HomeCulturaPaola Rovellini: MAE dà un nuovo volto alla chimica italiana

Paola Rovellini: MAE dà un nuovo volto alla chimica italiana

Parla la top manager dell’azienda piacentina, protagonista dell’accordo di ricerca e sviluppo per realizzare con Leonardo, a Fiorenzuola, un’innovativa fibra di carbonio. Produzione, ricerca e museo. Un know how di eccellenza piacentina che ha conquistato la fiducia di un colosso come Leonardo “Le nostre tecnologie al centro dello sviluppo industriale e della transizione ecologica”.

Grande soddisfazione per il Progetto “Lampo” sulla fibra di carbonio che coinvolge Leonardo e MAE. Ad esprimerla , oggi nel corso della conferenza stampa presso la sede di Confindustria Piacenza, sono stati la Presidente della Provincia di Piacenza Patrizia Barbieri, il top manager di Leonardo, Giancarlo Schisano, l’assessore regionale allo Sviluppo economico dell’Emilia-Romagna, Vincenzo Colla, il presidente di Confindustria Piacenza, Francesco Rolleri e Marco Rovellini, Presidente di MAE Spa. Un progetto di valenza internazionale, che mantiene le radici in ambito locale e che, oltre all’impianto per la produzione di fibra di carbonio a Fiorenzuola, prevede anche la realizzazione di un centro di ricerca e di un museo. A Piacenza oggi c’era infatti anche l’Archistar Italo Rota, che insieme a Carlo Ratti, progetterà lo spazio museale.

Da sinistra: Vincenzo Colla, Giancarlo Schisano, Francesco Rolleri, Marco Rovellini e Italo Rota

Un successo tutto italiano e in gran parte piacentino che, al termine di un periodo difficile, contribuisce a ridare fiducia all’economia locale e nazionale, simbolo di una rinascita che punta su un tessuto imprenditoriale di grande eccellenza, orgoglio piacentino e nazionale. Il progetto “Lampo”nasce e si concretizza grazie all’incontro di MAE con Leonardo. Ed é proprio Paola Rovellini che ripercorre le tappe di questo percorso vincente.

Paola Rovellini non ha dubbi: “Il futuro si chiama fibra di carbonio”. Secondo la giovane Chief Financial Officer di MAE Spa, che ha rivestito un ruolo da protagonista nell’accordo con Leonardo Spa per il nuovo impianto pilota sullo sviluppo di questo materiale, “il boom della fibra di carbonio dimostra come sia già un prodotto strategico in molti settori industriali a livello internazionale. E sarà un materiale sempre più importante per affrontare la transizione ecologica in tutto il mondo, riducendo emissioni, consumi energetici, costi di produzione e migliorando la qualità dei prodotti”. Questo perché “la fibra di carbonio garantisce risultati migliori rispetto a materiali molto più pesanti come l’acciaio. Basta un esempio, prendendo spunto proprio dal settore aerospaziale, dove Leonardo è un leader mondiale: pensiamo solo al risparmio di carburante che si ottiene con un velivolo molto più leggero. E ciò vale non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello ambientale”.

Leonardo è il primo partner industriale di questo impianto pilota e al progetto partecipa anche Invitalia: com’è andata?

“Naturalmente per MAE è una grande soddisfazione collaborare con un big di questo livello. Nonostante si tratti di due aziende italiane, ci siamo conosciuti all’estero. Leonardo ha creduto talmente tanto in questo progetto che ci ha aiutato a crearlo fin dall’inizio. Ed è così convinto che questo sia il modo giusto di sviluppare la tecnologia per produrre una nuova fibra di carbonio, che addirittura si è attivato con Invitalia per ottenere un investimento di 7 milioni di euro a fondo perduto. L’impianto pilota, che costerà complessivamente 17 milioni di euro, nei suoi primi tre anni di attività sarà dedicato solo alle ricerche di Leonardo insieme con noi e il CNR. Dopo di che, il centro sperimentale di Fiorenzuola d’Arda sarà totalmente proprietà di MAE”.

Per MAE qual è il significato di questo accordo?

“Stiamo prendendo sempre più consapevolezza di quello che siamo, di quello che possiamo fare, e dell’essere tra gli eredi di quella chimica italiana che dagli allori di un tempo negli anni è un po’ decaduta. Un settore comunque vitale, che oggi può dare ancora tantissimo all’economia del nostro Paese. E per non dimenticare da dove veniamo, costruiremo anche un museo dedicato alla fibra di carbonio che abbiamo affidato agli architetti Carlo Ratti e Italo Rota”.

Il core business di MAE – che ha un fatturato di oltre 75 milioni di euro e 90 addetti, con filiali in Cina e negli Stati Uniti – è la costruzione di macchinari e di linee di produzione per realizzare fibre chimiche, tra cui appunto quella di carbonio: che prospettive offre lapertura dellimpianto pilota di Fiorenzuola?

“Questo impianto pilota permetterà a MAE di farsi conoscere non solo come costruttore di macchinari e di linee di produzione che abbiamo installato in tutto il mondo, ma anche come azienda di ricerca e sviluppo quale siamo. Il nostro vantaggio competitivo è determinato dal know-how che abbiamo acquisito dalla storia industriale italiana ed in anni di studi nei nostri uffici e nei nostri laboratori. Adesso tutto questo viene certificato con la nascita di un vero e proprio centro sperimentale per la fibra di carbonio in partnership con Leonardo. Poi ci sarà la possibilità di sviluppare di volta in volta i diversi business che i nostri clienti vorranno testare ottenendo un risultato certo, che si parli di aerospaziale, automotive o di settore energetico. Non dimentichiamo che ogni fibra nasce infatti da una specifica ricerca. E la possibilità di metterla in produzione dall’inizio alla fine su scala ridotta consente di valutare e modificare le decisioni su asset e investimenti da milioni di euro, diciamo a ragion veduta”.     

Limpianto pilota di Fiorenzuola sarà un gioiello tecnologico come pochi al mondo: quante persone e con che livello professionale lavoreranno in questo centro sperimentale?

“Attualmente ogni grande produttore giapponese o americano ha al proprio interno impianti simili per ragioni strategiche. Non esistono invece impianti accessibili a terzi, se non in Australia con Carbon Nexus, il centro ricerche della Deakin University, dove la parte più significativa è stata realizzata da MAE; o nel centro di ricerca di Oak Ridge negli Stati Uniti. Inizialmente a Fiorenzuola gli addetti saranno una decina di ricercatori specializzati. Un team internazionale, che abbiamo costruito a partire per esempio dalla portoghese Ana Paula Vidigal, che sarà la responsabile della ricerca e sviluppo e che ha una profonda esperienza internazionale nel settore. Poi potremo contare sull’arrivo di William Paul, uno dei pochissimi esperti mondiali  riconosciuti nella gestione delle carbonizzazioni. E di volta in volta, a seconda delle dimensioni e degli obiettivi del progetto da sviluppare, verranno coinvolti tanti altri operatori di alto profilo tecnico-scientifico. Se poi un cliente vorrà sperimentare nella massima riservatezza la sua fibra di carbonio anche senza il nostro coinvolgimento diretto, gli metteremo a disposizione l’impianto pilota per il periodo necessario. E naturalmente saremo disponibili anche per i centri di ricerca e le università che vorranno crescere insieme a MAE”.

Giancarlo Schisano e Marco Rovellini

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