Il dramma della violenza contro le donne è indubbiamente un segno di inciviltà presente in varie culture compresa la nostra anche se noi ci differenziamo per la possibilità che abbiamo di parlarne. Non ci conforti però il solo denunciare e discuterne. Farne teoria, per quanto dotta, è troppo poco per cambiare le cose.
Il giustissimo inasprimento delle pene non basta a fermare la violenza come non bastano i braccialetti elettronici, spesso mal funzionanti, o le denunce tempestive da parte di donne in pericolo. Bisogna però continuare a denunciare, a parlarne a tutti, a chiedere aiuto a tutti. Si vorrebbe introdurre nelle scuole l’educazione sentimentale. Non so come possa essere fatta. Insegnando dei principi teorici da imparare a memoria? Principi che appena fuori dalla scuola la società smentisce. Agli occhi dei giovani infatti genitori e insegnanti sono minoranza mentre la società, là fuori, è la maggioranza quindi ben più influente.
È utile, ma non abbastanza, dare consigli, soprattutto alle donne più giovani, su come riconoscere i segnali di un rapporto pericoloso o che potrebbe diventarlo, ma penso che occorra agire molto prima, nella primissima adolescenza quando si forma in noi donne il pensiero, seppur vago, dell’uomo ideale. Su questo mi permetto di offrire una riflessione senza crederla risolutiva, ma un piccolo aiuto aggiuntivo sì. So perfettamente quanto complesso sia il problema e quanti siano gli aspetti su cui intervenire, ma dire:
<< Se ti controlla sempre è pericoloso>> può essere troppo tardi perché la ragazza sta già con quel ragazzo e lei può essere in pericolo sia se lo lascia, perché lui potrebbe “vendicarsi”, sia che per paura resti con lui.
Tra i tanti motivi dell’origine della violenza c’è anche il criterio con cui si sceglie il compagno. Il duro che con la violenza si fa “rispettare” dal gruppo? Quello carino che tutte le amiche vorrebbero? Quello che compie bravate per vantarsi sui social? Quello che spera di andare in televisione? O quello taciturno di cui non sappiamo nulla e che scatena in noi la sfida ad aprire il suo cuore? Il piccolo delinquente o il drogato che ci suscita la sindrome della crocerossina del tipo “Io ti salverò” ? Certo ci sono anche la sfortuna, l’inganno, la patologia latente, non solo la conseguenza di una scelta sbagliata. Ma quali modelli di partner i nostri mass media, la nostra società, la nostra cultura propongono ai giovani?
La violenza è talmente rappresentata nei film, nelle serie televisive, nei cartoons, talmente narrata ogni pomeriggio e ogni sera in TV con morbosa dovizia di particolari che viene normalizzata. Per cui ragazze osservate la reazione del vostro compagno di fronte all’ingiustizia e alla violenza nei confronti di una persona o di un animale e capirete meglio chi è. Quali modelli di coppia mostrano trasmissioni seguitissime dove lui e lei si scelgono in base a non si sa cosa oltre all’aspetto fisico? Non parlano mai di come intendono l’amore, la coppia, la vita, di cosa vogliono farne di sé né di cosa intendono fare per gli altri.
C’è poi chi si batte soprattutto sul tema del gender, della sessualità (sarebbe più esatto dire genitalità) come se quella fosse la parte principale dell’individuo che invece non può e non deve essere ridotto solo a questo aspetto, perché l’essere umano è un intero. Propongo di ritornare alle fiabe non per evitare le sfide del presente, ma perché insegnavano che il pretendente, principe o vagabondo non importa, dovesse dimostrare di superare delle prove per essere degno dell’amata.
Non posso parlare a tutte le donne, gli aspetti da affrontare sarebbero troppi per queste poche righe, ma invito le ragazze a sondare bene i pensieri e i progetti del ragazzo che a loro piace e di sottoporli a prove di attesa, di pazienza, di ascolto . Carlo Laurenzi, scrittore giornalista e critico che ho amato molto, mi disse la formula per capire se qualcuno mi amava davvero:
<<Guarda quanto rispetta la tua sensibilità e a cosa è disposto a rinunciare per te>>. Chiedo alle donne di usare questa cartina di tornasole prima di mettersi con qualcuno. Scegliete uno di cui essere fiere, che migliori voi stesse e la vostra vita. E non parlo di soldi. Alle scuole direi di far leggere libri dove si amano uomini degni, onesti, disposti a qualche rinuncia, romantici davvero, cioè capaci di tenerezza , rispetto, fantasia e vadano ben oltre palloncini e cioccolatini.
Certi libri, letti molto tempo fa, mi hanno dato un’ idea dell’amore che sto riscoprendo come necessaria. Ho una collana di molti volumi con le fiabe di tutto il mondo che mi ha dato l’idea di illustrare l’articolo con immagini fiabesche per dare alle donne, incupite dall’argomento violenza, almeno un attimo di dolcezza e lievita’. Mi permetto di suggerire alle scuole di riscoprire ancora certa letteratura ricca di sentimenti (unico modo secondo me per proporre valori in modo piacevole e intimo) e, perché si gettino le basi giuste fin da piccoli, alle scuole elementari si dovrebbe leggere qualche fiaba da cui si evince che una donna bisogna meritarsela.
Bruna Milani




Concordo.
Fiabe, favole e letteratura, lì c’è tutto quel che serve per una buona “educazione sentimentale”
Bravissima Bruna
Ancora una volta, e spero tante volte ancora, Bruna Milani affronta il problema che vuole trattare, con una narrazione invitante; sembra di sentir parlare per la prima volta dell’ argomento, Evita i luoghi comuni, non intende creare angoscia in chi legge, smonta la situazione tragica della violenza sulle donne, con una conoscenza profonda di quanto ciascuna di noi avrebbe voluto sapere da sempre
Bravissima Bruna io ormai sono alla fine della vita….. Mi dispiace molto x la gioventù che dovrà affrontare questa società.. Non posso che pregare per loro. negli anni a venire pochi o tanti che siano perché si possa trovare una soluzione Un abbraccio forte. Ciaooooo
Ancora una volta desidero esprimere i miei complimenti e anche un sentito Grazie per questo articolo, che è una lucida descrizione di quanto poco sia tenuta in considerazione una sana educazione dei nostri giovani , ma ci coinvolge pure nella possibilità di riuscire a fare un qualche concreto tentativo con i bambini che abbiamo vicino.
A ciascuno di noi adulti spetta fare la propria parte, a qualunque titolo ci capiti di occuparcene, figli, nipoti, vicini di pianerottolo o di casa, o semplicemente incontri casuali per la strada o ai giardinetti.
Con i dovuti modi, tutti possiamo essere educatori, anziché distogliere lo sguardo dai soprusi che ogni giorno ci capita di incontrare.