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LETTERA APERTA AL DIRETTORE DI “LIBERTÀ”

Egregio Direttore,

ho atteso qualche giorno perché si calmassero un po’ lo sbigottimento e l’indignazione provati davanti alla risposta di domenica 5 ottobre 2025 che Lei ha dato a quel cittadino che legge il quotidiano Libertà in biblioteca. Invece di congratularsi con lui perché frequenta la biblioteca, gli ha dato dello scroccone come scrocconi considera quelli che lo leggono al bar senza prima averlo comprato.

Lei dice che Libertà ha bisogno di soldi. Fosse anche vero è un discorso da amministratore, mentre un direttore dovrebbe, secondo me, invogliare a diventare lettori paganti evidenziando i motivi per cui il suo giornale si distingue dagli altri per qualità, interesse, indipendenza, utilità ecc. se può dimostrarlo.

Le Sue argomentazioni invece sono state una vera caduta di stile umiliante per il giornale stesso, per i suoi giornalisti e persino per me poiché ho scritto circa vent’anni per Libertà, ma se ci pubblicassi ancora non saprei se oggi, dopo le Sue parole, mi leggerebbero per pietà, per elemosina, per fare un’opera buona o perché mi trovano interessante.

Sappiamo benissimo che la crisi della stampa cartacea è dovuta a molteplici fattori primo fra tutti la qualità dell’informazione. Non si dovrebbe puntare sul maggior numero di notizie appena accennate come fossero l’elenco della spesa, questo lo fa già il web, occorrono invece approfondimenti seri e scritti molto bene (cosa rarissima). La carta stampata non è mordi e fuggi, rimane come occasione ai lettori del piacere di riflettere con calma.

Qualunque quotidiano lo si acquista se lo sentiamo in sintonia o talmente diverso da noi da incuriosirci. Un giornale lo si compra se lo si stima, se non si limita a dare notizie sommarie, se sa spaziare fra più argomenti. Un giornale lo si compra se fa interviste serie con domande anche scomode, se fa inchieste coraggiose, approfondimenti insoliti, se spazia tra vari argomenti, se ha il coraggio di denunciare, se non si limita a pubblicare veline e comunicati stampa, se ha l’onestà intellettuale di sottolineare ciò che è giusto e ciò che non lo è, se non si schiera a priori o ha il coraggio intellettuale di dichiarare da che parte sta, se non teme di disturbare il manovratore.

Perché prendersela tanto con chi legge senza comprare?

Il primo scopo dell’informazione è informare, divulgare, stimolare confronti e dibattiti .

Nei migliori bar del mondo, nei caffè più eleganti di Vienna, Parigi, Londra e in altre località soprattutto in Tirolo i giornali sono a disposizione di tutti attaccati a una lunga “molletta” di legno e chiunque può leggerli tranquillamente senza doverli comprare. Segno di civiltà superiore dove il valore del pensiero viene prima di quello del denaro.
Al bar si possono scambiare commenti e le notizie “volano” com’è giusto che avvenga e se le notizie sono interessanti o utili uscendo si compra il giornale in edicola per portarselo a casa.

Se Libertà ha davvero bisogno di soldi può pensare a un azionariato popolare o fare appello ai lettori per una colletta o lanciare una campagna di abbonamenti.

Come giornalista, come lettrice e come cittadina mi auguro però di non dover più leggere appelli che si rivolgono al portafoglio dei lettori prima che alla loro intelligenza.

Bruna Milani

 

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9 Commenti

  1. Gentilissima Giornalista la ringrazio per le sue acute riflessioni che condivido pienamente. La cultura e l’informazione non devono avere un prezzo e ben vengano tutti gli strumenti che ne permettono la diffusione gratuitamente. Quanto al giornale locale, che è di proprietà di una fondazione cioè di un ente senza scopo di lucro, il suo fine prioritario dovrebbe essere quello della promozione della cultura e non di certo il perseguimento di uno scopo economico.

  2. Perché prendersela tanto con chi legge senza comprare?

    Per la stessa ragione per cui non si possono scaricare musiche senza pagare su piattaforma pirata; per la stessa ragione per cui non si possono guardare televisioni a pagamento attraverso mezzi illegali; per la stessa ragione per cui non si possono pubblicare testi di libri in vendita e coperti da copyright (tutte pratiche, ahimè, altrettanto diffuse)
    Perché non sarebbe legale
    È legale recarsi in biblioteca o al bar e leggersi il giornale, ma non diffonderne i PDF ogni mattina illecitamente…

    Non mi sembra difficile da capire
    Tanto più se poi si tuona contro i finanziamenti pubblici all’informazione

  3. Come darti torto cara Bruna?
    Va anche detto che in questi anni la qualità di Libertà é aumentata parecchio. Ad esempio l’inserto domenicale “Portfolio” che vede anche la mia collaborazione rappresenta uno sforzo per fornire ai lettori quell’approfondimento che manca a diversi altri quotidiani. Comprendo la reazione del Direttore anche se un po’ forte perché sforzo significa investimento.
    Certo che un tuo eventuale ritorno a collaborare con il giornale ne eleverebbe ulteriormente il livello qualitativo.

  4. Stupisce che sia il direttore di Libertà sia uno fra i decani della redazione scendano in campo per una crociata antipirateria che è basata sulla non conoscenza delle norme. Farebbero meglio a farselo spiegare da un fine giurista come il loro presidente, che ben domina la legge e sa il perché la lettura del giornale in biblioteca o al bar è tradizione secolare, pienamente legittima. Vediamo di spiegarlo anche a loro.
    Lo spiegone
    Leggere il giornale in biblioteca o al bar non può essere paragonato alla pirateria digitale. Chi legge il giornale al bar utilizza una copia regolarmente acquistata dal gestore e messa a disposizione dei clienti, come da tradizione e normativa. Allo stesso modo, le biblioteche acquistano o ricevono le copie dei quotidiani tramite deposito legale e le mettono a disposizione degli utenti per la consultazione in sede, in base alle regole del servizio pubblico.In entrambi i casi, la lettura avviene su una copia originale e fisica che resta nei locali e non viene riprodotta o distribuita illecitamente. La pirateria riguarda, invece, la riproduzione e la diffusione di contenuti protetti senza autorizzazione — per esempio l’invio di PDF online — che causa un danno economico agli editori e viola il diritto d’autore. Quindi, la lettura condivisa del giornale in biblioteca o al bar è una pratica legale, riconosciuta e tutelata dallo Stato, e non deve essere confusa con la pirateria digitale!

  5. Gentile Irnerio (!!!)
    Non capisco cosa non ci sia di chiave in questa frase del mio commento
    “È legale recarsi in biblioteca o al bar e leggersi il giornale, ma non diffonderne i PDF ogni mattina illecitamente…”
    Esattamente quello che dice lei
    Firmato il decano

  6. Gentile decano
    lasciando perdere le chiavi ed i refusi, l’impressione è che con il suo “pro aliquo perorare” sia andato decisamente fuori tema. La invitiamo a rileggersi l’articolo del suo direttore in cui non si fa alcun riferimento a PDF diffusi illecitamente (che sono pratica illegale e perseguibile) ma si paragona il lettore della Libertà al bar ad un avventore che morde una brioche e poi la lascia lì senza pagarla, commettendo il reato di insolvenza fraudolenta (art. 641 c.p.) o in subordine un illecito civile. Ancora peggio il parallelo che il suo direttore ci regala, quello secondo cui il lettore della biblioteca sarebbe come chi ruba la bustina al bar ossia un ladro, uno che commette il reato di furto (art. 624 c.p.) sebbene di lieve entità. E’ questa visione che ha indignato e fatto inorridire tanti piacentini, compresa la brava Bruna Milani. Chiamare ladri e insolventi coloro che esercitano a pieno titolo un loro diritto non ha giustificazioni ed è una indubbia caduta di stile da cui lei dovrebbe prendere le distanze. “Ab injustitia abstinendum est”.

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