Sabato 27 febbraio 2021, la storica bottega di casalinghi in via Chiapponi, chiuderà e abbasserà la serranda per sempre. E non é una chiusura dovuta al Covid, precisano Milly Morsia e sua madre Iucci (Maria Anelli) , ma una scelta dettata da motivi personali; dopo tanti anni, la necessità di tranquillità e riposo.
Tanti anni. 94 anni per l’esattezza. Quasi un secolo di vita e commercio, decenni che hanno cavalcato la grande storia di un lungo periodo di cambiamenti anche a Piacenza, tra lavoro, idee, passione e cuore.
LA STORIA Fondata nel 1927 da Davide Morsia come Antica Casa dell’Alluminio “quando l’alluminio era una novità”, la bottega é cresciuta attraverso tre generazioni. Pilastri del progetto soprattutto Giuseppe “Pino” Morsia e sua moglie Iucci che affrontarono i grandi cambiamenti degli anni 60′ e 70′ con intelligenza e coraggio. Il loro negozio, in pieno centro, divenne, in breve, riferimento per chiunque si muovesse in cucina a Piacenza. Piatti, bicchieri, pentole, stoviglie e attrezzi di ogni tipo. Articoli di qualità, per tutte le tasche e tutti i gusti, ma soprattutto tanta varietà. In un negozio di forma allungata, che sembrava non finire mai, si poteva trovare davvero tutto. E infatti era meta non solo di casalinghe esigenti e preparate, ma anche di chef prestigiosi ed esperti gourmet.

QUANTI RICORDI Da cliente affezionata, ho ricordi bellissimi di questo negozio. Ci andavo con mia madre e con mia zia Ines alla ricerca di un’idea per un regalo o di oggetti utili per realizzare una ricetta. Il clima é rimasto lo stesso di allora. Accogliente, caloroso, con quella ironia tutta piacentina e quell’atmosfera autenticamente familiare. Il signor Pino, alle prese con una clientela per lo più femminile, doveva avere una pazienza infinita, con risposte sempre pronte per tutti, e la capacità di affrontare estenuanti trattative sul prezzo, che finivano con l’immancabile omaggio, sigla dell’accordo raggiunto con reciproca soddisfazione. Tra i tanti aneddoti, quello di quando, difronte ad una lamentela per una pentola a pressione non ben funzionante, il signor Morsia aveva portato la cliente in casa sua, sopra al negozio, per provare la pentola direttamente sul suo fornello. Non solo “Mia madre é sempre stata un ottima cuoca- racconta MIlly Morsia- e non si risparmiava nel dare consigli. Quando aprì un noto ristorante del centro, il titolare venne in negozio da noi con una teglia appena sfornata per avere la sua approvazione”. Legata a questa passione per la cucina, anche una raccolta di ricette che i/le clienti, spontaneamente, lasciavano in negozio. Un social/food che ha anticipato ben altre piattaforme di condivisione futura.

LA LANTERNA RESTA ACCESA Una bottega, quando é cosi’, é molto più di un negozio. E’ un pò della nostra vita e di quella della città. All’ombra del Duomo, in una zona tra le più belle della città, si abbassa dunque un’altra saracinesca e si chiude un altro capitolo di storia piacentina. Uno spazio dove chiunque avesse bisogno, entrava “La gente ci chiedeva di tutto-racconta Milly- i miei erano sempre disponibili. Con i colleghi dei negozi vicini ci si aiutava e ci si sosteneva, con una rete di rapporti indimenticabili” Una grande famiglia, che in qualche modo rimane anche se il progetto commerciale ormai é alla fine. Milly Morsia, terza generazione, attrice e poetessa, appassionata di vernacolo, sta pensando di fissare in un libro tutti le storie e gli aneddoti legati al negozio “Potrebbe anche diventare una piece teatrale, perché no'” E aggiunge “Io e mia madre restiamo qui, terremo vivo lo spazio del negozio che per ora non verrà né venduto né affittato. Ogni giorno saremo qui per accogliere gli amici che vorranno passare a salutarci”. La lampada accesa, sopra la vetrina, indicherà che dell’Antica Bottega dell’Alluminio resta almeno lo spirito. Sembra quasi di vedere anche il signor Pino, seduto fuori, che ci aspetta.





Che tristezza e Amarcord! Anche io andavo con mia mamma. Uno spettacolo di negozio e di persone. Ho comprato moltissima ceramica da decorare e oggetti regalo. Mi mancherà molto perché faceva parte della storia di Piacenza