Il primo intervento di Bruna Milani, riguarda l’opera di Franco Scepi collegata all’emergenza Coronavirus e pensata per la facciata del palazzo “Duchessa Margherita”, difronte a Palazzo Farnese;
il secondo commenta la proposta di un monumento a Pino Vommaro, il madonnaro di Largo Battisti, scomparso qualche giorno fa.
A TUTTI GLI ARTISTI LA STESSA POSSIBILITÀ
L’autopromozione di Scepi per collocare una sua opera in un luogo che, anche se non di proprietà pubblica, ricadrebbe comunque come impatto sull’estetica della città, merita una riflessione.
Diverso sarebbe se proponesse di metterla all’interno di un luogo privato dove la vedrebbe solo chi vuole vederla. Non è invece accettabile se inserita e visibile nel nostro contesto sociale.
Sono contraria per molti motivi.
1) Cavalcare adesso il drammatico momento che stiamo vivendo e che non è ancora definitivamente concluso mi sembra prematuro (non sappiamo ancora la “lezione” finale che ci dirà) e opportunistico (cioè far presto, non importa come, pur di arrivare primi).
2) Messa poi sul palazzo di fronte al Farnese stonerebbe ancora di più dando maggior evidenza a un edificio che invece, a mio modesto parere, doveva il più possibile “scomparire” (ad es. con vetrate a specchio) per non impattare troppo col magnifico Farnese posto di fronte.
3)Per quanto poco conti il mio parere trovo davvero brutta l’opera e per nulla creativa in quanto “ricopia” le figurine della danza di Picasso.

4)Il punto più importante però è che un’opera quando ricade sulla collettività deve avere un percorso pubblico con tappe obbligate:
a) devono essere le istituzioni pubbliche a volere un’opera, sceglierne il significato, indicare un luogo di collocazione.
b) ci vuole un concorso pubblico e trasparente affinché chiunque possa partecipare e la scelta sia la più ampia possibile.
5) Non basta nemmeno che l’opera sia eventualmente regalata per essere accettata e imposta a tutti. Se ad es. ci fossero più artisti che volessero imporre le loro opere che si farebbe? Un’estrazione a sorte? Un duello?
6) È lodevole voler partecipare a un significato che ci coinvolga tutti come è lodevole pensare di abbellire la città, ma, se non è esibizionismo personale e veramente si ha il senso di far parte di un insieme, allora si potrebbe lanciare l’idea ma si dovrebbe dare a tutti la stessa possibilità. Sono quindi assolutamente solidale con l’assessore Papamarenghi la cui posizione condivido pienamente.
Infatti un’amministrazione pubblica seria e corretta sa che bisogna usare molta cautela, partecipazione democratica, trasparenza e consenso prima di far ricadere su tutti e per sempre l’opera di un singolo.
MONUMENTO AL MADONNARO
È giusto ricordarsi degli “ultimi” e riconoscere il valore della loro arte, ma non quando ricordarli sembra un lavaggio di coscienza. Si parla di fare un monumento al madonnaro di Largo Battisti che di fatto lì viveva ( per sua scelta o per mancanza di aiuti?) Se per sua scelta non c’è nulla da “riparare” , se per mancanza di attenzione e aiuto allora la città deve fare autocritica. Se Pino Vommaro ci interessasse nella sua totalità di essere umano e non solo come pietosa macchietta folkloristica, dovremmo cominciare con l’onorare la sua tomba portandogli fiori, frasi, testimonianze d’affetto e rimpianto. Ma dove è sepolto? Non condivido l’idea di monumento, di nessun monumento a chiunque sia intitolato, se non passa per un pubblico concorso di idee. Se questo concorso ci fosse la mia proposta sarebbe la riproduzione di una delle sue Madonne e col suo nome disegnati in terra in modo incancellabile, quindi un’opera piatta e colorata senza alcun inciampo o “peso” visivo.Se proprio vogliamo ricordare qualcuno facciamolo anche con chi ha dato esempio di partecipazione democratica lottando pacificamente per ottenere giustizia e che per questo è morto. Basterebbe una targa per ricordare l’operaio piacentino di origine egiziana Abdellatif El Salam morto durante uno sciopero alla Logistica. E perché non ricordare molti altri piacentini? Tino Maestroni ad es. o “Anguria ” o il “cinese” Richelmi? Se ci facciamo prendere dalla monumentite siamo spacciati. Se invece si vuol fare una riflessione seria su tutti i nostri personaggi strani, sugli artisti di strada o borderline allora si può pensarci. Ma dovrebbe essere un discorso generale che comprenda tutta questa speciale umanità perché, pur con le buone intenzioni, occuparci di un solo “ultimo” non si finisca per dimenticare gli altri “ultimi” creando altra discriminazione ed emarginazione sociale, culturale e umana.
Bruna Milani



