E’ del piacentino Filippo Molinari il progetto Water for Africa. Un altro tassello, per Molinari, di un curriculum internazionale che lo ha visto impegnato su vari fronti, ambiti affascinanti e di grande prestigio, tra Inghilterra, Francia, Svizzera e Africa.

UN CURRICULUM INTERNAZIONALE Dopo il Liceo Classico al Gioia di Piacenza, Filippo Molinari ha deciso (all’epoca scelta non comune) di completare gli studi in Inghilterra, dove, negli anni ‘80, ha frequentato e concluso l’esclusivo corso per battitore d’asta presso la Sotheby’s di Londra.
Da lì, l’incarico come consulente d’arte ed antiquariato per una banca svizzera, con residenza tra Oxford e Londra. Poco dopo, visto il boom nel mercato immobiliare inglese durante il governo Thatcher, Molinari ha cominciato ad occuparsi di acquisizioni e di investimenti immobiliari. “È stato un momento molto propizio per questa attività-racconta lui ripercorrendo le tappe della sua carriera- cosa che l’ha resa estremamente interessante sotto tutti i punti di vista.” Una vita professionale intensa, principalmente in Inghilterra, che dopo qualche anno si è estesa anche in Francia ed in Svizzera.
“Sempre alla ricerca di nuove ed interessanti opportunità ed affascinato dal mondo del vino, a un certo punto ho deciso di acquistare due vigneti, in Inghilterra, di rinnovarli ed estenderli per poi dotarli di una cantina completamente attrezzata per la produzione di vini su scala commerciale” L’acquisizione di un piccolo, ma prestigioso importatore di Cambridge, la cui clientela era principalmente costituita dai collegi di Oxford e Cambridge, segnerà, poi, un ulteriore sviluppo di questa attività.
IL FUTURO Il resto è nel futuro. Un imprenditore capace, Molinari, coraggioso, che più di una volta ha unito finalità commerciali ad intenti benefici e che non nasconde di essere molto attratto dall’Africa, non solo per ragioni personali, ma perché proprio qui ha già sperimentato, con successo, l’opportunità di sviluppare progetti e iniziative. Questa volta il progetto riguarda l’acqua, bene universale, quanto prezioso. La nostra intervista, parte da qui:
Come nasce l’idea di Water for Africa?
L’acqua costituisce ovviamente un bene molto raro e prezioso in gran parte del continente africano, quindi il progetto nasce dalla convinzione che portare benefici in tale settore potrebbe avere successo sia a livello mediatico che commerciale, senza dimenticare l’aspetto umanitario. Un’idea semplice, ma che comporta competenze e contatti che non tutti hanno e che io ho sviluppato in passato grazie ad un progetto da me ideato e gestito per un periodo di qualche anno in Kenya e Tanzania: Sailafrica. Dedicato a mio padre, che aveva trascorso tanti anni in Africa e ne era un grande appassionato, Sailafrica proponeva safari di altissimo livello offerti in abbinamento a lussuose crociere a bordo di un’antica goletta. Varato nel 1910, lo yacht Midsummer venne completamente restaurato e dotato dei più moderni sistemi di bordo il che permetteva ai sei membri d’equipaggio di garantire ai privilegiati passeggeri un servizio da prima classe in completa sicurezza.

Cosa comporta Water for Africa? In sintesi, cosa servirebbe?
1 Un lavoro di ricerca iniziale che identifichi comunità che non hanno accesso ad acqua pulita e potabile. Seguirebbe una ricerca di carattere tecnico per stabilire l’ubicazione di pozzi o della falda in relazione ai villaggi precedentemente selezionati.
2 L’installazione di trivelle che permettano di estrarre acqua dal sottosuolo nel modo più efficace, efficiente ed economico.
3 L’installazione di un sistema di filtraggio e purificazione dell’acqua.
4 L’installazione di un impianto di imbottigliamento una volta stabilita la quantità d’acqua potabile disponibile in un dato periodo di tempo nonché la costanza della produzione.
5 La creazione di una catena di distribuzione commerciale vuoi propria vuoi data in appalto a terzi.
6 L’ideazione e la creazione di un’identità di marketing ovvero di un BRAND ma soprattutto di un’identità chiara e potente dal punto di vista mediatico e sociale. A mio avviso sarà molto importante raggiungere un equilibrio intelligente e sostenibile tra l’aspetto umanitario di questo progetto, cioè la fornitura di acqua potabile a comunità che ne sono al momento prive, e quello puramente commerciale.
Cosa ci potrebbe essere di piacentino in questo progetto, oltre alla sua firma e al suo impegno per svilupparlo?
Indubbiamente un apporto tecnico. Sono sicuro che un certo numero di aziende ed individui che operano in settori simili o comunque correlati possiedano le competenze necessarie allo sviluppo di questo progetto. Non solo. Piacenza ha una lunga tradizione di Missioni in Africa, un filo che ha unito diverse esperienze innovative e che continuerà a distinguere l’impegno della nostra comunità per queste popolazioni. Nel mio piccolo, mi piacerebbe scrivere una pagina in questa bella storia di solidarietà.
Un progetto ambizioso, per il quale serviranno risorse finanziarie. In un periodo di grandi difficoltà economiche, dovute alla pandemia, come pensa di recuperarle?
Molti nuovi progetti richiedono finanziamenti iniziali ed esterni a meno che non vengano sviluppati nell’ambito di strutture esistenti in grado di assorbire i costi di ricerca e sviluppo. Water for Africa nasce con una finalità benefica ma nel contempo offre a potenziali investitori, e benefattori, la possibilità di entrare in contatto con realtà economiche importanti, ricche di opportunità non solo nell’ambito della commercializzazione dell’acqua in bottiglia ma anche in altri settori quali le materie prime, i metalli preziosi e l’agricoltura e l’immobiliare.
Sostenibilità, aiuto umanitario, opportunità commerciali. Cosa l’appassiona di più di questo progetto?
In primo luogo il fatto che al centro del progetto ci sia un elemento di aiuto che potrei fornire ai miei simili. Mi renderebbe veramente felice essere partecipe di un’iniziativa basata in Africa che non abbia come unico scopo il lucro. Inoltre, proprio l’aspetto umanitario di questo progetto permetterebbe di “agganciarlo” ad altre iniziative, governative e non, il che indubbiamente renderebbe il cammino più semplice soprattutto per che ciò riguarda i necessari permessi e l’inevitabile burocrazia legata ad un’attività di questo tipo in Africa.
Info by transafrica.star@gmail.com








