Sostenere la ricerca per lo studio e la cura del tumore al pancreas, ma anche divulgare informazioni importanti per la prevenzione di questa patologia. E’ stato ancora una volta il Castello di Paderna la cornice perfetta per la cena benefica a favore del reparto di chirurgia pancreatica dell’Humanitas, diretto dal professore Alessandro Zerbi. Una tradizione che prosegue grazie a Federica Marenghi, Nadia Gambazza, Raffaella Sbaraglia, con l’aiuto di Paola Contini e Guido Casamanti di Banca Generali, main sponsor dell’iniziativa.

IL RICORDO DI ANGELO MEDAGLIA Oltre 300 partecipanti, 15.000 euro raccolti, i numeri anche quest’anno confermano la validità della manifestazione. Un’idea partita anni fa nel ricordo del marito di Federica Marenghi, Angelo Madaglia, veterinario piacentino curato dal prof. Zerbi.
Da una storia personale, da un dolore profondo, è nato dunque un progetto che punta alla vita, a prolungarne il tempo e la qualità, pur convivendo con una malattia di cui ancora si parla poco.

L’IMPORTANZA DEGLI SPONSOR Per i partecipanti alla cena benefica, uno spettacolo di illusionismo e la tradizionale lotteria “Il sostegno al reparto del prof. Zerbi arriva grazie al ricavato della lotteria ma anche attraverso donazioni-ci spiega Paola Contini di Banca Generali- mi piace ricordare che ci sono diversi sponsor, tra cui i proprietari del Castello di Paderna, che in vari modi diretti o indiretti assicurano linfa e aiuto a questo percorso.”
Un progetto che si alimenta non solo attraverso la cena annuale, ma grazie anche ad una serie di eventi culturali proposti in situazioni e modi diversi. La prossima iniziativa a Piacenza sarà entro l’anno, con dettagli ancora da definire.

SOSTENERE RICERCA E PREVENZIONE Intanto la cena di Paderna, appuntamento profondamente radicato nel territorio, ha coinvolto anche quest’anno soprattutto piacentini. Presenti alla serata anche il prof. Alessandro Zerbi e la vice presidente della Fondazione Humanitas per la ricerca Lucie Parizkova. Da loro, aggiornamenti circa i risultati della ricerca, l’importanza degli studi e dello stile di vita per prevenire, il far luce su patologie relegate in secondo piano rispetto ad altre. Non lezioni di scienza, ma di vita e di speranza. Alla fine, un messaggio che sigilla anche questa iniziativa di convivialità e impegno: investire nella ricerca significa investire nel futuro. Piccoli o grandi gesti, tutto serve, se portato avanti con convinzione e costanza.
Le foto a corredo dell’articolo sono di Enrico Caccialanza



