interventi separati e diversi, ma coordinati. Adesso la priorità è salvare la Villa di Sant’Agata per la quale dovrebbero muoversi il Ministero della Cultura, quello del Turismo e, perché no? quello dell’Economia.

Anche a livello locale potrebbero e dovrebbero intervenire Banca di Piacenza, così attenta alle opere d’arte e ai palazzi sul territorio, e anche la Fondazione di Piacenza e Vigevano. Invece di mille piccoli interventi a pioggia si dovrebbe fare una cordata anche con altre banche che hanno sportelli sul territorio e aziende e persino la Diocesi, i Comuni di Villanova e Piacenza, la Provincia, il FAI e magari un azionariato popolare.
Non so quali problemi pratici comporti la realizzazione di questo, ma so che i soldi si possono trovare. Enti, banche, Fondazioni potrebbero vederlo come investimento d’immagine a favore di bene pubblico e il Governo dovrebbe detassarli per gli stessi importi investiti.Insomma se si vuole si può fare, magari non tutto così, ma qualche spunto si può prendere.

albergo san marco

E già che sono in piena utopia aggiungo l’albergo San Marco a Piacenza, ,liberty, bellissimo e dimenticato. Lì soggiornava Verdi quando veniva in città. Per amare i suoi luoghi bisogna amarlo davvero Verdi invece sul suo ospedale si voleva persino cancellare il suo nome. Una brutalità imperdonabile, una ingrata barbarie culturale, simile a quella che ha ridotto l’ospedale di Villanova a un cantiere abbandonato.

Qualunque sia il motivo di tanto degrado (pare che la ditta vincitrice dell’appalto non si sia dimostrata all’altezza) resta sbagliato il progetto che ha voluto trasformare un’eccellenza sanitaria in un futuro centro paralimpico quindi per pochi in un luogo sbagliato per fare sport: troppo caldo e con troppe zanzare d’estate e tropo freddo d’inverno. Senza contare che a pochi km di distanza in provincia di Parma, ma per fortuna in collina, ne hanno fatto uno nuovo.

Tenendo conto di tutto questo non stupisce l’abbandono di Villa Verdi, ma contiamo su uno scatto d’orgoglio , di sensibilità e di intelligenza del Governo, degli Enti locali, delle grandi Aziende e se occorre di un’azionariato popolare.

Se ne sta occupando anche Vittorio Sgarbi e speriamo che altri nomi illustri ci aiutino a salvare una villa, una casa che dovrebbe diventare dimora della nostra sensibilità.

Bruna Milani

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1 commento

  1. Da abitante di Villanova , appassionato di lirica ,consigliere del centro culturale del comune verdiano ,nonché aderente all ‘associazione locale Verdi tra noi, concordo e sottoscrivo tout court il pensiero della poetessa Bruna Milani.Altresì rimango rammaricato dalla noncuranza ,scarsa o nulla attenzione verso una struttura ,che potrebbe e dovrebbe diventare un bene tutelato dallo Stato ,come monumento nazionale , cui la cittadinanza tutta , poter rendere omaggio ad un Padre della Patria !

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