Ricostruire la città, mostrare in modo virtuale, a turisti e visitatori, come erano le sue mura, suggerire itinerari e percorsi per scoprire segni e tesori ancora presenti. E’ uno dei tanti suggerimenti emersi durante l’incontro del Rotary Piacenza con il sindaco Patrizia Barbieri. La prima conviviale dopo la pausa estiva del club guidato dal Presidente Leonardo Bragalini, ha avuto grande partecipazione.

Tra le proposte emerse nel corso del dibattito anche quella di Bruno Neri, relativa, appunto, alla ricostruzione virtuale della città, in particolare il tracciato delle antiche mura, a cui lui potrebbe dare un contributo “Abbiamo già un progetto di questo tipo” ha risposto il sindaco” e stiamo valutando di inserire questi percorsi virtuali nell’ambito del recupero dell’ex Chiesa del Carmine”. Un’idea ancora da valutare, come tante altre allo studio di sindaco e giunta. Un percorso in salita che la Barbieri ha presentato, in sintesi, ai soci del club.
Le priorità? Tante e diverse: sburocratizzare il lavoro degli uffici, intervenire in modo deciso contro sporcizia e degrado (contrastare la prostituzione, ad es.), valorizzare il tessuto universitario e farne occasione per crescita culturale e indotto economico, migliorare il sistema di videosorveglianza, sviluppare le potenzialità di Piacenza città snodo, e tante altre.
L’elenco riproduce sfide e propositi già visti. Di nuovo, almeno sulla carta, ci sono il metodo, la determinazione, la visione della città. A nessuno sono sfuggiti la concretezza e il buon senso con cui il sindaco sta affrontando il suo difficile mandato. Difficile, si. Perché i guai emersi il giorno stesso dell’insediamento (vedi inchiesta “furbetti del cartellino”) non sono pochi. La Barbieri ne fa solo cenno, anche in occasione dell’incontro rotariano. E’ consapevole della gravità di alcune situazioni, ma non sembra intenzionata a farne l’alibi per eventuali insuccessi futuri “Dobbiamo recuperare il tempo perduto, le difficoltà non devono essere una giustificazione per ciò che non si farà”. Avanti, dunque, senza piangersi addosso.
Il sindaco, intanto, ha fotografato perfettamente Piacenza, “ una città ripiegata su stessa, caratterizzata da indifferenza e immobilismo” ma è anche determinata a cambiare le cose. “ Non abbiamo trovato segni di partecipazione effettiva nei progetti che abbiamo ereditato, solo una comunicazione finale ai cittadini. Non è questa la partecipazione che intendiamo noi- ha ricordato il sindaco- pensiamo invece ad obiettivi chiari condivisi con il territorio. Il processo di cambiamento va affrontato insieme, l’amministrazione sarà il motore, ma la città deve essere con noi”. E che la prima prova non sia per forza la promozione di Piacenza a Capitale della cultura 2020, aggiungiamo noi. La sfida più profonda sembra essere un’altra: ridare ai piacentini il senso di appartenenza; l’orgoglio, soprattutto, di prendersi cura della propria città, preservandone il più possibile la bellezza e l’identità.





















