Il bellissimo dipinto di Veniero “Luoghi d’ Olanda” , tecnica mista su tela cm. 90 x60, mi ha suscitato emozioni, pensieri e inaspettati involontari collegamenti sul colore nelle scuole che domani riaprono. Non mi riferisco solo al colore delle facciata o delle aule di solito deprimente. Unica eccezione che ricordo è una scuola di San Rocco al Porto (LO) tutta pitturata di una tinta così luminosa che ci si sentiva accolti da un gigantesco sorriso. Mi riferisco soprattutto alle divise scolastiche che vanno scomparendo. Un tempo i piccoli scolari li chiamavano “Remigini” perché le lezioni iniziavano proprio a San Remigio primo ottobre. Adesso invece è settembre e gli alunni non hanno soprannome. In Russia nel primo giorno di scuola si portano fiori alle maestre.
Quando ero io alle elementari raccoglievamo le foglie cadute più belle: rosse, gialle, arancioni per donarle all’insegnante, perché si era in autunno e le chiome degli alberi si spogliavano. Il nostro primo tentativo di disegno sarebbe stato seguire con la matita il profilo di una di quelle foglie posata su un foglio bianco.
Dopo l’ultimo ballo col vento foglie d’ogni forma, ma tutte sui toni caldi e dorati, restavano a terra come scarpette di Cenerentola che noi raccoglievamo . Con fiori in Russia (e spero anche in altri Paesi) e mazzi dorati in Italia, il colore entrava in classe.
Concentrandomi sul dipinto di Veniero fino ad “abitarlo” in lungo e in largo, sostando in ogni tocco calibratissimo di colore, resto affascinata dall’eleganza degli accostamenti – caratteristica tipica di questo pittore – e sono incantata dall’equilibrio perfetto fra toni caldi e freddi, con la sorprendente ‘intrusione” appena accennata di quel colore “altro” inserito in perfetto equilibrio. Se si togliesse anche una sola pennellata tanta meraviglia crollerebbe. Da qui l’analogia con la scuola e spero che per questo non me ne voglia l’artista. Giorni fa un Comune pugliese ha deliberato che negli asili non si indossassero più grembiulini a quadretti rosa per le femminucce e azzurri per i maschietti, ma verdi per tutti.
Trovo sbagliata questa decisione. È bene differenziarli come di fatto fisiologicamente sono, serve a rafforzare l’ancora piccola idea che hanno di sé , imparano che esiste un altro da rispettare ma con cui giocare. E poi era così bello vedere le composizioni e scomposizioni dei grembiulini colorati mentre si muovevano! Anni fa alle elementari le femmine avevano il grembiule bianco col fiocco rosa e i maschi il grembiule blu o nero col fiocco azzurro.

Era bello sentirsi in un gruppo, emozionante rapportarsi all’altro gruppo. La differenza, seppure formale, induceva a una certa cautela nei rapporti fra maschi e femmine, rispetto e curiosità. Ci si differenziava esternamente solo per i colori dei grembiuli non per gli abiti più o meno costosi, non ci si valutava in base alle firme, soprattutto non si era trasformati in pubblicità ambulante per ostentare marchi famosi.
Sempre in passato anche le università erano piene di colore quando gli studenti portavano le feluche colorate piene di spillette, fiocchi, simboli (come oggi i giovani decorano gli zaini). Ogni facoltà aveva il suo colore che dava identità, appartenenza, allegria, diceva cosa studiavi.
Per ritrovare una delle più belle tradizioni universitarie di cui gli studenti sono orgogliosi, bisogna andare a Coimbra in Portogallo. Indimenticabile l’orgogliosa soddisfazione di mio padre quando ci indicava gli studenti con la feluca verde della sua tanto amata Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica di Piacenza.
Quei cappelli dall’aria medievale con la punta lunghissima diventavano poi ricordi, una tappa della vita come i grembiulini, come l’abito della prima comunione anch’esso oggi purtroppo abolito in molte parrocchie. Personalmente preferirei che i sacerdoti fossero ancora vestiti da sacerdoti. Passatismo? No, penso che ci siano simboli importanti che scandiscono fasi e occasioni, che evidenziano un senso, una scelta, un traguardo. Sono un diario visivo, perché toglierli? Restano altre mille e mille occasioni di abbigliamento libero.
Non occorre annullare le diversità, basta, come s fa coi colori, dare a ciascuno uguale valore e lo stesso amore.
Bruna Milani




Concordo, io sono per i colori: aule, pareti, grembiulini, decorazioni … la natura è colore, armonia, trasformazione, bellezza e ordine nelle sue diversità.
I colori accendono l’interesse.
In ogni suo articolo Bruna Milani riesce a cogliere un momento preciso della nostra quotidianità.
Frasi come pennellate (non a caso il riferimento a Veniero), mai scontate, dipingono aspetti antichi ma sempre attuali , suscitando dapprima curiosità e poi la fretta di arrivare in fondo per rendersi conto di aver capito il senso di un pensiero mai banale, interessante anche se molto personale
Si, Bruna, i tuoi scritti sono come pennellate armoniose che esplorano, via via, la realtà sfumandola di significati profondi.