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Galleria Alberoni. “Costruttori di pace. Dieci Premi Nobel per la pace e due Pontefici nei ritratti di Franco Scepi”

Dopo l’inaugurazione dell’opera -monumento Dal Buio alla luce, costruita nello spazio antistante il fronte est del Collegio Alberoni, concepita per celebrare l’operato del Corpo Sanitario Italiano durante la pandemia da Covid 19 l’artista Franco Scepi torna alla Galleria Alberoni con una mostra intitolata costruttori di pace, che rivelerà per la prima volta al pubblico, presentandoli in prima assoluta, i ritratti di dieci Premi Nobel per la Pace e di due Pontefici da lui realizzati.

L’esposizione, che sarà visitabile a partire da domenica 18 dicembre e fino a domenica 5 febbraio 2023, è promossa e curata da Opera Pia Alberoni in collaborazione con l’Associazione Gorbachev e il Segretariato Permanente dei Premi Nobel per la Pace.

Le ragioni di una mostra

In un momento drammatico della storia mondiale segnata da quella che Papa Francesco ha chiamato la “terza guerra mondiale a pezzi”, le dodici tele dell’artista Franco Scepi, esposte al pubblico in prima assoluta, ritraggono dodici costruttori di pace la cui biografia, il cui impegno e sacrificio per la costruzione della pace nel mondo, si fanno segno di speranza per ciascun uomo.

Una mostra proposta pertanto non solo agli appassionati di arte contemporanea, ma anche a tutti cittadini, con la quale gli Enti promotori vogliono contribuire alla riflessione sul delicato tema della convivenza pacifica nel mondo.

Le ragioni del titolo

Il titolo della mostra è ispirato al Vangelo di Matteo (Mt.5,9) ovvero alla settima beatitudine: Beati i costruttori di pace.

La settima beatitudine è la più attiva, esplicitamente operativa; l’espressione verbale è analoga a quella usata nel primo versetto della Bibbia per la creazione e indica iniziativa e laboriosità. L’amore per sua natura è creativo – l’amore è sempre creativo – e cerca la riconciliazione a qualunque costo. Sono chiamati figli di Dio coloro che hanno appreso l’arte della pace e la esercitano, sanno che non c’è riconciliazione senza dono della propria vita, e che la pace va cercata sempre e comunque. Sempre e comunque: non dimenticare questo!

(Papa Francesco, Udienza Generale, Biblioteca del Palazzo Apostolico, Mercoledì, 15 aprile 2020)

Dieci Premi Nobel e due Pontefici

I costruttori di pace ritratti da Franco Scepi sono i seguenti:

Mickail Gorbaciov, premio Nobel nel 1990, Rigoberta Menchù, premio Nobel nel 1992, Adolfo Maria Pérez Esquivel, premio Nobel nel 1980, Joseph Rotblat, premio Nobel nel 1995, Betty Williams, premio Nobel nel 1976, Lech Walesa, premio Nobel nel 1983, Tenzin Gyatso, premio Nobel nel 1989, Shimon Peres, premio Nobel nel 1994, Mairead Corrigan, premio Nobel nel 1976, Jody Williams, premio Nobel nel 1997, Carol Wojtyla canonizzato il 27 aprile 2014, e Jorge Mario Bergoglio, eletto Pontefice il 13 marzo 2013.

(Vedi paragrafo dedicato)

Quale genesi hanno avuto i ritratti esposti in mostra e perchè Franco Scepi ha deciso di dipingerli?

ll 21 aprile 1999 il primo Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace si aprì a Roma, in Campidoglio, presieduto dal Nobel Mikhail Gorbaciov e dal sindaco Francesco Rutelli alla presenza di altre sei personalità insignite del Nobel per la pace; tutti furono ricevuti da Giovanni Paolo II in udienza privata.

Per quella prima e importante occasione venne chiesto a Franco Scepi di realizzare un’opera pittorica su tela che sapesse fondere il simbolo dell’Uomo della Pace, opera da lui realizzata dopo l’incontro con l’allora arcivescovo di Cracovia Carol Wojtyla e la forza di Papa Giovanni Paolo II quale costruttore di pace nel mondo. Nacque così il dittico Uomo della Pace Carol Wojtyla, oggi custodito ed esposto in Vaticano.

Le emozioni di quel primo Summit suscitarono in Scepi l’idea e il desiderio di realizzare un ritratto a ciascuno dei Premi Nobel presenti a Roma. Presero così progressivamente forma undici delle dodici tele esposte alla Galleria Alberoni (vedi paragrafo dedicato)

Il ritratto di Papa Francesco e l’attualità dell’impegno per la pace

A distanza di oltre vent’anni dall’inizio del progetto dei ritratti dei Nobel per la pace Franco Scepi, su invito dell’Opera Pia Alberoni, ha messo mano alla raffigurazione di Jorge Mario Bergoglio, appositamente realizzata da Franco Scepi per questa esposizione, riattualizzando così l’intero percorso ritrattistico (in coerenza con l’Over Ad’Art da lui ideata).

Il ritratto di Papa Francesco si pone come monito per ciascuno di noi: anche il presente ha bisogno di convinti costruttori di pace per i quali Papa Francesco, voce autorevole che ogni giorno chiede e invoca la pace, rappresenta un modello e una guida.

“Che cosa deve ancora succedere? Quanto sangue deve ancora scorrere perché capiamo che la guerra non è mai una soluzione, ma solo distruzione? In nome di Dio e in nome del senso di umanità che alberga in ogni cuore, rinnovo il mio appello affinché si giunga subito al cessate-il-fuoco.” (Roma, 2 ottobre 2022, Recita dell’Angelus).

Dodici ritratti per dodici didascalie ragionate

Nella Sala di mostra le dodici opere di Franco Scepi sono accompagnate da didascalie ragionate che, in breve sintesi, permettono al visitatore, non solo di apprezzare l’espressione formale dell’artista, ma anche di conoscere i tratti salienti della biografia di personalità che hanno contribuito, ciascuna in modalità peculiari, alla costruzione della pace nel mondo.

L’uomo della Pace, la tela originaria del 1977 e una scultura in mostra

Esposta in mostra, alla Galleria Alberoni, anche la tela originaria con L’uomo della Pace, realizzata, a olio su tela, nel 1977, da Franco Scepi, dopo l’incontro con Carol Wojtyla. Si tratta della prima raffigurazione dipinta dall’artista di un’immagine divenuta ben presto molto popolare.

L’incontro con l’allora arcivescovo Carol Wojtyla, avvenuto a Cracovia nel 1977, aveva ispirato a Franco Scepi l’opera pittorica L’Uomo della Pace nella quale, da una testa d’uomo in mattoni, fuoriescono una colomba intenta a portare via la falce e il martello, i simboli del comunismo russo.

La particolare forza dell’immagine colpì il regista Andrzej Wajda che la volle quale

manifesto del suo film L’uomo di marmo, vincitore del Premio Internazionale della Critica al Festival di Cannes del 1978, contribuendo così a renderla popolare.

ln seguito agli eventi che portarono al crollo del muro di Berlino il Presidente Mikhail Gorbaciov ha ritenuto questa opera simbolo della fine della guerra fredda, motivo per cui fu sottoscritta da tutti i Premi Nobel per la Pace.

In occasione del primo Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace, tenutosi a Roma, Franco Scepi realizzò una seconda e definitiva versione nella quale, dalla testa d’uomo, al posto del simbolo del comunismo, si alzava in volo una colomba bianca, che generò anche l’idea di plasmare un grande monumento in bronzo.

In seguito furono realizzati dall’artista molteplici monumenti che furono posti in piazze, musei e basiliche.

Fu creato anche un piccolo bronzo denominato Scepi’s Man of Peace, riconoscimento consegnato alle personalità distintesi quali costruttori di un mondo di pace.

Completa la mostra l’esposizione della scultura in acciaio corten, progetto dell’opera/monumento, di 3 metri di altezza, installata nel giardino della Abbazia di San Colombano a Bobbio, inaugurata il 23 novembre 2017, in concomitanza con le celebrazioni della Solennità dedicata al Santo.

Nella versione realizzata per Bobbio, il volto e la colomba sono raffigurati in trasparenza, in un oltrepassamento della distinzione tra fronte e verso, con la quale l’artista intende alludere a una pace che non può che essere costruzione di sintesi tra una tesi e un’antitesi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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