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GIORNATA PER DON BOREA A GROPPARELLO, UNA TARGA E I RICORDI DI CHI LO HA CONOSCIUTO

Sono lontani i ricordi di chi, da bambino, ha conosciuto don Giuseppe Borea. Sono emersi oggi, in occasione della posa della lapide commemorativa a Gropparello, a margine della cerimonia istituzionale che ne ha celebrato di nuovo il valore. Un chierichetto, ma anche una bambina che aveva ricevuto la prima comunione dal sacerdote, allora parroco di Obolo. Eccola nella foto, la signora Sala, abita a Prato Barbieri e non è voluta mancare alla cerimonia di oggi. L’immagine la ritrae con la maestra di catechismo, Luisa Borea, sorella di don Borea.

Immagini lontane, certo, ancora vive nella memoria di persone oggi molto anziane. Ma comunque pagine di vita intense che restituiscono una parte della storia di don Borea. Non solo l’impegno in prima linea a fianco dei partigiani, ma anche sostegno spirituale e morale per la sua comunità, in una quotidianità fatta di gesti semplici e quanto mai veri, tasselli fondamentali anche nell’ottica della grande storia.

E si é svolta non a caso oggi, domenica 8 agosto, la cerimonia di posa della lapide commemorativa dedicata a don Giuseppe Borea. Un giorno che resta, appunto, nella storia dei grandi eventi e che ci riporta ad una data emblematica, sempre l’8 agosto, ma del 1944, nella giornata che segnò la liberazione di Gropparello dal giogo nazifascista.

Parroco di Obolo, testimone della fede cristiana e dell’idea di libertà, Medaglia d’Argento al V. M., Don Borea fu arrestato con accuse pretestuose alla fine di gennaio del ’45, fucilato al muro del Cimitero di Piacenza il 9 febbraio dello stesso anno “per colpire in modo esemplare l’azione del clero e dei cattolici dissidenti dal regime” come ricorda la nota storica che riportiamo a margine dell’articolo.

Un eroe che perdonò i suoi carnefici, un esempio di grande valore storico, un simbolo di impegno civile che oggi più che mai fa vibrare corde profonde e sentimenti attuali. La targa posta dal Comune di Gropparello ricorda il sacrificio di Don Borea nel 75esimo della scomparsa e lo fa con tempi ritardati di un anno a causa delle restrizioni dovute alla pandemia.

A dare peso all’intitolazione, la presenza di testate giornalistiche anche nazionali, dalla Rai ad Avvenire, e di tante autorità, rappresentanti delle istituzioni tra cui il sindaco di Gropparello Giuseppe Ghittoni, il Pres. ANPI provinciale Stefano Pronti e don Ludovico Groppi, parroco di Gropparello. Un gesto non solo simbolico istituzionale, ma di sostanza e di cuore, alla presenza anche di Giuseppe Borea, nipote del sacerdote piacentino, anima instancabile di tante iniziative come questa. Un modo per non dimenticare chi, con il prezzo della vita, ha scritto una pagina di storia che resterà come esempio per sempre.

LA STORIA DI DON GIUSEPPE BOREA

La figura di don Giuseppe Borea riveste un alto valore storico e civile per l’attività svolta come parroco di Obolo (Comune di Gropparello) dal 1937; pur nel rivolgersi pienamente all’attività pastorale secondo i principi evangelici, già nel 1942 fu denunciato al Tribunale Speciale per sovversione e propaganda antifascista e si sottrasse all’arresto appena dopo la caduta di Mussolini.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 divenne cappellano della Divisione Val d’Arda, quando cominciarono a formarsi i raggruppamenti partigiani e si riferiva costantemente al comandante Giuseppe Prati.

I cappellani dei partigiani erano stati voluti dalla Curia Vescovile e affidati al coordinamento di mons. Ugo Civardi; essi dovevano dedicarsi all’assistenza religiosa dei combattenti partigiani, difendere i deboli, salvare vite umane in caso di rappresaglie, curare i feriti, impegnarsi nello scambio di prigionieri e aiutare i fuggiaschi anche sempre con le risorse della canonica.

Don Giuseppe Borea, con il nome di battaglia di Pius, svolse in modo eroico questi compiti, costantemente guidato dai valori cristiani e attento ai bisogni sociali della sua comunità e dei contingenti partigiani, non piegandosi mai alle imposizioni del regime; un parroco in continua trasferta tra i giovani combattenti. Fu arrestato nel luglio 1944, ma riuscì a scappare e tornare al suo ruolo in Val D’Arda. Fece anche assistenza ai feriti dell’ospedale di Bramaiano di Bettola e si adoperò per dare una prima sepoltura ai 33 partigiani caduti nell’Imboscata del Passo dei Guselli, come aveva fatto con i quattro giovani uccisi a S. Franca nel giugno precedente.

Alla fine di gennaio 1945 il parroco fu arrestato nella trattoria di Prato Barbieri in seguito a una spiata. Le accuse erano fantasiose e infamanti quanto vilmente pretestuose. Furono ignorati gli inviti del Vicario della Curia a ben ponderare e gli furono negati i suoi stessi avvocati difensori; la sentenza di condanna alla fucilazione emessa il giorno 7 febbraio, prestabilita per colpire in modo esemplare l’azione del clero e dei cattolici dissidenti dal regime, fu eseguita il 9 febbraio al muro  del Cimitero di Piacenza; don Borea si espresse per perdonare gli esecutori e concluse con un pronunciamento di fede e patriottico. Fu gettato in una fossa comune per impedire traccia di ricordo e ossequio e dopo la liberazione fu inumato nella cappella della Casa del clero del Cimitero.

Mirella Molinari
Mirella Molinarihttps://www.piacenzadiario.it
Mirella Molinari è una giornalista piacentina. Per 15 anni Direttore del Telegiornale di Teleducato Piacenza, è stata la prima donna a Piacenza alla guida di una redazione televisiva e una delle prime telereporter piacentine in grado di realizzare riprese e montaggi video. E proprio nel panorama della tv piacentina ha portato uno stile del tutto nuovo, più spontaneo e vero. E’ sua l’idea di un format di successo, come “Per la strada”: storie di vita vissuta, interviste girate tra le gente, nei bar all’aperto e nei luoghi simbolo della città. Come Direttore del Tg ha coordinato e condotto, oltre a due edizioni di news quotidiane, dirette elettorali, confronti politici, programmi di approfondimento e attualità come “Diario” e “Piacenza Europa”, di cui ha firmato centinaia di puntate. Responsabile anche del sito di Teleducato Piacenza fino al 2014, dal 2015 gestisce e coordina, insieme alla figlia, Laura Parmeggiani, il blog Piacenza Diario. Anche in questo caso, un primo esempio di approfondimento più vicino ai temi della gente, con lo scopo di raccontare storie vere e di raccogliere opinioni e commenti lontani da stereotipi omologati. Laureata in lettere e diplomata in pianoforte , Mirella Molinari è anche insegnante di musica e, sempre per la tv, ha curato programmi di divulgazione culturale/musicale. Tra i più apprezzati: “Scena e retroscena”, dedicato alla stagione lirica piacentina, con interviste, anticipazioni ed esclusivi “dietro le quinte” , ma anche le dirette delle prime del Municipale di Piacenza. Tra le tante, memorabile la 400esima recita di Rigoletto per Leo Nucci, condotta in diretta e in esclusiva da Mirella Molinari, nel 2008, per Teleducato. Ha curato documentari storici tra cui quello dedicato alla congiura farnesiana, in collaborazione con la Banca di Piacenza, “Margherita d’Austria, Duchessa dimenticata” e, ancora per la Banca di Piacenza, due documentari dedicati a restauri in San Sisto e presso la Collegiata di Cortemaggiore. Convinta della necessità di dare spazio ai giovani, ha ospitato in redazione decine di ragazzi, per una prima esperienza giornalistica. Ha coordinato e firmato il primo Tg realizzato da studenti, con il progetto triennale di videogiornalismo scolastico, in collaborazione con il Liceo Artistico Cassinari di Piacenza.
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