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“Forum della città che vogliamo” un sasso nello stagno di un dibattito sul PUG

L’incontro promosso dalla Consulta Ambiente e Territorio  il 20 febbraio scorso, nell’accogliente “serra” di Palazzo Ghizzoni Nasalli, come “Forum della città che vogliamo”,  ha registrato la partecipazione di un folto pubblico di cittadini, associazioni e rappresentanti di categoria economica, dimostrando come sul PUG (Piano Urbanistico Generale) in corso di definizione, ci sia un gran bisogno di dibattito, purtroppo finora inadeguato. Una sorta di “dèbat public”, alla francese, che fa davvero fatica ad attecchire in Italia, purtroppo.

Nel corso della presentazione delle osservazioni al PUG, che hanno richiesto un duro lavoro di studio e approfondimento  ai cittadini e  volontari che le hanno redatte (vedi per esempio la riperimetrazione della cosiddetta “forestazione urbana”), sono emersi tre punti fondamentali:

1) i cambiamenti climatici e l’urgenza delle misure di adattamento necessarie per contrastarli non permettono alibi alle amministrazioni per ignorarne la gravità, legittimando un approccio alla pianificazione osoleta, con premesse intrise di aspirazioni alla sostenibilità ambientale e  alla rigenerazione urbana ma senza decisioni conseguenti.

2) Le aree verdi residue all’interno del territorio urbanizzato e nelle frazioni non sono “vuoti urbani” da riempire e da trasformare. Anche se non ci sono le risorse per trasformarle in parchi o spazi fruibili attrezzati – per mancanza di risorse o per mancanza di una sufficiente cultura urbana per apprezzarne il valore, non solo ambientale ma anche economico (perché non contabilizzare i benefici sulla salute fisica, psicologica e sociale?) – l’obiettivo più importante è lasciarle permeabili, proteggendo il suolo ancora NON cementificato, come preziosa e insostituibile carta assorbente della CO2 !

I diritti edificatori decaduti, per effetto della legge urbanistica regionale, non possono più essere fatti valere come diritti acquisiti. La proprietà privata dei suoli non conferisce alcun diritto di edificabilità e di valorizzazione fondiaria “per sempre”; la pianificazione urbanistica è – o dovrebbe essere – orientata al conseguimento dell’interesse pubblico che oggi non è certo riempire gli spazi vuoti ma lasciarli respirare. Anche tenuto conto della soverchiante disponibilità di aree dismesse, o non più utilizzate e abitate, da rigenerare. La città dovrebbe essere intesa come bene comune, che nel rispetto della proprietà privata, concorre al benessere della comunità che la vive e la abita.

3) Infine nella serata  è stato proposta la bozza di un ambizioso progetto di forestazione urbana che solo il sostegno e il contributo collettivo di cittadini, associazioni, aziende, fondazioni, parrocchie, ecc. può trovare il modo di essere concretizzato. Ci sono gli strumenti anche normativi per farlo. A Milano è stata lanciata la campagna “ForestaMI” per piantare 3 milioni di piante entro il 2030, a Parma il kilometroVerde ha già consentito la piantumazione di 100.000 alberi. Insomma progetti che possono trovare concretizzazione solo se frutto di uno sforzo collettivo e come segno di amore e passione per la propria città.

A fine serata è seguito un dibattito in cui sono emerse, coerentemente allo spirito dell’evento e al ruolo della Consulta, posizioni diversificate sul tema dei diritti acquisiti e sul ruolo delle aree verdi private non ancora edificate.

La Consulta ha voluto lanciare questo sasso nello stagno di un dibattito sul PUG, purtroppo racchiuso nelle sole  stanze delle Commissioni Consigliari, senza aver mai avuto la dignità di un confronto con i tecnici autori del Piano.

Auspichiamo reazioni nel sincero intento di un dibattito civico costruttivo.

Consuta Ambiente e Territorio

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