Mattia, 13 anni, ha un pollaio e lo cura con passione e costanza. Pare, ma su questo non svela particolari, che con la musica anche le sue galline, come è capitato per altri animali, producano più uova e vivano meglio. Di sicuro, a farle vivere bene, è l’impegno affettuoso che questo ragazzo mette in un’attività che appare così lontana da quelle della maggior parte dei suoi coetanei.
A Vigolzone, il paese dove vive insieme alla sua famiglia, Mattia ha avviato questa avventura, prima curando il pollaio della nonna, insieme alla mamma, poi creandone uno suo, che a breve verrà ulteriormente ingrandito (lui ci sta già lavorando).
Intervistato dai suoi compagni di classe per il giornalino scolastico ha raccontato che ha 13 galline grosse e tre galli.
“ I galli vanno divisi, in particolare uno, perché viene aggredito dagli altri, e anche i pulcini vanno tenuti separati perché subiscono lo stesso trattamento”
“Le galline hanno un nome e le distinguo per colore e grazie alla forma della cresta, delle penne. Alcune sono più aggressive” .
Partito con una piccola struttura, nel tempo, Mattia, l’ha ingrandita continuando ad occuparsi della cura quotidiana degli animali.
“Do da mangiare e da bere alle galline, raccolgo le uova e tengo la paglia pulita. Cosa mangiano? Granoturco, frumento, farina di granoturco, alla mattina d’inverno preparo la crusca di grano bagnata con acqua bollente e la mangiano tutta!”
Quante uova fanno in media?
“Ho iniziato con sei galline, facevano tre uova la giorno. Adesso ho 9/10 uova al giorno, il massimo è stato 11. Le chiocce quando nascono i pulcini per oltre un mese non fanno uova. E durante l’inverno, con il freddo, la produzione diminuisce.”

E poi ci sono i pulcini
“Gli ultimi 15-di cui abbiamo le foto-sono nati dal 15 al 17 maggio” Mattia racconta che segue spesso lo schiudersi dell’uovo, che i pulcini non escono mai subito e che appena nati, per un paio di giorni, non mangiano nulla; si comincia poi con l’apposito mangime, a piccoli pezzetti, e con poca acqua che beccano in modo strano.
Le uova vengono usate in casa, non c’è commercio, e l’idea è che questa esperienza serva soprattutto a mantenere un collegamento prezioso con la natura, un legame che per molti dei nostri ragazzi è ormai lontano. Il valore delle scuole di provincia è un po’ anche questo, la sorpresa e il piacere di racconti di quotidianità dal sapore autentico. Un volto bello della nostra terra, che grazie a ragazzi come Mattia resta integro e vitale.






