“Andarono I Re Magi ad adorare il Bambino, andarono i Re Magi ad adorare Gesù, sul fieno e sulla paglia e niente di più.” Così dicono la canzoncina dell’infanzia, le leggende, le Sacre Scritture. Ma perché andarono i Re Magi? Loro che si suppone fossero ricchi e soprattutto sapienti, certamente astrologi matematici, filosofi. Che bisogno avevano di andare per giorni e giorni a dorso di cammelli per vedere un neonato sconosciuto? Certo la Stella Cometa l’hanno vista davvero, pare infatti storicamente accertato che a quel tempo passò nel cielo proprio una luminosissima cometa. Lì immagino, i Re Magi, vestiti sontuosamente con mantelli di velluto trapunti di pietre preziose e col capo coperto da grandi turbanti di seta finissima intessuta di fili d’oro e d’argento.Quando ero in prima elementare alla scuola Alberoni di Piacenza, ci fu in un salone della scuola una mostra dedicata al Pakistan. C’erano varie cose di arte e artigianato di cui non ricordo nulla invece ricordo benissimo le stoffe meravigliose dai colori incredibili, mai visti qui da noi, impensabili. Bisognava guardare e non toccare, ma allungai una manina e toccai la favola: sfiorai l’impalpabile, l’anima dei colori, provai un piacere tattile intensissimo di sensualità raffinatissima quasi spirituale. Attraverso quella materia splendida si andava molto, molto più in là della stoffa. Secondo me i Re Magi portavano a Betlemme anche tutta questa bellezza fisica e sensoriale, portavano all’incontro una cultura diversa. Ma come mai andavano i Re Magi? Credo che fossero guidati non solo dalla profezia, non solo dalla Cometa, credo che li spingesse la loro intelligenza libera, la loro curiosità intellettuale. Non erano arroccati nella loro scienza e sapienza, ma cercavano altra conoscenza altra sapienza per confrontarsi nell’incontro col significato nuovo di una nuova proposta di senso. Nulla è più emozionante dell’incontro fra gli opposti e i Re Magi portarono in dono l’oro segno di regalità e simbolo della luce, l’incenso simbolo della natura perché bruciando sprigiona il profumo di foglie, rami, fiori, resine e infine la mirra una resina particolare dalle proprietà antisettiche, cicatrizzanti, antitossiche, antinfiammatorie e che serviva anche per imbalsamare. Doni preziosi per un Bambino che non aveva niente, caldi mantelli inginocchiati davanti al piccolo tepore del fiato del bue e dell’asinello. Tre Re insieme a umili pastori, animali insieme alle persone, terra e cielo palpitante all’unisono. La ricchezza inginocchiata davanti alla povertà l’orgoglio della mente inchinato a un progetto d’amore, perché la vera sapienza non è autosufficiente, autocentrata, saccente e arrogante, ma riconosce che può esserci dell’altro da guardare negli occhi senza timore. In questo incontro di opposti, in questo essere insieme, è la visibile, esaltante, rassicurante, magica esperienza del Tutto. E forse è questa la vera rivelazione, la vera Epifania.
Bruna Milani





Adoro tutti gli articoli di Bruna Milani
Devo dire che questo mi tocca particolarmente. È intelligente ed acuto. La descrizione si fa esperienza e immedesimazione
Grazie
Grazie Bruna per averci trasmesso la tua esperienza di bimba e la tua analisi socioculturale dell’Epifania.