Non é un coccodrillo giornalistico, preconfezionato, né un articolo celebrativo della sua importante carriera. Già altri hanno ricordato in queste ore i suoi tanti successi professionali, i tanti ruoli tra quello di musicologo, docente, critico musicale e musicista, che ne hanno fatto un riferimento per Piacenza e un’eccellenza a livello nazionale. Il maestro Francesco Bussi si é spento domenica 19 ottobre, all’età di 99 anni.
Convinta, come tanti altri, che sarebbe arrivato al traguardo dei 100, lambita in queste ore da emozioni e da ricordi, mi sento di scrivere poche righe, come avrebbe forse gradito lui.
Come ex allieva, vorrei condividere un ricordo personale e affettuoso di un insegnante che ha rappresentato molto nella mia formazione, come in quella di tanti altri che hanno avuto la fortuna di seguire le sue lezioni.
Anni 70/80, Conservatorio Nicolini, lezioni di Storia della Musica. Accanto a quello di Armonia, indispensabile per arrivare al diploma di qualsiasi strumento, c’era anche l’esame (temutissimo) di Storia della Musica.
Due anni di lezioni, un viaggio nella storia della musica, dalle origini fino alla contemporaneità. Una materia ingiustamente relegata tra quelle complementari, che Bussi si impegnava a rendere primaria e importante. Severo ma appassionato, colto ma anche capace di trasmettere l’amore per ciò di cui parlava, puntuale e competente.
Quanti pomeriggi in quella palazzina distaccata dal corpo centrale del Conservatorio, su all’ultimo piano! L’età autorizzava noi studenti ad una leggerezza di spirito anche nell’affrontare una materia così autorevole e chissà quanti di noi all’epoca colsero il valore di quelle lezioni. Gli imprevisti con la tecnologia di allora (un registratore a cassette per ascoltare ciò di cui si parlava) non mancavano mai, ma non fermavano certo l’energia di lezioni memorabili.
Autori, compositori, opere e partiture. Il Maestro Bussi non si limitava a raccontare, a spiegare. Via dalla cattedra, seduto al pianoforte, non si risparmiava nello sviscerare i significati più alti di composizioni più o meno conosciute.
Un musicista, per bravo che sia, non può interpretare un brano senza conoscerne la genesi, i significati, il valore. Ne era convinto Bussi. E proprio le sue lezioni, oltre ad insegnarmi questo, mi hanno incoraggiata a studiare ancora, ad approfondire, a capire. Oggi quello che ho imparato dal Maestro Francesco Bussi, torna spesso come un riverbero che acquista forza e significato, e non tanto perchè anch’io sia in cattedra, con tanta modestia, ad insegnare ai ragazzi di oggi quanto sia bella la musica anche nella storia dei suoi protagonisti. L’eredità del suo insegnamento é più preziosa, raffinata, una virtù sottile che permette di capire a fondo, di godere della ricchezza di sfumature di una partitura ben eseguita. Un privilegio che mi dà emozione ogni volta, nel seguire, consapevolmente, i rivoli invisibili di musiche e suoni.
Grazie Maestro Bussi, spero che anche Piacenza la possa ricordare come merita.



