Che il titolo sia amaramente ironico lo si capisce. Sì, ce ne vuole proprio tanto di coraggio, non per avere il sacrosanto desiderio di festeggiare, ma per festeggiare a cuor leggero. Oppure basta l’indifferenza condita con una gran quantità di egoismo, innaffiato dalla cieca superficialità di chi non sa andare oltre se stesso nemmeno col pensiero. Eppure abbiamo diritto ad una pausa di calma, ad un po’ di gioia. Però come riuscirci se la NATO chiede alle banche di investire in armi, quindi di mettere i nostri soldi, o quanto da essi fruttato, in un progetto di economia di guerra quindi di violenza, morti, distruzione, inquinamento e rischio per tutti? Come festeggiare se l’Europa pare prepararsi a un terribile conflitto che ci comprenderà e ne parla con la leggerezza dei bambini che progettano di giocare a “guardie e ladri” o a “indiani e cow boys”? Si continua a inviare armi per proseguire un massacro senza uscita se non con la terza guerra mondiale che non avrà vincitori. Non si sanziona chi uccide indiscriminatamente i civili ai quali sadicamente ostacola persino soccorsi e alimenti.
Siamo su un Titanic che può affondare da un momento all’altro, ma non vogliamo saperlo come se ignorarlo ne impedisse l’accadimento. Certo non possiamo pretendere di salvarlo noi il mondo, ma qualcosa possiamo fare per costringere i politici e noi stessi a ripensare tutto.
Tanti vogliono dimenticare le brutture, le sofferenze, i problemi del mondo, è comprensibile, è umano, ma per chi come me ha una fervida immaginazione e un’empatia, a volte tanto intensa da star male, ogni luce fa pensare al buio, a quelle strade e a quei quartieri dove le luminarie non arrivano mai. I negozi traboccanti di cibo non fanno dimenticare coloro che muoiono di fame o non possono permettersi il cenone o, peggio ancora, che a Gaza lasciano entrare solo 40 camion di viveri al giorno mentre ne servirebbero 600.
Vivendo questi sensi di colpa (è pur sempre la nostra tanto decantata civiltà a consentire questo) si vedono più chiaramente le contraddizioni.
Ci vuole un bel coraggio per pensare solo a cose belle, ubriacarsi di luci nell’agghindata Piazza Cavalli dove non si capisce cosa c’entri con la nostra tradizione e il nostro territorio un brutto orso
o un brutto capodoglio per quanto inno al riciclo. Non c’e Presepe quindi nessuna immagine umana. Che desolazione! Che senso di vuoto! Tanto che il fotografo Alessandro Bersani ha sentito l’esigenza di inserirlo con un fotomontaggio.
L’albero allestito in Piazza Cavalli stringe il cuore, sembra infatti costruito con della garza con cui si coprono le ferite e le sfere rosse suggeriscono gocce di sangue.
Un monito certamente non previsto, una riflessione inaspettata, ma che si formula nel pensiero di qualcuno che guarda.
Ciò nonostante ci saranno per alcuni i festeggiamenti della dimenticanza, la leggerezza del disimpegno.
Per altri no. C’è anche chi non dimentica il vero messaggio del Natale:PACE IN TERRA AGLI U0MINI DI BUONA VOLONTÀ.
Un messaggio che invita a fare, a operare il bene che costruirà un mondo più giusto e di Pace, perché “Pace” non è un vuoto tranquillo bensì una serie di positività, un insieme di pensieri, parole, gesti che migliorano.
Ci vuole un buon coraggio e stavolta non c’è ironia, c’è davvero un coraggio buono, quello di un’ iniziativa spontanea che parte dal basso. È il coraggio buono di chi con pochi mezzi, ma con coerenza e determinazione, ha il cuore e la mente spalancati sul mondo e festeggerà , ma senza dimenticare nessuno.
Ci sarà amicizia, ci sarà allegria, soprattutto per ribadire e rivendicare il diritto alla pace e alla gioia per tutti.
La gente più diversa che ha partecipato alla lotta contro il parcheggio interrato e per salvare gli alberi di Piazza Cittadella, si ritroverà lì dove c’erano Pino, Tiglio e i loro amici. Si sta infatti organizzando una FESTA DI CAPODANNO IN PIAZZA CITTADELLA senza lusso, senza botti, ma con tanta fantasia e amore. Si festeggerà certamente, ma pensando a chi non può farlo, a chi vive nella paura sotto le bombe, nella natura distrutta e avvelenata. Si canterà persino, ma rinnovando la volontà di impegnarsi in tutti i modi pacifici possibili contro le guerre, le ingiustizie e la devastazione del territorio.
Successivamente verranno date maggiori informazioni.
Intanto sappiamo che l’appuntamento è davanti al parente povero dell’albero di Piazza Cavalli : quello secco e decorato deposto contro la recinzione che impedisce di vedere il centro di Cittadella.
Lì ognuno porterà qualcosa anche di sé e se non ci sono importanti motivi per rallegrarsi c’è pur sempre la gioia di ritrovarsi insieme per proseguire nell’impegno anche in futuro perché sarà vera festa solo quando sarà festa per tutti.
Bruna Milani




Ci vuole coraggio anche a scrivere articoli così veri, umani e profondi! Grazie Bruna!
Quella di Bruna è forse l’ unica voce fuori dal coro, in un panorama di giornalisti ( possiamo ancora chiamarli così?) ormai ridotti a semplici pennivendoli.Le sue parole arrivano dritte al cuore
Come non condividere il valore di queste profonde parole di Bruna,oggi sono passata e ho osservato l’orso e l’albero guardandoli con l’occhio di Bruna e davvero sono slegati dal sacro.,mentre mi rincuora il presepe di piazza Cittadella….Ho preso il suo libro Invernalia,non vedo l’ora di leggerlo. Grazie Bruna per tutto quello che fa per la nostra citta’ e per noi.
Gli alberi del mondo piangono i loro amici morti strappati con violenza da Madre Terra. Tremano ed hanno paura che qualche “inumano” uccida anche loro. Ma sperano che le persone buone li proteggano e li salvino da coloro che sono indegni di essere chiamati uomini. Gabriella.