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“Nel posto a cui appartieni” sabato la presentazione del libro di Maria Grazia Torlaschi

Dopo il lancio nelle librerie e on line, si avvicina il giorno della presentazione del libro di Maria Grazia Torlaschi dal titolo “Nel posto a cui appartieni”, fissata per sabato mattina presso la “Limonaia” di Palazzo Ghizzoni Nasalli alle ore 11.

Per anticipare questo momento, organizzato dalla Libreria Fahrenheit di Piacenza e a cui parteciperà anche l’ex Direttore di Libertà Gaetano Rizzuto, abbiamo incontrato l’autrice di questo libro che racconta la storia di due donne, Serena e Teresa.

Maria Grazia, questo è il suo primo romanzo. Come e quando nasce?

Mi piace scrivere da quando ero ragazzina. Non ho mai avuto il coraggio di farlo “per davvero” e ho scelto un percorso professionale forse più facile, o comunque sicuro. Va bene così, ma diventando grandi si prova a ravvivare qualche passione…

Leggiamo che nelle sue recenti esperienze c’è anche un percorso di formazione in scrittura creativa. Quanto questo è stato importante per la realizzazione del suo libro?

Credo che la formazione, la pratica, come in ogni mestiere, siano fondamentali. Come diceva un grandissimo (E.Hemingway), anche per il romanziere l’1% è ispirazione, il 99% sudore e fatica.

Senza anticipare troppe cose, di cosa parla il suo “Nel posto a cui appartieni?

E’ una storia fortemente autobiografica, e nel contempo, ispirato ai racconti di vita vissuta di una signora anziana, che mi è molto cara. Il tutto reinterpretato e vivificato a modo mio. Mi interessa non tanto raccontare di me, ma far rivivere a chi leggerà, momenti di vita e di storia, storia minore, perchè ciascuno ricordi e ci rifletta come vorrà.

Come tutti prima di scrivere di norma si è grandi lettori. Quali sono i suoi capisaldi letterari?

Io sono una lettrice random, leggo un pò di tutto. I capisaldi sono ovviamente i giganti della storia: Tolstoj e  Flaubert per dirne solo due, e nella storia recente, venero José Saramago. Fra gli attuali ammiro tantissimo Annie Ernaux: sono felice che le abbiamo dato il Nobel.

In conclusione dobbiamo aspettarci altri passi del suo percorso da autrice?

Non so, ma mi piacerebbe…

La domanda che sempre viene spontanea: c’è qualcosa della sua storia personale in questo testo?

Parecchio… Forse alla fine, avevo bisogno di raccontarmi un pò, a volte aiuta. Poi il cielo ha voluto che, esattamente un giorno dopo la pubblicazione, il mio papà stesse male. Ci ha lasciati in soli due giorni. Perciò questo mio piccolo lavoro, così come tutto quello che sono e tutto quello che di grande o di poco conto farò, sono per lui.

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