Tra gli argomenti del docu-film ”Piacere… Alta Val Tidone” ritroviamo la pittoresca frazione di Genepreto, arroccato su di un promontorio che domina la valle.
Nel lavoro di sceneggiatura, si trattava di condensare in poche righe la storia e le vicissitudini del borgo. Chiediamo ai componenti della troupe che ha lavorato a questo aspetto quali sono stati i passaggi che hanno portato al risultato finale “Una volta individuate le informazioni più rappresentative, il testo di conduzione è passato nelle mani del regista per trasformarlo in sequenze. Una fase operativa non del tutto automatica e scontata, dove a volte è necessario modificare il testo di origine adattandolo alle riprese al fine di creare maggior interesse e dinamicità al prodotto, pur mantenendo ovviamente inalterati i contenuti di carattere storico. Ed è ciò che è accaduto per Genepreto che in tempi lontani fu scenario di cruenti battaglie.”
E così emerge che nel 1269 la località di parte guelfa e il suo castello furono incendiati dalle truppe del ghibellino Ubertino Landi, politico e condottiero di spicco appartenente a una nobile famiglia piacentina di grandi proprietà fondiarie anche in territorio parmense.
“A parere del regista il racconto, così come riportato nel testo, risultava troppo arido- precisano dallo staff-Da qui la scelta di adottare una soluzione visiva più appetibile. E chi meglio di Ubertino Landi avrebbe saputo raccontare di sè e delle sue gesta, motivandone le cause!! Una idea condivisa anche dalla troupe.

Dunque, si doveva procedere ad una variante del testo. Non sarebbe stata unicamente la conduttrice a parlare del personaggio, ma lo stesso Ubertino Landi, che dai piani di ripresa si proponeva il suo ritorno dal passato come per magia. Ma non è tutto.
Dal lato pratico occorreva necessariamente: un professionista all’altezza della situazione, un adeguato costume dell’epoca e soprattutto la stesura di un monologo appositamente confezionato e cucito sul personeggio stesso sulla base di riferimenti storici. Un monologo che doveva risultare sintetico, rappresentativo e di effetto, evitando di cadere nel grottesco o addirittura nel ridicolo.

La disponibilità e la professionalità dell’amico Fabrizio Di Giovanni, titolare della compagnia teatrale milanese “Itineraria Teatro”, che per diversi anni ha lavorato con Dario Fo e Franca Rame, ci ha permesso di realizzare le sequenze con ottimi risultati.”
Quanto descritto è uno dei tanti esempi di scelte operate dal regista e dalla troupe per ottimizzare un racconto attraverso le immagini. Scelte altamente professionali a garanzia di una qualità curata e costante, sostenuta e alimentata da una grande passione per questo questo territorio e per tutto il lavoro che in qualche modo contribuisce a farlo conoscere. Il docu-film, già concluso, sarà proposto in proiezione pubblica nei prossimi mesi.



