Non é finito bene il piano del Comune di Piacenza per l’acquisizione all’asta del comparto che si trova sotto il viadotto dell’A21, in via Nino Bixio. Dopo due rilanci sulla base di 90mila euro si é fermato, lasciando campo libero ad un’offerta superiore, presentata da un privato. Parlando di cifre, é utile ricordare che un anno e mezzo fa il Comune aveva investito 170mila euro per la bonifica dell’area, in evidente stato di degrado. A fronte di questo impegno economico, la scelta di partecipare all’asta era stata fortemente criticata in Consiglio dal centrodestra, che l’aveva ritenuta da subito la più rischiosa per le casse comunali. E oggi proprio il centrodestra non le manda a dire. La contestazione della procedura, in effetti, si é rivelata quanto mai fondata.
La nota stampa dei capigruppo Patrizia Barbieri (Barbieri Sindaco-Trespidi con Liberi), Sara Soresi (Fratelli d’Italia) e Luca Zandonezza (Lega).
“Ancora una volta l’opposizione di centrodestra aveva avvisato. Lo avevamo fatto con chiarezza, spiegando punto per punto perché la procedura scelta dall’amministrazione per l’area Lungo Po fosse rischiosa, poco trasparente e potenzialmente dannosa per le casse comunali. E ancora una volta, siamo stati ignorati.
Avevamo indicato come ricorrere all’asta per l’acquisizione di quell’area fosse una scelta sbagliata: se davvero si voleva tutelare l’interesse pubblico, era necessario muoversi molto prima, attivando le procedure corrette come il vincolo preordinato all’ esproprio. Invece si è deciso di partire tardi e male, con l’unico risultato che oggi l’Amministrazione si ritrova a mani vuote.
E non si tratta solo di una scelta sbagliata. È una beffa per tutta la città: solo un anno fa erano stati stanziati ben 170.000 euro di soldi pubblici per la bonifica di un’area privata, quella stessa area che oggi è sfuggita al Comune. Non solo il danno economico, ma anche quello amministrativo e politico.
Ora che l’asta è persa, il Comune dovrà trattare con un soggetto privato, e probabilmente sostenere costi ancora maggiori per l’acquisizione o l’eventuale esproprio, visto che il bene non è più parte di una procedura, ma proprietà privata. Un paradosso evitabile, se solo si fosse ascoltato il nostro appello.
Non facciamo opposizione per partito preso. Siamo sempre intervenuti, anche con fermezza, per difendere l’interesse della città. Ma ogni volta che tentiamo di svolgere il nostro ruolo in modo responsabile, ci viene sbattuta la porta in faccia, e poi, puntualmente, si verifica ciò che avevamo previsto.
È accaduto con questa pratica, come con il c.d. “appaltone” – dove i ricorsi sono ormai numerosi – e temiamo accadrà anche con Piazza Cittadella, dove il rischio, denunciato da tempo, è che resti un buco nel cuore di Piacenza. E quel buco, oggi, è realtà: il cantiere è fermo da mesi.
Questa Amministrazione si ostina a non ascoltare, procede per conto suo, e sbaglia. Ma chi paga le conseguenze, purtroppo, sono sempre i cittadini.”
Area via Nino Bixio, nota dell’amministrazione comunale
Ben vengano iniziative private che portino alla riqualificazione di un’area ad oggi abbandonata, naturalmente nel rispetto dei vincoli esistenti e tenendo conto che per poter intervenire su tale comparto è necessario presentare un progetto unitario che dovrà in ogni caso passare al vaglio del Consiglio comunale.
In buona sostanza, quel che potevamo fare, come amministrazione comunale, l’abbiamo fatto e il risultato ottenuto – come già detto – è stato quello di interrompere l’ennesima situazione di stallo in città.
Con riferimento alle fasi precedenti all’asta e alle soluzioni indicate come alternative da alcuni consiglieri comunali d’opposizione, ribadiamo che il Comune non poteva e non può espropriare un’area privata senza che sull’area in questione vi sia un progetto finalizzato alla realizzazione di un’opera di pubblica utilità; progetto per il quale devono essere stanziati i fondi necessari e che sia realizzabile nei cinque anni successivi.



