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I RITRATTI INTERIORI DI JOHN PHILIPPIDES

Finalmente ci toglieremo le mascherine e torneremo a vederci in volto. Stavamo dimenticando le facce, i sorrisi, le smorfie. Certo si vedevano gli occhi “specchio dell’anima” ma quanti sanno leggere l’anima negli occhi altrui? È  il momento di occuparsi di un aspetto dell’arte, il più difficile ma il più  intrigante: il ritratto. Tutta la storia dell’arte ne è  costellata e abbiamo visto ritrattI ufficiali nei quali, più  della persona ritratta, veniva evidenziato il suo ruolo sociale, politico o religioso. Altri dipinti hanno riprodotto persone in scene quotidiane come il drammatico  “Mangiatori di patate” di Van Gogh o la luminosa “Colazione del mattino”* di Amedeo Bocchi. Artisti hanno saputo cogliere emozioni evidenti come la gioia straripante della “Mammina”* di Francesco Paolo  Michetti o il dolore per la cattiva notizia ricevuta ne ‘La lettera” di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Abbiamo visto le donne frementi di Giovanni Boldini, i ritratti in movimento di Pablo Picasso, e nudi a non finire eppure qualcosa è  sempre sfuggito alla cattura del fotografo, dello scultore, del pittore. Forse perché un essere umano è in continuo divenire, forse perché nessuno conosce davvero neppure sè stesso. Eppure c’è un artista che nei ritratti ha saputo cogliere qualcosa in più di quanto altri hanno fatto finora.  È  JOHN PHILIPPIDES. Nato ad Alessandria d’Egitto da genitori greci  vive e lavora in Australia, ha frequentato accademie artistiche a Venezia e Roma. Sue opere sono presenti in Australia alla Galleria Nazionale d’arte moderna di Sidney e in una, aperta al pubblico, prestigiosa collezione di disegno contemporaneo. È presente anche  negli Stati Uniti. “Faccio dei ritratti per sublimare la bellezza dell’imperfezione di un volto” dice, ma vedendo i suoi straordinari lavori si capisce subito che per “imperfezione” non bisogna intendere “non perfezione, non bellezza”. Forse è  da intendersi come bellezza non compiuta. I suoi ritratti infatti sembrano partire dall’embrione del soggetto, dal suo DNA, dal Sè più  profondo di ciascuno, da quel grumo, principio di vita, che sarà un po’ scelta e un po’ destino, da quell’inizio di ognuno che è  un gomitolo di giorni e accadimenti che si srotola man mano.

Opere di John Philippides

Questa interiorità è  miracolosamente evidente nei ritratti eseguiti da PHILIPPIDES. Il reticolato di segni è  la complessità della vita, il groviglio di sogni e delusioni, la somma dei contrasti e degli intrecci di ogni storia. Partono da un centro (embrione, destino?) e si dipanano verso l’esterno, verso  quel volto che appare agli altri. Visto attraverso l’arte di Philippides qualunque viso racconta molto, molto di più che in qualsiasi ritratto fatto da altri. Ho potuto verificarlo di persona guardando un ritratto che Philippides ha fatto a Giorgio  Fabbris un  artista che conosco.  John Philippides ha saputo cogliere tutta la vastità e la complessità del pensiero di Fabbris. 

Opere di John Philippides- al centro il ritratto di Giorgio Fabbris

Ma la superlativa bravura di Philippides è  indubitabile nei ritratti che ha fatto a sua madre come se non solo conoscesse ogni più  recondito pensiero di questa donna, ma volesse anche scandagliarne l’anima ancora di più in un tentativo di fusione con lei. Nei ritratti la madre è  immobile come un punto fermo nella vita (una guida, un approdo). Magnifici tutti questi ritratti, di cui viene spontaneo invidiare la capacità artistica dell’autore, ma il più  commovente è  quello in cui le labbra della madre sono colorate di un pallido rosa antico. Labbra chiuse di madre che non può  più  parlare, ma la cui tenerezza rimane in quel colore delicato a testimoniare tutte le parole affettuose già dette, tutti i consigli già  dati, forse anche  persino  tutti i rimproveri. Di tutto il ritratto l’unica nota di tenue colore è per le sue labbra chiuse, ma come offerte in un ultimo bacio non dato o dato per sempre.

Opere di John Philippides- Ritratti della madre

Questa capacità di fissare e trasmettere emozioni non evidenziate dal soggetto ritratto, ma tenute dentro, non sono  sentimentalismo o psicologia spicciola,  questa capacità di partire dal “nocciolo” dei soggetti ritratti dimostrano che JOHN PHILIPPIDES è con ogni probabilità il più  grande ritrattista di oggi.
Bruna Milani

* questi dipinti si trovano presso la Galleria d’arte Moderna  Ricci Oddi di Piacenza

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