Restano molti punti da chiarire nella vicenda che ha scosso profondamente la comunità piacentina e non solo. Nodi di un mistero macabro e sconcertante che saranno in parte sciolti dall’autopsia sul feto di 30 settimane trovato morto in un cestino del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Piacenza, tra la spazzatura, lo scorso 19 giugno.
Bocche cucite, ma comunque una storia che comincia a prendere forma, con tanti interrogativi. Chi é la madre, innanzitutto, perché ha agito così, ma anche dove é avvenuto il parto e il possibile, probabile coinvolgimento di altre persone coinvolte nella vicenda. E poi la domanda che più di altre porta angoscia, e alla quale solo l’autopsia darà risposte certe, ovvero se il feto sia nato già morto oppure no, con evidente differenza circa le possibili ipotesi di reato.
Un’indagine delicata e complessa, appesantita dal senso di sconforto e tristezza nel pensare che forse quel bambino poteva forse essere salvato «A quelle settimane di gravidanza il feto potrebbe essere nato vivo, ma é solo un’ipotesi» ha infatti spiegato il dottor Giulio Bini, direttore di Medicina Legale, nella sua dichiarazione.
Ipotesi e dubbi. Al lavoro dunque i carabinieri della Compagnia di Piacenza, il Nucleo Operativo Radiomobile, il Nucleo investigativo e i pm Grazia Pradella e Daniela di Girolamo.
La salma si trova all’Istituto di Medicina Legale di Pavia. In attesa di risposte e di giustizia.
Foto di copertina di quotidiano.piacenzaonline



