“Non annulleremo alcun bando. E non sarà una conferenza stampa del centrodestra a trasformare accuse e interpretazioni di parte in una sentenza.
Se i consiglieri di opposizione ritengono davvero che siano state violate norme, commesse irregolarità o addirittura illeciti, facciano ciò che annunciano e si rivolgano alle autorità competenti. È un loro diritto e, se sono così convinti di quello che sostengono, anche un loro dovere. Noi siamo assolutamente sereni.
Quello che vedo, invece, è sempre lo stesso schema: noi proviamo a costruire, loro cercano di distruggere. Costruiamo progetti, affrontiamo problemi rimasti irrisolti per anni, proviamo a cambiare e modernizzare la città e puntualmente parte del centrodestra mette in moto la macchina del sospetto, dell’accusa, della delegittimazione.
Sono diventati dei veri professionisti della distruzione. E il problema è che, nella smania di distruggere quello che questa Amministrazione sta costruendo con fatica, passione e serietà, non si fermano più neppure davanti ai dipendenti del Comune.
Questo è il punto che considero più grave.
Per attaccare politicamente l’Amministrazione si mettono sotto accusa dirigenti, funzionari e dipendenti comunali, insinuando che lavorino male, che non rispettino le regole o che pieghino il proprio ruolo a chissà quali interessi. È un metodo che va avanti da troppo tempo e che considero irresponsabile e profondamente dannoso per Piacenza.
La battaglia politica si fa contro chi governa. Se il centrodestra vuole attaccare me, la Giunta e la maggioranza, lo faccia. Non ci siamo mai sottratti al confronto, nemmeno al più duro. Ma i dipendenti del Comune non sono avversari politici e non possono diventare il bersaglio da colpire ogni volta che serve costruire un caso contro l’Amministrazione.
Quanto al merito, non abbiamo nulla da nascondere e molto da rivendicare. Abbiamo voluto mettere finalmente in relazione tre servizi e tre luoghi importanti per la città – il caffè storico, lo Iat e le visite al Salone monumentale di Palazzo Gotico – costruendo una gestione integrata capace di migliorare l’accoglienza e l’offerta per cittadini e turisti. È una scelta precisa, pensata per far evolvere un servizio e valorizzare il centro storico. Come ci chiedevano in tanti.
Si può essere contrari. Si possono contestare le nostre scelte. Ma c’è una differenza enorme tra fare opposizione politica e costruire continuamente il sospetto che dietro ogni atto di questa Amministrazione ci sia qualcosa di opaco.
Ormai sembra diventato uno sport cittadino per qualcuno: dipingere questa Amministrazione, e addirittura le persone che lavorano per essa con ruoli tecnici, come un gruppo mosso da interessi oscuri, incapace o disposto ad aggirare le regole. È una rappresentazione che respingo con forza.
Gli atti ci sono. Le procedure sono verificabili. L’aggiudicazione è stata pubblicata e nessuno dei soggetti che ne aveva titolo l’ha impugnata nei termini previsti. Se oggi qualcuno ritiene che vi siano elementi di illegittimità, esistono luoghi e strumenti per accertarlo. Non sono le conferenze stampa e non sono i comunicati dell’opposizione.
Noi continueremo a fare quello per cui siamo stati eletti: amministrare, decidere, assumerci responsabilità e costruire. Costruire una città migliore, più moderna, più attrattiva. E continueremo a farlo con piena fiducia nella professionalità delle donne e degli uomini che lavorano per il Comune di Piacenza.
A chi ha scelto invece di specializzarsi nella distruzione dico una cosa molto semplice: attaccate me, attaccate la Giunta, contestate le nostre scelte quanto volete. Ma lasciate fuori i dipendenti comunali. E se siete davvero convinti che siano state violate le leggi, fate meno conferenze stampa e presentate gli atti nelle sedi competenti”
Katia Tarasconi




La replica del Sindaco su questa questione ricalca il tono fin troppo categorico utilizzato negli ultimi anni per rispondere ai rilievi e alle osservazioni sollevati dalla minoranza di centrodestra sull’ormai annosa vicenda di Piacenza Parcheggi (con l’esito che tutti conosciamo).
Anche allora la giunta Tarasconi, anziché optare – dopo opportune verifiche – per repliche prudenti nel merito delle contestazioni, scelse di respingerle tout-court, bollandole come boutade o provocazioni volte a gettar discredito “sul buon lavoro” dell’amministrazione.
Nel merito, vale la pena ricordare quali furono le contestazioni sollevate: si andava, in sequenza, dalla questione della polizza fideiussoria falsa agli interrogativi sulla regolarità della “bancabilità” complessiva dell’opera, dall’ombra di un’interdittiva antimafia ai persistenti ritardi documentali e dei cantieri, senza dimenticare la famosa epopea del taglio degli alberi di piazza Cittadella, vicenda nella quale il Comune si costituì al fianco di Piacenza Parcheggi.
Per la cronaca, più di un riscontro a quei dubbi arrivò. La polizza fideiussoria si rivelò effettivamente falsa. Gli interrogativi sulla bancabilità dell’opera, rimasti a lungo privi della documentazione richiesta, non erano evidentemente dubbi campati per aria visto che la questione arrivò a determinare l’avvio di un primo procedimento di risoluzione e costituì poi uno dei due motivi formali della successiva procedura definitiva. L’ipotesi di un’interdittiva antimafia trovò seguito in un procedimento prefettizio che si concluse con l’applicazione per un anno di misure di prevenzione collaborativa e il monitoraggio prefettizio della società Piacenza Parcheggi-GPS. Sui persistenti ritardi documentali e nell’esecuzione dei lavori, infine, credo ci sia oggettivamente poco da aggiungere, visto che furono tra gli elementi che portarono alla risoluzione del contratto di concessione.
Eppure, anche allora, la giunta dipinse le richieste di verifica (documentale e/o procedurale) come un attacco ai dipendenti comunali (come se, per principio, far notare loro eventuali errori o mancanze fosse uno sgarbo o, addirittura, un reato di lesa maestà) e come un modo meschino di fare opposizione, intralciando l’altruistico e infallibile operato dei vari uffici comunali e assessori di turno.
Forse, cara Katia, prima di lanciarvi in affrettate risposte al vetriolo, sarebbe opportuno misurare un po’ di più l’ego e la tracotanza che vi hanno contraddistinto sinora, lasciando spazio a un più mite silenzio. Quantomeno, avreste il tempo di valutare o far valutare la fondatezza delle contestazioni che vi vengono mosse, evitando poi di dovervi arrampicare sugli specchi.