Il 15 marzo viene celebrata in Italia la Giornata del Fiocchetto Lilla, dedicata ai Disturbi dell’Alimentazione. L’iniziativa è stata nata nel 2012 dall’associazione “Mi Nutro di Vita”, sull’idea di un padre, Stefano Tavilla, che ha perso la figlia Giulia a soli 17 anni per bulimia. La giornata mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA):anoressia, bulimia, binge eating e tante nuove forme ancora.
I Disturbi
del Comportamento Alimentare (e in particolare anoressia e bulimia
nervosa) sono disturbi psichiatrici complessi dell’area psicosomatica
clinicamente gravi per l’alta frequenza di complicanze organiche, mortalità e
cronicizzazione.
Nell’ultimo ventennio stanno rappresentando progressivamente
una vera e propria emergenza di salute mentale, con età di
esordio tra i 10 e i 30 anni (età media di 17 anni). Si registra un crescente
abbassamento dell’età di presentazione dei sintomi.
I DCA costituiscono una sfida molto impegnativa per i servizi per
la necessità di integrare diverse funzioni di cura: biologica/organica,
psicoterapeutica, riabilitativa e assistenziale. L’approccio non può quindi che
essere multidisciplinare.
La rete dei servizi a Piacenza: un
approccio multidisciplinare per minori e adulti
A Piacenza gli interventi
strutturati per i gravi DCA erano già partiti dal 2003 con il programma
regionale specifico; dal 2014 è strutturato un percorso diagnostico terapeutico
assistenziale che vede lavorare in sinergia le unità operative e i dipartimenti
territoriali e ospedalieri coinvolti nelle problematiche dell’infanzia e
adolescenza, dell’età evolutiva e dell’età adulta.
Infatti, in funzione della fase in cui la patologia si trova, la persona deve
poter usufruire di una presa in carico integrata e contestuale psico/soma.
L’Azienda Usl di Piacenza offre servizi ambulatoriali, un day hospital e
l’eventuale ricovero per la presa in carico di minori e adulti nei reparti
ospedalieri.
La Pediatria è il punto di
riferimento per i casi di minori di 18 anni e svolge la funzione di hub per le
urgenze metaboliche e i DCA in età evolutiva per l’Area Vasta Emilia Nord
(Aven).
I professionisti dell’Ambulatorio dei Disturbi del comportamento
alimentare e Malattie metaboliche si occupano invece degli adulti;
quando è necessario un ricovero per il trattamento internistico delle
complicanze organiche, si ricorre a posti letti di degenza in Gastroenterologia.
I servizi ambulatoriali garantiscono invece i trattamenti
psichiatrici e psicoterapeutici, la riabilitazione
psiconutrizionale e un aiuto psicologico strutturato alle famiglie.
A queste opportunità si aggiunge quella della semiresidenza dell’Unità
operativa Neuropsichiatria Infanzia adolescenza in una struttura convenzionata
(Cooperativa Assofa).
I numeri del DCA a Piacenza
A dicembre 2020 erano 176 i pazienti in carico dal
percorso: 129 adulti (70%) e 47 minori (30%).
Attualmente, il 12% ha più di 30 anni (20 persone), il 40% tra i 20 e i 30 anni
(70) e il 35% tra i 15 e i 20 anni (60) e il 12% tra i 10 e i 15 anni (20).
Il disturbo più diffuso a Piacenza è l’anoressia nervosa, che rappresenta il
65% dei casi (percentuale che sale al 72% tra i minori). La bulimia nervosa è
presente nel 11,3% dei pazienti, ma cresce tra gli adulti (14,7%). Il disturbo
da alimentazione incontrollata, generalmente noto come binge eating disorder
(BED) rappresenta il 3,5%. Il restante 20,5% (che sale a 23,4% nei minori) è
riconducibile a Disturbi del Comportamento Alimentare non altrimenti
specificati (tecnicamente EDNOS).
Il percorso di cura è piuttosto lungo ma può portare a buoni risultati: a
Piacenza otto pazienti su 10 hanno una remissione totale o parziale del
disturbo in un arco temporale tra i due e i quattro anni. Il rischio è di
arrivare a un disturbo protratto o cronico con i rischi relativi sulla salute e
sulla vita.
I numeri, nella nostra provincia, sono in crescita. Nel 2019 si sono registrati
30 nuovi ingressi nel percorso di cura, 20 nel 2020. Nel 2021 si nota
un’impennata dovuta probabilmente alle conseguenze dell’emergenza sanitaria da
coronavirus: nei primi due mesi dell’anno si sono ricevute 20 richieste di
attivazione dei servizi.
Più della metà dei casi tra 2020 e inizio 2021 sotto i 20 anni.
L’emergenza Covid:
modalità multimediali di presa in carico e un nuovo progetto social
L’isolamento
prolungato, con limitazione dell’attività fisica, ha favorito le restrizioni
dietetiche e/o i meccanismi compensatori per timore di incrementare di peso
così come può amplificare lo stress e quindi la severità delle comorbidità (la
presenza o l’insorgenza contemporanea di altre malattie) psichiatriche.
La maggior facilità di accesso agli alimenti al proprio domicilio può
facilitare le abbuffate, mentre la prolungata e forzata convivenza con i
familiari può peggiorare le relazioni interpersonali e quindi contribuire al
mantenimento del disturbo.
Durante la pandemia si è naturalmente
resa necessaria la rimodulazione del percorso di cura.
I team che si occupano di minori e di adulti hanno adottato modalità multimediali di presa in carico
dei pazienti; in alcuni casi questi sistemi vengono mantenuti ancora oggi per
garantire il monitoraggio clinico, proseguire i colloqui e le sedute
psicoterapeutiche, sostenere i familiari nel comprendere e affrontare i
comportamenti patologici.
In questo ambito è nato, dall’Unità operativa Neuropsichiatria Infanzia
adolescenza, anche un nuovo progetto.
L’utilizzo ormai sistematico utilizzo
dei social ha stimolato gli operatori sulla possibilità di cercare di
raggiungere un numero maggiore di persone giovani, contrastando gli effetti
negativi che spesso hanno i contenuti che si ritrovano nella rete relativi agli
stereotipi e agli errati concetti del corpo e dell’alimentazione; questi non
sono certo la causa della patologia ma diventano fattori che interferiscono sull’andamento dei percorsi di cura. In
collaborazione con l’unità operativa Comunicazione, è in corso di progettazione
l’apertura di una rubrica, all’interno delle pagine social dell’Azienda,
dedicata al percorso di cura semiresidenziale delle pazienti DCA. L’obiettivo
della rubrica è quello di sensibilizzare e informare la popolazione (e in
particolare i giovani) rispetto alle tematiche legate ai disturbi, veicolando
messaggi che promuovono modelli positivi di rapporto con sé stessi, il proprio
corpo e con l’alimentazione, condividendo contenuti che prendono spunto dai
laboratori psico educativi e dalle attività terapeutiche svolte con le giovani
pazienti in semiresidenza.
La Pediatria: punto di riferimento anche per Parma, Reggio e Modena. Una guida per i genitori
La Pediatria dell’ospedale di
Piacenza svolge ormai da anni un ruolo consolidato di punto di riferimento per i
bambini e gli adolescenti affetti da Disturbi del comportamento alimentare non
solo del territorio piacentino, ma anche provenienti da Parma, Reggio Emilia e
Modena, nonché dalle province lombarde limitrofe. L’equipe è costituita da un pediatra
nutrizionista, una psicologa di età evolutiva e clinica pediatrica, una
nutrizionista, nonché infermiere e operatori socio sanitari appositamente
formati per la gestione terapeutica dei DCA.
Proprio nella consapevolezza dell’aumento dell’ incidenza di esordi di disturbi
della nutrizione e alimentazione (DNA) in fasce di età sempre inferiori (10-12 anni)
e la diffusione di questa patologi a anche alla popolazione maschile, il team
ospedaliero ha rinsaldato la sinergia con i Pediatri di famiglia.
Da questa alleanza è nata una guida per genitori, intitolata “Riconoscere
precocemente un disturbo della nutrizione e alimentazione in età evolutiva”,
che sarà distribuita alle famiglie sia negli studi dei medici, sia negli
ambulatori del reparto. L’obiettivo della pubblicazione è quello di fornire ai
genitori tutte le informazioni sui DCA, per far sì che mamme e papà possano
riconoscere eventuali campanelli d’allarme.
Il pediatra di famiglia: la
prima sentinella per riconoscere i DCA
Il Pediatra di libera scelta (PLS) riveste un ruolo cruciale
nell’identificazione e nella gestione dei disturbi del Comportamento alimentare
ed è un riferimento importante per le famiglie, che naturalmente non devono
aver paura a evidenziare ai medici eventuali situazioni di cambiamento o di
dubbio. Una diagnosi precoce permette di iniziare sin da subito una cura adeguata
e migliora la prognosi.
In stretta sinergia con i colleghi ospedalieri, i pediatri di famiglia stanno
lavorando per rendere sempre più sistematica la valutazione di eventuali segni
premonitori durante i bilanci di salute, soprattutto nelle fasce di età
ritenute più critiche.
L’attenzione ad alcuni segnali può infatti contribuire a individuare casi sospetti
e inviarli ai centri specializzati nella cura di tali disturbi.
L’Ambulatorio dei Disturbi del comportamento
alimentare
L’equipe è
composta da un medico specialista in Scienza dell’alimentazione, una dietista
dedicata, una psicoterapeuta e un
nutrizionista. L’ambulatorio garantisce una presa in carico psiconutrizionale
del paziente a livello ambulatoriale con assistenza al pasto assistito o
accesso al day hospital in casi selezionati.
Il percorso può essere attivato con prenotazione Cup, attraverso la
segnalazione del medico di famiglia o anche con accesso diretto, sia da parte
della persona interessata, sia dei familiari.
Al pasto assistito in ambulatorio, prima delle misure restrittive imposte
dall’emergenza, partecipavano fino a una decina di pazienti al giorno. Nel 2019
ne sono stati somministrati complessivamente 1374. Nel 2020 l’attività è stata
sospesa da marzo ad agosto: nei restanti mesi, pur a regimi ridotti (imposti
dal distanziamento sociale) sono stati fatti 530 pasti. Per compensare in parte
la lontananza dai pazienti, l’equipe ha effettuati oltre 250 interventi in
collegamento telematico.
Quest’anno l’attività prosegue, ma si riescono ad accogliere non più di 3 o 4
persone per pasto. Anche nel 2021, quindi, i professionisti dell’ambulatorio
continuano a utilizzare le risorse on line per seguire i pazienti a rotazione e
mantenere un monitoraggio costante dei casi, soprattutto quelli che necessitano
maggior attenzione. I pasti erogati quest’anno sono stati 133.
Puntoeacapo: il volontariato a fianco dei pazienti e delle famiglie
L’associazione Puntoeacapo sostiene i pazienti e le famiglie che stanno affrontando un percorso di cura dei Disturbi del comportamento alimentare.
Per sensibilizzare la comunità piacentina, anche quest’anno il sodalizio mette in campo varie iniziative in occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla.
Grazie alla collaborazione del Comune di Piacenza, anche quest’anno Palazzo Farnese sarà collegato di lilla dal 13 al 15 marzo.
L’associazione fornisce anche borse di studio.. XXXXX
Non da ultimo, Puntoacapo aderisce al convegno nazionale “Nessuno si salva da solo”, promosso dal Coordinamento Nazionale DCA. L’evento, in programma domani (13 marzo) on line, è dedicato ai professionisti (con crediti formativi) e ai familiari. Alla fine dell’evento, sarà presentato anche un vademecum dedicato ai medici e ai pediatri di famiglia.
Puntoeacapo è anche promotore del progetto Casa Lilla, che sarà realizzato a breve in collaborazione con il Rotary Piacenza.
A breve nascerà Casa Lilla, un nuovo punto di riferimento per i Dca adulti
Casa Lilla è un nuovo progetto che sarà realizzato a breve grazie a un finanziamento del Rotary Piacenza e alla collaborazione dell’associazione Puntoeacapo.
Si tratta di uno spazio per il pasto assistito di ragazzi con disturbi alimentari, ricavato nella zona monumentale dell’ospedale di Piacenza, ma con accesso indipendente da via Campagna. Casa Lilla sarà una casa accogliente per garantire la riabilitazione psiconutrizionale a chi ne ha bisogno, senza avere l’aspetto di un luogo di cura. Il progetto prevede di concentrare nell’area riqualificata anche gli ambulatori e i servizi attualmente dislocati nell’edificio1 A (Ospedale Grande).
Nelle intenzioni del Rotary Piacenza, che ha proposto e finanziato il progetto, in accordo con Ausl Piacenza, c’è non solo l’idea di migliorare un servizio già attivo, ma anche di recuperare ambienti attualmente non in uso. Il club piacentino, guidato dal presidente Giorgio Visconti, da anni, dimostra sensibilità e attenzione al tema dei disturbi del comportamento alimentare. Il sostegno al progetto Casa Lilla è un’ulteriore conferma di questo e riguarda non solo il finanziamento dell’intervento, ma anche la disponibilità a mettere in campo competenze per realizzarlo. Un gioco di squadra, dei soci del club, nello stile rotariano. E così grazie alla consulenza medico-scientifica di Mara Negrati, per anni responsabile di Nutrizione clinica dell’ospedale di Piacenza, alla generosità di Marco Rovellini, presidente della società MAE S.p.A, che ha donato una parte della somma necessaria e alla professionalità dell’architetto Carlo Ponzini per il progetto di restauro, Casa Lilla comincerà a prendere forma prima dell’estate, forte anche del parere favorevole della Sovrintendenza, che monitorerà tutto l’intervento. Sono previsti una zona soggiorno, la cucina, il bagno, ma anche tre ambulatori, un portico e un giardino. Per il Rotary Piacenza, una risposta ancora una volta concreta, ai bisogni della comunità. Un impegno costante, coerente con la storia quasi secolare, del club più antico della città.
2



