HomeAttualitàPOVERI CAVALLI SENZA STELLE NÉ STALLE!

POVERI CAVALLI SENZA STELLE NÉ STALLE!

Dovevano restare fino al 28 dicembre poi fino al 28 febbraio, ma i cavalli di Mimmo Paladino, sono ancora lì in Piazza Cavalli  (scritto con la maiuscola perché riferiti a quelli del Mochi). I multipli di Paladino proposti come  “opera che *interpreta* Piazza Cavalli ” in realtà sono un’opera riciclata, come già  detto e scritto da altri, nata ben lontana dalla piazza piacentina e con ben altre finalità, servi’ infatti per la scenografia di un’opera teatrale. Altra idea non troppo brillante è stata voler far credere che quei cavalli stilizzati  potessero  *dialogare* col Mochi.

Un po’ volgare ma significativa una vignetta che gira sui social

“Confrontarsi” avrebbe avuto senso, “dialogare” un po’ meno, ma forse c’è qualcuno che finalmente renderà noto ai piacentini cosa è  scaturito da questo colloquio durato mesi, cosa abbiamo imparato di nuovo che possa arricchirci culturalmente e umanamente, e ci riveli qual’è l’importante senso finale di un’operazione che pare sia costata moltissimo? E non per l’opera in sé che pare sia stata regalata dall’artista (malignamente  si dice perché non sapesse dove metterla) ma per il solo trasporto e montaggio. Quello che stupisce in questa operazione è la presenza della Diocesi di Piacenza-Bobbio in quanto facente parte del progetto Piacenza 2020/21 nato per aspirare a far di Piacenza la Capitale della Cultura. Forse la Diocesi avrebbe fatto meglio ad investire sull’esposizione dell’Ecce Homo in questo periodo di Quaresima con conferenze sul tema del dolore e del sacrificio visto dalle angolazioni di psicologia, filosofia, letteratura, attualità (pandemia), medicina (cure palliative) e spiritualità. Una mostra col capolavoro del Messina c’è già stata, ma speriamo sia riproposta con quest’ampiezza di approccio nella prossima Quaresima. L’esposizione dei cavalli in vetroresina è  stata prorogata  perché coi musei chiusi i piacentini potessero  visionare almeno un po’ d’arte. Se lo scopo era questo come dichiarato dall’assessore Papamerenghi, perché proporci la stessa opera così a lungo e non una diversa ogni mese? Adesso che i cavalli devono sloggiare non si sa dove metterli e questo dimostra come l’operazione non sia stata  ben valutata nel suo insieme. Pare si vogliano mettere i cavalli di Paladino *provvisoriamente* a Palazzo Farnese il che sarebbe anche peggio. Un’opera contemporanea dovrebbe stare, se è  per sempre,  in un contesto più attuale, uno spiazzo ampio di periferia o, se opera equestre,  anche ai limiti della città all’inizio dei campi per unire simbolicamente natura e civiltà.  Avrei anche un’altra proposta che è un’arrampicata sui vetri, ma non è ironica: trovare a questi cavalli uno spazio nel quartiere della logistica in modo che la loro immagine rimandi ai trasporti di un tempo che si confrontano (o dovrei dire “dialogano”?) coi cavalli vapore di oggi. Per questi equini che non hanno certo brillato  come stelle nel gradimento dei piacentini, non ci sono né ripari né  stalle. Chi li ha voluti non ci ha pensato per tempo e adesso andranno qua e là  con nuovi costi di smontaggio, trasporto,  rimontaggio a meno di proporli a quei critici che ne hanno scritto elogi talmente iperbolici da essere forse disposti a comprarli.
Bruna Milani

La foto di copertina é di Alessandro Bersani

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1 commento

  1. Personalmente non sono un patito dell’arte equestre sopretutto perche’ spesso trasportano guerrafondai, ma li preferisco da sculture pseudo artistiche , pseudomoderne, pseudointellettualistuche, pseudo….belle.
    L’unica che mi ha emozionato e’ la riproduzione del Rembrand della battaglia di Anghiari del Leonardo.
    Ho sempre pensato che le piazze non debbano servire ad accogliere le folle( di cui ho paura) ma un luogo dove le famiglie si incontrano per passare momenti di godibile intrattenimento …ad esempio pianificando giardini “alla giapponese” dove i bambini e gli adulti si divertono godendo delle bellezze naturali proposte in modo accattivante.

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