Questa rima, che è il titolo di un canto a cinque voci di un balletto del ‘500, pare l’ideale introduzione a un argomento talmente importante e complesso da meritare un intero volume, ma qui possiamo occuparci di un solo suo aspetto. Ne parliamo perché, da una parte aumentano convivenze e unioni civili e i matrimoni si sfasciano sempre piu presto, mentre dall’altra si moltiplicano le trasmissioni che ne trattano solo la parte più frivola: l’abito e la cerimonia. Assistiamo a ore di prove per scegliere l’abito con il supporto “morale” femminile e maschile di parenti, amici e persino futuri mariti. “Americanate” copiate immediatamente dalle TV italiane dove il numero degli accompagnatori è minore, ma ha lo stesso criterio di scelta: l’abito non deve “significare” bensì stupire e infatti differisce da quelli da gran sera solo per il colore bianco. L’abito deve stupire, come esplicitamente richiesto, valorizzare, agli occhi di tutti, il corpo della sposa e soprattutto le sue curve qualora avesse la fortuna di averle. Nulla di sbagliato valorizzare il corpo, ma nella cerimonia di nozze esso non dovrebbe surclassare il significato, il sentimento, il progetto del matrimonio. Non dovrebbe distrarre da ciò che sta avvenendo: figli che si staccano dai genitori per iniziare la loro nuova esistenza con qualcuno di totalmente diverso da sé per sperimentare la completezza in un progetto di vita meditato e condiviso che si spera pieno d’amore, sostegno, complicità.
Invece queste trasmissioni inculcano che l’abito è il fulcro della cerimonia. Subito dopo vengono la scelta del luogo, il banchetto, il divertimento offerto agli invitati. Su questi temi gruppi di spose si sfidano a colpi di voti, di astuzie, di invidie: la coppia che ottiene più voti vince un viaggio di nozze gratuito. Terrificanti anche altri matrimoni troppo chiassosi dove si mangia fino all’inverosimile, in luoghi di un finto lusso orrendo che però ha tanto successo in TV che molti sono pronti a strapagare pur di farsi vedere lì. Non basta che il matrimonio sia ridotto a spettacolo, i sentimenti spontanei sono considerati tanto poco che esiste persino il “Matrimonio a prima vista”. Non il colpo di fulmine che capita per caso quando lo decide la Vita, ma quello organizzato ad hoc da una trasmissione che propone dopo il matrimonio, bontà sua, anche un periodo di prova. Quanta smania di farsi vedere in TV ! Come se ciò fosse un merito. Quanto struggimento provo invece per quei matrimoni di emigranti che si sposavano da lontano, per procura, solo dopo aver visto una piccola foto ed essersi scambiati poche parole scritte da qualcun altro in uno stentato italiano. Chissà l’emozione del loro primo vero incontro, così bem rappresentato in un commovente quadro popolare!

I nostri contemporanei, al contrario, sono impegnati più a sembrare che ad essere, storditi da rapporti e sentimenti virtuali, totalmente ignari di quel sentire profondo che con poesie e letteratura si imparava a conoscere già dalle elementari. Oggi che non si insegna a scrivere di introspezione, ma si richiedono saggi brevi e una cultura divertente, sono in pochi a puntare davvero sui sentimenti, a crederci, disposti ad impegnarcisi a fondo. Eh sì!
I sentimenti richiedono un impegno continuo, un miglioramento giornaliero di sé e dei rapporti. Una fatica della mente e dell’animo che però vale la pena, almeno provarci.
Purtroppo pare che oggi tutto debba essere facile e immediato. Invece di corteggiare si stupra, invece di cercare un equilibrio si uccide. Addirittura c’è chi si arrende a priori e sposa se stesso/a. A Sant’Antonio Abate, nel napoletano, Nello Ruggiero quarantenne parrucchiere ha detto “Sì ” a se stesso nel primo matrimonio single in Italia, <<Non amerò che me stesso>> ha dichiarato.
In Brianza Laura Masi ha fatto lo stesso con un gran bell’abito bianco e la cerimonia che sognava da sempre. Questi matrimoni single, seppur festeggiati alla grande, non hanno che una pubblica valenza simbolica, ma la dicono lunga sulla deriva in corso. Non si sa se è più la paura dell’incontro con l’altro o se è l’incapacità di amare come quel cretino che, in una pubblicità, al momento di dire “Sì” all’imminente sposa sceglie di dirlo invece ad una compagnia telefonica. Del resto una vecchia canzone degli anni ’70 cantava: ” Tu non m’ami più, tu non m’ami più, ma a me cosa importa io c’ho la TV” .
I rapporti sentimentali virtuali erano già cominciati.
Rapporti illusori che non sono davvero al nostro fianco nelle malattie né ci abbracciano se abbiamo paura. Realtà virtuale dilagante e desolante!
Poi per fortuna capita l’eccezione (la tradizione ormai lo è diventata).

Un matrimonio vero, molto elegante nella sua sobrietà, con la commozione sincera degli sposi, dei loro genitori, dei presenti. Un regalo di nozze offerto quasi timidamente, ma stupendo e unico, immateriale che nessun miliardario avrebbe potuto comprare: la musica “Your life” che il maestro organista e compositore Massimo Berzolla ha creato e fatto eseguire per organo e sax soprano durante le recenti nozze della figlia. Nessun esibizionismo, nulla sopra le righe, tutto misurato e autentico. Mi ha commossa e un po’ consolata sapere da queste pagine di un matrimonio così. Non tutto è perduto se, come una boccata d’aria fresca, ci sono ancora dl questi inizi di giovane nuova storia, basati sull’amore, semplicemente così come dev’essere la vita vera, non come quella che propongono gli influencer.
Bruna Milani




Grazie Bruna per le emozioni che sai suscitare con i tuoi racconti.