Si inaugura sabato alle ore 18 in via Ardigò,13 la mostra “BABELE” dell’artista piacentino Giorgio Milani. Negli eleganti locali della prestigiosa Biblioteca Teresiana di Mantova una scelta di opere di Milani resterà esposta da sabato 27 giugno al 9 settembre 2026.
Location perfetta per opere che sono vere e proprie sculture letterarie.
I poeti rifiutano le parole “sua poetica” per definire la cifra espressiva degli artisti, ritengono più appropriato dire “tematica” o “modalità”.
Il termine “poetica” è invece perfetto se riferito all’arte di Giorgio Milani.
Tutte le sue creazioni, hanno infatti sempre a che fare con la poesia a partire proprio da ciò che l’origina: la parola, ma l’artista va oltre fino alle radici fisiche della parola: le sue forme grafiche. Per questo Giorgio Milani raccoglie caratteri tipografici in disuso. Affascinato da forme, materiali, colori, epoche e stili li adopera per creare le sue opere.
Emoziona vederlo prendere con delicatezza una qualsiasi di queste lettere in legno. Per la sua sensibilità quei caratteri non sono soltanto begli oggetti, ma anche il suono che evocano e l’emozione di quando si fanno pensiero o poesia. Non per niente i suoi primi lavori composti da caratteri di stampa si chiamano “Poetari”. Molte sue creazioni si ispirano a versi di poeti come l’opera che riveste di emozioni la facciata del municipio di Cerignale (PC) .
Nell’arte di Milani a volte sono presenti frasi di scrittori come Calvino in Piazza Berzieri a Salsomaggiore (PR) con “Opera Aperta ” che intende “piazza” una occasione di dialogo.
Soprattutto il perenne eppure attualissimo simbolo di “BABELE” sta molto a cuore all’artista piacentino che lo ha espresso in varie forme come quel globo terrestre ricoperto di alfabeti.
Con questo tipo di opere, che interrogano menti e coscienze, Milani constata, rappresenta e denuncia l’incomunicabilità dovuta alle tante “Babele” etniche, religiose, politiche, culturali, sociali, linguistiche tutte causa di divisioni e rivalità.
È un’arte che oltre al valore artistico dell’opera e alla sua originalità possiede dunque anche un valore civico che in alcune opere sfocia nella speranza dell’incontro fra due culture diverse oggi contrapposte. Milani lo ipotizza in un’opera dove simboli orientali zoomorfi s’intrecciano all’alfabeto occidentale col risultato di una suggestione fiabesca.
In ogni opera di Giorgio Milani trionfa la parola sia come enigma che come rivelazione. Una sua creazione è dedicata a Borges al tema centrale della biblioteca, sacrario della parola, dove spicca anche la “dimenticanza” importante quanto la “memoria” di cui è l”ombra, ombra cui l’artista dedica attenzione al punto da farne arte come “Canti a Ombre Rare”. Se non è Poesia questa! Dalla sua vasta cultura letteraria Milani dedica opere a Kafka, Mann, a scrittori e poeti i cui pensieri e versi distribuisce nel mondo dove alcune sue opere sono collocate così anche senza un libro in mano, chi passa vede e capisce che esiste una dimensione dell’umano più profonda e più alta.
L’arte di Milani pare necessaria oggi che le parole sono troppo effimere.
Milani dà fisicità alla parola immortalandone il senso, la rende presenza concreta che può stare nel cuore ed essere abbracciata. Un monumento alla parola sono i suoi libri in acciaio dove le lettere escono dalla pagina in cerca di libertà.
Milani possiede cilindri in vetro nei quali conserva pezzi inutilizzabili di caratteri in legno che egli chiama “Poesie impossibili” perché non saranno mai parole.
Invece questo gesto, questa tenerezza per ciò che fu scrittura, è in sé un gesto poetico.
Del resto l’opera di Giorgio Milani potrebbe essere definita “Arte di poesia esponenziale” nel senso propriamente algebrico del termine: parte dall’intrinseca poesia del segno grafico, riproduce versi poetici in una scultura a sua volta poetica perché espressiva e/o evocativa che spesso crea un’ulteriore risonanza poetica in chi l’osserva.
Aspetto interessante della sua opera è l’incontro degli opposti: l’immaterialità della
parola e la concretezza, fantasia e fatica fisica, idea e abililità manuale, frasi antiche ritagliate col modernissimo laser.
È come se due epoche si confrontassero.
L’arte di Giorgio Milani dà letteralmente un “peso” alla parola non solo per darle la dignità che merita in forma di sculture, ma per opporla e forse sottrarla alla volatilità del virtuale.
Bruna Milani
N.B. Giorgio Milani non è mio parente, ma vorrei che lo fosse



