Sono tante in tutta Italia le scuole paritarie che rischiano di non riaprire più, si parla di 1 su 3. Il dopo Coronavirus, anche a Piacenza, ha effetti pesanti su questo settore, in ambito educativo. “Eppure- ci dice Laura Pagani della FISM Federazione Italiana Scuole Materne – oggi più di prima è vitale la nostra presenza perchè siamo consapevoli dei bisogni delle giovani famiglie, che devono essere accompagnate, ascoltate, supportate. Del resto il Progetto Educativo delle nostre scuole ha fra le sue finalità la promozione di un quadro valoriale tipico della cultura cristiano-cattolica. Ciò significa che, oltre a ispirarsi ai principi proposti dai documenti Ministeriali, fanno propri anche gli ideali e i valori proposti, testimoniati e diffusi dal Vangelo. Si impegnano a trasmettere una visione cristiana della vita e della realtà, nel rispetto delle altre convinzioni religiose., mettono al centro la persona, considerata valore e dono di Dio, alla cui crescita è finalizzata tutta l’azione educativo – didattica.”
“Questa situazione di emergenza-prosegue Laura Pagani- ha evidenziato, anche ai non addetti al settore, la realtà nella quale le nostre scuole lavorano dal 2000, anno di partenza della parità scolastica : una parità sulla carta, che non ha mai risolto e concluso il percorso della parità economica. La parità economica consentirebbe ai genitori di scegliere a parità di costi il progetto educativo con il quale educare i propri figli.”

I NUMERI DELLE SCUOLE D’INFANZIA PARITARIE A PIACENZA
- scuole dell’infanzia associate a FISM Piacenza: 30 + 1 nido d’infanzia per un totale di 82 sezioni di materna e 12 sezioni di nido;
- alunni frequentanti: 2042 di cui 27 con sostegno, secondo la legge 104;
- insegnanti: docenti 132, educatrici 42;
- personale non docente: 92;
- personale indotto (consulenti, professionisti, specialisti di laboratori per l’infanzia): 258.
SCUOLE PARITARIE, NON SOLO PER RICCHI “C’è purtroppo da parte dell’opinione pubblica la convinzione che in quanto scuole private, le nostre siano scuole per ricchi- precisa Laura Pagani- Noi siamo scuole paritarie, senza fini di lucro, che svolgono un servizio pubblico. Le somme che le scuole chiedono alle famiglie, sono una partecipazione ai costi di gestione che andrebbero pagate per intero ad inizio anno scolastico, ma proprio perché alle nostre scuole si rivolgono in gran parte famiglie con redditi “normali”, sono suddivise su dieci mesi. Siamo state messe alla gogna mediatica per aver avanzato la richiesta del contributo a marzo, ben disposte a ridurre o a restituire quanto richiesto una volta quantificati gli aiuti a noi destinati.
Un servizio pubblico caratterizzato da un progetto educativo e un programma formativo perseguiti con impegno e professionalità, che osserva tutti gli adempimenti delle normative emanate da governo, regioni, comuni.”
IL DOPO LOCK DOWN “Gli aiuti economici sinora ricevuti sono l’istituto della cassa integrazione in deroga che terminerà il 28/06/2020. Ricordiamo che le scuole sono state chiuse per decreto, nel caso delle materne fino al 30/06/2020 e quindi una volta terminato il godimento dei permessi e delle ferie il personale sarà a zero ore.
Ci sarebbe l’opportunità di apertura dei centri estivi-ci dice Laura Pagani- ma i vincoli dettati dai protocolli portano ad una retta di frequenza molto elevata e ci pone in forte contrasto con i servizi offerti dai Comuni e con la certezza di essere nuovamente accusati di voler lucrare.
Il rischio di chiusura per alcune scuole è molto forte se non arriveranno aiuti concreti e non saranno messi da parte tutti quegli sbarramenti ideologici. L’aiuto in primis deve venire dal governo perché siamo scuole pubbliche e deve essere colta l’occasione per risolvere il nodo della parità economica una volta per tutte.
I fondi per il sistema integrato nazionale 0-6 e i fondi regionali per lo 0-3 già in essere, in parte stanziati dal governo (legge della “Buona scuola”) e in parte dalla Regione, entrambi deliberati dalla Regione e assegnati ai Comuni per le scuole paritarie e nidi convenzionati, devono arrivare alle scuole e non essere trattenuti dai Comuni. Sono contributi stanziati in aggiunta alle convenzioni stipulate dai Comuni con la scuola del proprio territorio.”
LE RICHIESTE AI COMUNI “Chiediamo ai Comuni di intervenire a parziale copertura di minori entrate delle rette e stipulare accordi con contributi mensili per i nidi e le sezioni primavera e per le scuole dell’Infanzia. La FISM di Piacenza è disponibile a presentare una bozza di accordo con i Comuni di Piacenza e della provincia sul cui territorio operano scuole paritarie, come già avvenuto in alcuni Comuni della Regione. Una proposta di accordo che ha lo scopo di tutelare le famiglie, i lavoratori e la sopravvivenza delle scuole stesse.
Chiediamo ai Comuni, dove ci sono scuole disponibili ad aprire il centro estivo, di contribuire per calmierare la retta di frequenza altrimenti diverse famiglie non potrebbero usufruire di questo servizio.
UN PATRIMONIO DI VALORI EDUCATIVI DA SALVARE Gli Asili Infantili in Italia sorsero nel 1828 grazie a Ferrante Aporti, sacerdote pioniere dell’educazione pre-scuola in Europa, che aprì il primo asilo a Cremona ed ebbe l’approvazione del governo l’anno dopo. Fu così che concepì la Scuola infantile di carità, con intenti benefici e largamente educativi. Aporti non voleva soltanto soccorrere socialmente i bambini delle classi più misere, ma era mosso da una chiara consapevolezza pedagogica che gli faceva considerare l’efficacia di un’educazione diretta integrale, che poteva essere cominciata nella prima infanzia e non rinviata a sei anni. E’ su questo principio che sono nati gli asili, divenute poi scuole dell’infanzia. Nel corso dei secoli si sono trasformate per rispondere alle esigenze dei tempi, dimostrando una grande flessibilità (come è avvenuto anche in questo periodo di lockdown) senza mai dimenticare la propria missione educativa.
La Chiesa con le sue infinite opere sociali dimostra che non è assolutamente vero che i servizi pubblici sono solo quelli erogati dallo Stato.
La conclusione di Laura Pagani è’ affidata a una citazione di Monsignor Luigi Giussani, inserita in un discorso di Massimo Trespidi, nel 2012, quando in veste di Presidente della Provincia partecipo’ ai festeggiamenti per il centenario della scuola della parrocchia di Santo Spirito a Castelvetro «Toglieteci tutto, ma non la libertà di educare», sottolineando come questa rappresenti la declinazione delle libertà della persona e delle famiglie.”
Mirella Molinari




Mi e’ piaciuto lo spazio da lei dedicato alle scuole paritarie, che sono spesso dimenticate e sottostimate. grazie