Si chiama Maria, nome di fantasia, la prima inquilina di Casa Alba a Ziano. La accoglie “un confortevole bilocale in cui entra con progetti e speranze”. Lo racconta Tiziana Pisati in un articolo pubblicato oggi, martedì 24 giugno, sul Corriere della Sera e dedicato al progetto piacentino partito dalla donazione delle sorelle Chiappini.
La struttura, frutto dell’impegno della Fondazione Giulia e Umberto Chiappini Ets, è stata aperta il 9 maggio e offre un rifugio sicuro e dignitoso a donne e bambini in cerca di un nuovo inizio. Dieci appartamenti (trilocali e monolocali) potranno ospitare chi ne ha bisogno per un tempo non superiore ai sei mesi, rinnovabili una sola volta.

A Casa Alba gli “ospiti” saranno accolti in anonimato, per tutelare la loro sicurezza e per garantire la libertà e la serenità necessarie ad una ripartenza, dopo periodi di difficoltà e violenze. Il nome della struttura richiama quello di Alba, una ragazza morta in seguito a reiterate violenze e punta a rispondere, in parte, alle tante richieste di luoghi sicuri che anche a Piacenza continuano ad aumentare. La struttura però non é avulsa dal contesto, anzi. Il progetto, oltre ad aver già attivato una rete di collaborazioni istituzionali, punta anche a coinvolgere in modo attivo la comunità di Ziano.
La realizzazione di Casa Alba ha avuto origine da un lascito benefico, come ha spiegato più volte Elisabetta Chiappini, presidente della Fondazione intitolata ai suoi genitori. Insieme alla sorella Olga, ha dato vita a questa iniziativa, trasformando un patrimonio ereditato in un’opportunità di rinascita per donne in difficoltà.
La progettazione è stata curata dallo studio Scognamiglio Solenghi Architetti, che ha concepito spazi accoglienti e funzionali. Un condominio solidale con spazi comuni e ambienti dedicati a laboratori per attività produttive per offrire alle ospiti la possibiità concreta di ripartire in autonomia, magari proprio imparando un nuovo mestiere.
Lo racconta bene l’articolo di Tiziana Pisati che non può prescindere dal chiedere “Perché tutto questo?” “Sentivamo la necessità di restituire tutto ciò che di buono abbiamo avuto dalla vita-hanno risposto Olga ed Elisabetta Chiappini- apprezzandone il valore anche nelle cose semplici”



