I ritmi vertiginosi e i modelli della vita contemporanea non consentono la convivenza di diverse generazioni sotto lo stesso tetto e rendono molto difficile l’assistenza domestica a familiari fragili o malati. Spesso si ricorre quindi a badanti, il più delle volte straniere, soluzione che richiederebbe un capitolo a parte per fare il punto sui pro e i contro non solo dal punto di vista dei familiari che vengono in parte alleggeriti dal carico delle cure, ma anche da quello importante di chi è assistito da estranei con tutti i problemi di idoneità, affiatamento e comunicazione che questo comporta. È stato un traguardo di civiltà ottenere qualche assistenza medica domiciliare soprattutto per gli anziani che difficilmente supererebbero il trauma dello sradicamento dal loro ambiente abituale.
Evitare il ricovero ospedaliero quando è possibile, è un bene per tutti. Non solo è un risparmio per le Aziende Sanitarie, ma evita tanti disagi ai pazienti e ai loro congiunti.
Si dà per certa la preparazione professionale del personale infermieristico inviato dalle Aziende Sanitarie per seguire a domicilio i malati, i fragili e i fragilissimi cioè i malati anziani.
Non si sa se questo personale abbia anche una specifica preparazione psicologica riguardo agli anziani, alla loro mentalità, alle loro emozioni.
Ricordo con affetto e ammirazione il mio caro amico prof. Alberto Malliani internista all’Ospedale Sacco di Milano, il quale esigeva dagli studenti di Medicina che chiedessero ai pazienti, soprattutto se anziani, il permesso di scoprirli e di toccarli prima di visitarli.
Un’attenzione, un rispetto, che il prof. Malliani doveva alla sua sensibilità e al suo amore per la vita, per ogni vita. Medico, docente universitario, ricercatore, fu molto vicino ai malati terminali con la sua tipica dolcezza che aveva nei modi e nella voce.
Faceva parte di quel gruppo internazionale di medici contro il nucleare che nel 1985 vinse il Premio Nobel per la Pace: l’IPPNW (international Physicians for the Prevention of Nuclear War).
Egli pensava che Medicina e Filosofia fossero collegate, ma senza arrivare a questi livelli, possiamo comunque intuire che quando ci si occupa di persone sofferenti non bastano le medicine. Importantissimo è l’approccio, i modi delicati, i toni gentili, rassicuranti, la calma che evita tensioni. Oltre alla qualità delle cure è altrettanto importante la continuità della presenza dei medesimi assistenti. Si genera infatti un legame fiducioso, quasi affettivo, che dà sicurezza. Ci si abitua a quel tocco, a quella voce, a quel modo di fare e curare. Meglio evitare il trauma della novità anche se dello stesso valore professionale. Nelle persone fragili, soprattutto se molto anziani, ogni cambiamento è uno strappo troppo forte, perché già si sentono sfuggire la salute, il tempo, la vita e perciò hanno bisogno di punti fermi, presenze certe.
Ricordo la disperazione di un’anziana signora paraplegica quando senza preavviso una mattina si vide arrivare un uomo al posto della solita infermiera a cui era abituata da tempo.
Non volle farsi toccare, si sentì più fragile che mai perché capiva che, data la sua situazione, poteva essere messa nelle mani di chiunque, perché nessuno aveva tenuto conto del suo senso del pudore come se un corpo debolissimo potesse perdere la coscienza della propria dignità.
Naturalmente l’infermiere era una bravissima persona e un valido professionista, ma lei a distanza di anni piangeva ancora nel ricordare.
Ci sono aspetti psicologici importantissimi anche per la salute fisica, per garantire almeno un minimo di serenità a chi soffre e deve dipendere dagli altri. Pur dando la buona fede a tutti, pur dando per scontate le migliori intenzioni e le scelte a fin di bene è sempre meglio che chi vuol bene ai propri fragili cari controlli sempre tutto, supervisioni e senza timori faccia presente ciò che non va, se ha dubbi faccia domande, dia suggerimenti in uno spirito di collaborazione per migliorare sia l’erogazione dell’assistenza sia la vita di chi ce l’ha già tanto difficile.
Bruna Milani
foto del titolo, Giorgione “Le tre età dell’uomo”




Un articolo di straordinaria lucidità ed umanità.Complimenti a Bruna Milani per aver saputo descrivere con tale delicatezza il confine sottile tra assistenza tecnica e cura dell ‘anima.Il richiamo al rispetto della dignità e del pudore degli anziani è un monito che dovremmo scolpire nei nostri sistemi sanitari.Grazie per aver dato voce ,con questa scrittura così attenta e profonda ,a una realtà che ci riguarda tutti da vicino.