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IO, VOLONTARIO DI 19 ANNI, RICORDO QUELLA RICHIESTA DI ANZIANO CON COVID”PROMETTETEMI CHE NE USCIRO’ VIVO”

E’ emozionante la testimonianza di un giovane volontario della Croce Bianca di Piacenza. L’esperienza di aiuto e soccordo nel periodo Covid lo ha cambiato per sempre:

“Buongiorno a tutti, mi chiamo Gian Guido Pighi, ho da poco compiuto 19 anni e sono un volontario della Pubblica Assistenza Croce Bianca di Piacenza.

La mia esperienza all’interno dell’associazione è iniziata con la partecipazione al corso alla cittadinanza 2019, proposto dalla Croce Bianca con cadenza annuale.

Curiosità, voglia di migliorarmi facendo qualcosa di utile per me stesso e per gli altri, e un fremito di portare a termine questo percorso sono solamente tre delle sensazioni che mi hanno accompagnato fin da subito nella nuova avventura concretamente iniziata però al compimento dei miei 18 anni a Novembre.

Il giorno dopo il mio compleanno salgo per la prima volta in ambulanza con un pizzico di incertezza e titubanza: era un mondo tutto nuovo per me.

Io e il mio capo-equipaggio iniziamo subito il check sanitario del mezzo e ne approfitto per fargli alcune domande inerenti ad alcuni strumenti all’interno del vano sanitario, e ad alcuni aspetti legati agli interventi. Ad un certo punto lo squillo del telefono del 118 squarcia quel clima relativamente tranquillo.

Di primo impatto, quando ho sentito quell’inconfondibile suono, due erano le sensazioni principali presenti in me: il timore e allo stesso tempo la curiosità del primo intervento d’emergenza e il cuore in gola dato dal pizzico di normale agitazione che mi ha assalito in quell’istante.

Il pomeriggio proseguiva nel medesimo modo, proseguendo tra un’emergenza e l’altra.

Alle 16.30 di quel pomeriggio è salito un altro soccorritore il quale non esitava a spendere parole di conforto per tranquillizzare quell’agitazione che ormai mi portavo dietro dall’inizio del turno, legata “all’incognita del prossimo intervento”.

 A fine turno ero un concentrato di felicità, stupore per aver portato a termine il mio primo turno in emergenza e voglia di rifarlo.

Passa qualche mese e si susseguono i turni, e come essi anche le emozioni e le “ricompense morali”.

Dopo aver fatto qualche turno in più ho avuto modo di apprendere il reale ed impagabile valore di un semplice “Grazie per quello che fate”. È abbastanza raro infatti che questa frase ci venga detta, ma ogni volta che la sento mi si riempie il cuore di calore ed entusiasmo, mi ripaga per quello che faccio e soprattutto rende quasi nulle le fatiche legate al turno in sé come ad esempio il freddo ed il maltempo etc.

Situazione che ho avuto modo di verificare e acquisire in modo maggiore soprattutto durante la prima ondata dell’emergenza Covid-19, che ricordiamo aver colpito duramente il territorio del Piacentino nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio.

Il passaggio di qualifica mi ha permesso poi durante l’emergenza Covid di poter salire sui mezzi di emergenza dedicati come soccorritore, ed è forse stata questa l’esperienza che più di tutte mi ha segnato particolarmente e che secondo me mi ha impresso qualcosa in modo indelebile.

Mi ricorderò sempre infatti del caldo e del sudore patiti all’interno delle tute, portate rigorosamente ad ogni emergenza da inizio a fine turno e cambiate dopo ogni servizio, della difficoltà respiratoria dovuta alle mascherine FFP2 o FFP3 portate anch’esse costantemente, del pungente odore di gel per le mani e disinfettanti vari e del persistente suono delle sirene delle ambulanze che martellava ormai nelle orecchie di tutti.

Tuttavia, dal momento del suono del telefono del 118 tutto ciò si annullava: si indossavano tutti i DPI necessari e poi si partiva a sirene spiegate per raggiungere il paziente e dar lui quindi supporto, molte volte anche morale, nel più breve tempo possibile.

Mi ricorderò sempre poi di quel servizio assegnatoci dalla centrale 118 di Parma di un signore con la febbre e la tosse, con saturazione molto bassa.

È impresso dentro me lo sguardo e le espressioni dei parenti sia mentre lo attaccavamo all’ossigeno sia quando lo stavamo caricando per portarlo in più in fretta possibile verso il Pronto soccorso: è stata dura, molto dura.

In quel momento ti immedesimi anche nel dolore dei parenti che straziati dal vedere un loro caro andar via in ambulanza ti rivolgevano domande del tipo “Ragazzi prometteteci che rivedremo il nostro papà”.

Sono situazioni in cui, nonostante tu sia concentrato sui protocolli e su cosa fare al meglio in quel momento per il paziente, ti colpiscono dentro nel profondo. È la situazione in cui nessuno di noi vorrebbe trovarsi. È stato difficile non poter dare una risposta a persone, famigliari in questo caso, che non sapevano se avrebbero rivisto il proprio caro in futuro. Come diciamo qui a piacenza: “ti viene un po’ il magone”, una sensazione di stretta alla gola.

Non è stata l’unica cosa che mi ha colpito però. C’è stato infatti anche un momento durante il trasporto in cui questo signore visibilmente affaticato cercasse di raccogliere tutte le forze per dire due semplici cose alimentate forse da una paura di base: “Promettetemi che ne uscirò vivo” riferendosi al Pronto soccorso e “Grazie per quello che fate”.

Non aggiunse altro, se non prendermi la mano e stringerla con tutte le sue forze e guardarmi dritto negli occhi accennando un sorriso. È qui che capisci che hai accantonato inconsapevolmente le sofferenze legate al caldo estremo dentro alla tuta e al sudore a fiumi per accogliere, con un pò di empatia, il dolore del paziente e dei famigliari. È qui che il dolore altrui diventa anche un po’ tuo, ti ci immedesimi.

Sono momenti come questi che ti fanno capire le reali dimensioni di quello che sei rapportato in quella determinata situazione, di quello che stai facendo e soprattutto del perché lo stai facendo, rendendoti fiero di te stesso per quello che hai fatto: un piccolo gesto, ma dall’enorme significato che risponde al nome di “aiutare”.

Già, questa è la parola che riassume quello che è lo spirito del volontariato che vorrei si trasmettesse a tanti giovani come me: “aiutare”.

Perché alla fine poco importa come va il turno e se hai fatto 10 uscite o una soltanto, quello che importa è che con quel turno, indipendentemente dal numero delle uscite, hai sempre aiutato qualcuno e questo è l’importante. E le persone che mi chiedono “Ma perché butti via 6/7H del tuo tempo per fare una cosa per la quale non sei nemmeno ripagato?”

Beh, quella è la risposta che mi sento di dar loro.

È un’esperienza che consiglierei? Assolutamente si, specialmente ai giovani come me.

Pubblica Assistenza CROCE BIANCA PIACENZA ODV –  ANPAS

Mirella Molinari
Mirella Molinarihttps://www.piacenzadiario.it
Mirella Molinari è una giornalista piacentina. Per 15 anni Direttore del Telegiornale di Teleducato Piacenza, è stata la prima donna a Piacenza alla guida di una redazione televisiva e una delle prime telereporter piacentine in grado di realizzare riprese e montaggi video. E proprio nel panorama della tv piacentina ha portato uno stile del tutto nuovo, più spontaneo e vero. E’ sua l’idea di un format di successo, come “Per la strada”: storie di vita vissuta, interviste girate tra le gente, nei bar all’aperto e nei luoghi simbolo della città. Come Direttore del Tg ha coordinato e condotto, oltre a due edizioni di news quotidiane, dirette elettorali, confronti politici, programmi di approfondimento e attualità come “Diario” e “Piacenza Europa”, di cui ha firmato centinaia di puntate. Responsabile anche del sito di Teleducato Piacenza fino al 2014, dal 2015 gestisce e coordina, insieme alla figlia, Laura Parmeggiani, il blog Piacenza Diario. Anche in questo caso, un primo esempio di approfondimento più vicino ai temi della gente, con lo scopo di raccontare storie vere e di raccogliere opinioni e commenti lontani da stereotipi omologati. Laureata in lettere e diplomata in pianoforte , Mirella Molinari è anche insegnante di musica e, sempre per la tv, ha curato programmi di divulgazione culturale/musicale. Tra i più apprezzati: “Scena e retroscena”, dedicato alla stagione lirica piacentina, con interviste, anticipazioni ed esclusivi “dietro le quinte” , ma anche le dirette delle prime del Municipale di Piacenza. Tra le tante, memorabile la 400esima recita di Rigoletto per Leo Nucci, condotta in diretta e in esclusiva da Mirella Molinari, nel 2008, per Teleducato. Ha curato documentari storici tra cui quello dedicato alla congiura farnesiana, in collaborazione con la Banca di Piacenza, “Margherita d’Austria, Duchessa dimenticata” e, ancora per la Banca di Piacenza, due documentari dedicati a restauri in San Sisto e presso la Collegiata di Cortemaggiore. Convinta della necessità di dare spazio ai giovani, ha ospitato in redazione decine di ragazzi, per una prima esperienza giornalistica. Ha coordinato e firmato il primo Tg realizzato da studenti, con il progetto triennale di videogiornalismo scolastico, in collaborazione con il Liceo Artistico Cassinari di Piacenza.
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