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RAGIONAR D’AMORE

San Valentino è il giorno giusto per “ragionar d’amore”. Sembra assurdo, ma non lo facciamo mai. Cantiamo milioni di canzoni d’amore, vediamo tanti film, il 14 febbraio pensiamo a fiori, cioccolatini, cenette romantiche, ma non discutiamo mai, neppure col nostro partner, su cosa sia l’amore. Eppure c’è stato un tempo in cui d’amore si ragionava, eccome. Il tempo in cui avrei voluto vivere, in quelle corti dove si dissertava d’amore, gli uomini dedicavano all’amata le vittorie delle loro migliori imprese

e la donna veniva considerata ” angelicata”, creatura divina, in grado di migliorare l’uomo. Mi affascina un antico dipinto nel quale l’innamorato abbraccia finalmente l’amata con tanto impeto da sollevarla da terra. Lui è un colorato terrestre, lei appena accennata, quasi trasparente, proprio come un angelo.

Questa convinzione era forte nonostante la Chiesa ritenesse le femmine potenziali peccatrici e demoniache tentatrici sicché gli uomini dubbiosi imponevano alle loro donne la cintura di castità. Poverette! Eppure il Medioevo, ancor prima del Romanticismo, ha saputo indagare e dire l’amore, forse per compensare la durezza del tempo quando le guerre erano combattute corpo a corpo, esistevano le torture peggiori e c’era spesso tanta lontananza di tempo e di luogo fra gli innamorati.

Lui partiva lontano, lei si struggeva filando e ricamando nell’attesa come ricorda De André in “Fila la lana” struggente Ballata tratta da una canzone popolare francese del XV secolo.

I più poveri e semplici non avevano tempo da perdere in queste frivolezze, ma nei loro racconti, la sera dentro le stalle o nelle feste paesane intorno al fuoco, è sempre l’amore il protagonista. Di quel tempo antico è la forma d’amore che più mi affascina fino all’incantamento: è “l’amor de lonh ” (l’amore di lontano) cantato dai poeti trovadorici occitani. Un tipo d’amore che costringeva i pensieri, i sentimenti, i sensi, ad estendersi fino  all’inverosimile nel tentativo di raggiungere l’altro almeno nell’immaginazione. Non c’erano mezzi di comunicazione e le lettere portate a cavallo potevano impiegare mesi e persino anni quando non andavano perdute. Esempio toccante di “amor de lonh” è quello di chi ha attraversato l’Europa e il Medio Oriente per incontrare una donna sconosciuta di cui aveva soltanto sentito favoleggiare, ma della quale si era comunque perdutamente innamorato tanto da dedicarle ogni atto della propria vita. Amore di un sogno dunque? Di certo sentimento che non è stato influenzato né condizionato da nulla , completamente sganciato dall’aspetto fisico. Quell’amore “soltanto per amore” come voleva la poetessa inglese Elisabeth Barrett Browning nei versi:

” Se vuoi amarmi
per null’altro sia
se non che per amore”

Eppure questa forma d’amore quasi mistica era amore per il quale si era disposti ad attraversare continenti, a giocarsi tutto, morire. Amore all’apparenza solo immateriale ma che invece coinvolgeva l’intera persona e acuiva al massimo i pensieri e la sensualità.
Deve averlo pensato anche Magritte quando dipinse “Gli amanti” completamente a viso celato, sconosciuti l’uno all’altro.

Forse la magia di questo tipo d’amore sta nel coraggio di sfidare il destino, la realtà contingente e i propri limiti.
Oggi che tutto è monetizzabile e facilmente raggiungibile e il corpo prevale su tutto, si parte da lì. Non è più il traguardo di un cammino di ricerca di affinità, attrazione, progetto. No, l’interiorità e le idee dell’altro non interessano. Non c’è da stupirsi se le coppie scoppiano, poiché i rapporti sono superficiali e perciò labili. Il fidanzamento non è più periodo di reciproca conoscenza, rispetto e autocontrollo, non ci si allena a fare qualche sacrificio per l’altro.

Tra tanti tipi d’amore c’è la normalità, quella che talvolta benevolmente invidio a certe coppie di anziani che vedo soprattutto in vacanza. Fanno tutto insieme: dal prendere il primo caffè alla passeggiata con gelato, dal comprare il giornale a osservare l’orizzonte. Quieti, appagati, nulla li divide veramente. Bastano a sé stessi, sono appagati, approdati, sicuri, sanno di essere in due nella vita. Lo spettro è di non poter sopravvivere alla perdita della propria metà.
Ma cos’è l’amore? È questa tranquilla routine o quello che fa scelte folli, conosce i tumulti vorticosi della passione, i picchi del piacere, le intensità “da morire” ?

Di certo l’amore si realizza nella reciprocità, nello scambio continuo, in un progetto condiviso. L’amore deve farci star bene, migliorarci, altrimenti è solo l’innamoramento di qualcuno verso qualcun altro.
Questo è ciò che mi pare di aver dedotto dalla mia attenzione alla vita intorno, dell’antropologia e dalla psicologia che ho studiato e nonostante sia cresciuta nutrendomi di antichi romanzi d’amore e poesie. Sono state queste letture la mia più vera e solida formazione culturale.
Ma l’amore non è sdolcinata leziosità, non è la recita della felicità ostentata da alcune coppie solo per convenienza, per quieto vivere o per salvare le apparenze. L’ amore è una forza che ci attraversa perché la Vita possa riaffermare se stessa non solo con la procreazione, ma anche con la messa in circolo delle nostre aumentate capacità affettive, intellettuali, operative, perché quando si ama si sanno fare miracoli.
L’ amore, questo sconosciuto che ci ha dato la vita e che ci fa vivere all’ennesima potenza, sa anche farci “morire” per un silenzio. Dopo che anch’io ho scritto, mille e mille poesie sul tema, ammetto di non saperlo definire con esattezza. Oso dire soltanto che l’amore è la più grande espressione della vita.
Bruna Milani

Nell’occasione di San Valentino, festa degli innamorati, Piacenza diario offre ai lettori una poesia della poetessa piacentina Bruna Milani, nostra collaboratrice:

DE AMORE

C’è una disperazione nell’amore /
un’intrinseca follia /
dove tutto converge in un punto/
che ha un nome e un cognome./
C’è una divinità nell’amore/
una veggenza magica straziante/
del Paradiso che potrebbe essere/
se quell’amore venisse ricambiato./
C’è una grande sfida nell’amore/
ricrearsi riscrivere di sé/
nonostante la trappola del Tempo/
nell’agguato che il limite riserva.
Ma…”morire” davanti ad uno sguardo/
vincitore di tutti I più bei cieli/
davanti alla falce di un sorrisso/
che vale tutte quante le altre morti.

Bruna Milani

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2 Commenti

  1. Sempre meravigliosa la poetessa Milani, sia per l’interessante escursus storico culturale e artistico sul tema, amore nelle varie epoche che per la magia dei suoi versi sull amore, attuali e universali. Chapeau! In attesa di rileggerla

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