Durante il quinto anno delle superiori, che ho frequentato presso il Liceo Classico San Vincenzo, ho avuto la fortuna di avere come insegnante di lettere Padre Stelio Fongaro.
Ricordo bene le sue lezioni su Dante – il padre scalabriniano è conosciuto e apprezzato come umanista e grande conoscitore del Sommo Poeta – e la passione con cui raccontava la Divina Commedia, faticosamente trasmessa a noi giovani zucconi [ha ha].
Per quanto mi riguarda, devo molto a Padre Stelio: col tempo, ripensando a quell’anno scolastico, ho realizzato lo spessore non solo culturale, ma anche umano di questo signore. Fu uno degli insegnanti che credettero profondamente in me, dimostrando, fino alla fine, sostegno e fiducia nelle mie capacità.

All’esame di maturità, apprezzò particolarmente il mio tema – se posso gasarmi, voto 14/15 – , un saggio breve su “La percezione dello straniero nella letteratura e nell’arte”: ricordo che al termine degli orali (dove invece avevo deliziato la commissione con una performance alquanto penosa) mi fece i complimenti per la prima prova.
Dopo mi consegnò un quadretto di stelle alpine, che ancora conservo, con una dedica: ho capito bene il significato di questo gesto solo crescendo…

Ve lo racconto nel video sottostante, dove potete vedere anche com’è andata col mio caro prof., dopo dieci anni dal nostro ultimo incontro!



