“In attesa di conoscere le dieci città finaliste per la candidatura a Capitale italiana della Cultura per il 2020, il Comitato promotore per Piacenza organizza […] un incontro pubblico all’auditorium Sant’Ilario, nel corso del quale Paolo Verri – già direttore di Matera Capitale europea della Cultura 2019 – illustrerà il dossier presentato in risposta al bando del Mibact, anticipando le eventuali azioni successive da intraprendere.”
Questo un estratto del comunicato stampa che lasciava presagire una presentazione del dossier appunto da parte di Paolo Verri, l’organizzatore culturale contattato dall’amministrazione per Piacenza Capitale della Cultura 2020.
L’incontro aperto a tutti questa mattina in Sant’Ilario si è svolto in questo modo: due brave studentesse del Nicolini hanno aperto l’evento con un pezzo al violoncello, due studentesse del Respighi hanno letto dei brani di opere letterarie su Piacenza, poi sono intervenuti gli ospiti Claudio Bocci, direttore di Federculture, e Paolo Verri.

Alle spalle dei relatori una videoproiezione, dove scorreva a rotazione il logo di “Piacenza crocevia di culture 2020”. Qualcuno, erroneamente, avrebbe potuto pensare che sarebbe stato proiettato anche qualcos’altro del dossier, oltre al logo.


C’è da fare una premessa: come riportato dallo stesso Verri, il progetto di Piacenza 2020 è stato preparato in un mese, quindi su questo nulla da dire, già il fatto di aver tentato la candidatura è apprezzabile.
Vero che, come detto dal presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Massimo Toscani in occasione della partenza dei lavori, se usciranno delle buone idee sarà comunque utile per la città. Anche oggi il concetto è stato ribadito dal sindaco Patrizia Barbieri.
A questo punto, senza polemica, ci si aspettava venisse mostrato qualcosa di questo progetto sul quale ormai si era creata una certa aspettativa.
Invece nulla di tutto ciò.

Verri ha espresso concetti bene o male noti sulla nostra città: ad esempio ha parlato della riqualificazione di Palazzo Farnese, considerando che sarebbe bello diventasse come la Reggia di Venaria a Torino, che fa un milione di visitatori l’anno dopo un’intervento di restyling da 20.000.000 di euro (grazie!).
Nel merito del suo lavoro qui a Piacenza, l’urbanista torinese è entrato solo quando ha anticipato, a grandi linee, quello che dovrebbe essere il primo evento di Piacenza 2020: un opera lirica legata al Codice Landiano di Dante conservato alla Passerini Landi.
Ha poi concluso rassicurando i presenti: “Nel caso di esclusione dalla “short – list” delle 10 città candidate il lavoro potrà essere comunque una partenza per riprovarci nel 2022.
Oggi non avete diritto di parola – ha scherzato – ma nel prossimo incontro che si terrà tra un mese ci confronteremo anche con voi, è importante lavorare insieme”.
Dunque alcuni si sono chiesti a cosa è servita la “chiamata alle armi” di oggi, dal momento che il lavoro non è stato illustrato in concreto: sarebbe stato bello assistere magari a una videoproiezione di qualche estratto del fascicolo motivato in modo conciso ed efficace.
Era però presente all’ingresso un foglio presenze dove è stato richiesto ai partecipanti l’indirizzo mail, dicendo che il dossier sarà inviato in settimana in PDF.
Noi allora lo aspettiamo!
Laura Parmeggiani
Le interviste a Paolo Verri e all’assessore alla cultura Massimo Polledri (fatte prima della conferenza, sennò avrei chiesto anche altro) con immagini di Andrea Inzani:




Fantastico: un’altro logo per Piacenza, la strada più breve per togliersi di dosso il problema. La sola fabbrica che qui funziona é quella dei brand. Facciamo ridere.
E allora i 750 € spesi dal Comune per rimborso trasferte ai relatori dell’incontro pubblico (del. dirig. 1575 del 27/10/2017), a cosa son serviti ?